Sanità: sindrome da talidomide, sì al riconoscimento dell’indennizzo
L’aula di palazzo del Pegaso ha votato all’unanimità una mozione del Partito democratico, prima firmataria Serena Spinelli
di Paola Scuffi
Firenze – Dal 1954 la talidomide è stato venduto in associazione ad altri farmaci per dare effetti sedativi, antinausea e ipnotici, ma anni più tardi ha rivelato la drammatica portata dei suoi effetti, soprattutto se assunto in gravidanza, causando gravissime malformazioni ai nascituri. In tale contesto si inserisce la mozione del Partito democratico, in merito al riconoscimento dell’indennizzo ai soggetti affetti da sindrome da talidomide, illustrata dalla prima firmataria Serena Spinelli e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale.
La consigliera Spinelli ha iniziato il proprio intervento parlando di una coincidenza positiva: “Pochi giorni fa la Corte di Appello di Bologna ha determinato l’indennizzo ad una delle vittime di talidomide, nella misura di 1 milione di euro”. E dopo aver ripercorso i diversi passaggi: nel 2008 la legge finanziaria dello Stato riconosce il diritto a ricevere un indennizzo ai soggetti nati tra il 1959 ed il 1965; nel 2017 un decreto del Ministero della salute definisce gli indirizzi sugli indennizzi; la consigliera ha sintetizzato l’impegnativa – rivolta all’esecutivo regionale – ad attivarsi nei confronti del Governo e nello specifico del Ministero della salute, per dare seguito ad un insieme di azioni, funzionali al riconoscimento dell’indennizzo a soggetti affetti da sindrome da talidomide.
In sintesi: la previsione di visita medica per il giudizio sanitario, utilizzando determinati criteri di valutazione; in sintonia con i più recenti studi medico-scientifici; stabilendo, con specifica norma di legge, la presentazione delle domande di indennizzo senza un limite temporale (attualmente per i nati dal 1959 al 1965 il termine decennale è spirato il 31.12.2017), viste le difficoltà per un danneggiato sia di acquisire la consapevolezza della riconducibilità della propria malformazione all’assunzione di farmaci a base di talidomide da parte della propria madre, sia di venire a conoscenza della normativa in materia; pensando anche ad una qualche forma di reversibilità dell’assegno mensile (o la corresponsione di un assegno una tantum), così come già avviene per
l’indennizzo per i danneggiati da emotrasfusioni infette o da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni.
Massimiliano Ghimenti (Avs), parlando di “questione di giustizia storica, che dà dignità alle persone, di tragedia riconosciuta anche dallo Stato ma che deve ancora chiudersi con una soluzione giusta e definitiva”, ha annunciato il voto positivo convinto sulla mozione. “Si tratta di una battaglia per un modello di Stato che vogliamo – ha concluso – dalla parte di chi ha subito ingiustizia”.
Di “mozione interessante, legata ad un errore che fu catastrofico” ha parlato Enrico Tucci (FdI), invitando ad un approccio più pragmatico, partendo dai dati disponibili. Su 600 casi di richieste di risarcimento in Italia, quanti potranno essere in Toscana nel 2026? “Se si va dai 10 ai 20, invece di chiedere al Governo, perché non ce ne facciamo carico come Regione Toscana?”, ha proposto il consigliere, anche per poter dare risposte più celeri.
Anche Chiara La Porta (FdI) ha parlato di “tragedia dalle ferite ancora aperte, soprattutto sulle donne, e di battaglia giusta e condivisibile”. “Il nostro sarà un voto favorevole “, ha concluso, chiedendo alla Regione e alle Asl maggiore impegno nell’accompagnamento delle “vittime”.




