9 Settembre 2026

Sanità: interrogazione sulla centralizzazione della chirurgia in provincia di Grosseto

L’assessora alla Sanità Monia Monni ha risposto al consigliere di Fratelli d’Italia Luca Minucci

Comunicato stampa n. 0734
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Firenze – L’assessora alla Sanità della Giunta regionale Monia Monni ha risposto in Aula all’interrogazione presentata dal consigliere Luca Minucci di Fratelli d’Italia sul processo di centralizzazione della chirurgia riguardante le strutture ospedaliere della provincia di Grosseto.

Riportando la risposta fornita dall’ex direttore generale dell’Asl Toscana Sud-Est Marco Torre e attuale direttore generale della direzione Sanità, Welfare e Coesione Sociale della Regione Toscana, l’assessora Monni ha spiegato che: “L’obiettivo fondamentale della progettualità di riorganizzazione della rete ospedaliera è garantire che ogni ospedale possa essere valorizzato per il ruolo che ha all’interno della rete, favorendo non solo la centralizzazione di attività ad alta complessità presso l’ospedale di rifermento provinciale, ma anche il decentramento di attività programmate di minore complessità, ma ad alti volumi presso gli ospedali più periferici. Un percorso già naturalmente e fisiologicamente in atto negli ospedali della rete, ma che, se non governato correttamente e correttamente programmato e incentivato per gli aspetti virtuosi non produce risultati efficaci e appropriati. Il progetto persegue il riequilibrio e la valorizzazione della rete nella quale ciascun ospedale è chiamato ad assumere un ruolo importante, coerente con le proprie caratteristiche, con i bisogni della popolazione e con le funzioni che può svolgere. Tale assetto favorisce anche la distribuzione e il mantenimento delle competenze e contribuisce a mantenere e rilanciare l’attrattività per l’assunzione di giovani professionisti in questo momento storico orientati a scelte che non favoriscono i territori più periferici. Una rete nella quale attività fortemente eterogenee siano distribuite senza una reale correlazione con i bisogni, con il volume delle attività, con la complessità assistenziale, con le competenze disponibili rischia infatti di indebolire sia gli ospedali più grandi che quelli più periferici. I primi perché rischiano di disperdere risorse e competenze in una molteplicità di attività che potrebbero essere organizzate più efficacemente altrove, sottraendo capacità alla gestione della complessità che costituisce la loro specifica vocazione. I secondi perché rischiano di non raggiungere nelle diverse discipline volumi di attività sufficienti a sostenere quei livelli di esperienza, qualità ed esito che rappresentano un elemento essenziale nella moderna assistenza sanitaria”.

“È per questo – ha proseguito Monia Monni – che la specializzazione delle funzioni degli ospedali periferici, oltre a potenziarli in termini di volume di attività può rappresentare lo strumento attraverso il quale possono consolidare la propria identità e diventare punti di riferimento per una determinata attività non soltanto per la popolazione del proprio territorio, ma anche per quella proveniente dagli altri presidi della rete. Su questi principi si è sviluppato un percorso di confronto istituzionale che ha accompagnato la definizione della progettualità aziendale. Gli elementi generali del percorso sono stati rappresentati e discussi nell’ambito degli incontri dedicati alla presentazione del Piano strategico aziendale e successivamente nel confronto che si è sviluppato nelle conferenze dei sindaci di zona, nelle quali la riorganizzazione della rete ospedaliera è stata affrontata anche in relazione alle contestuali evoluzioni della rete territoriali e alla ridefinizione del ruolo che ciascun ospedale è chiamato a svolgere nel proprio territorio. Il progetto è stato inoltre presentato alle organizzazioni sindacali aziendali. L’azienda ha pertanto inteso collocare questo processo in un orizzonte di medio e lungo periodo nel quale procedere progressivamente, attraverso il confronto con gli stakeholders istituzionali, professionali e organizzativi, alla costruzione degli specifici modelli attuativi”.

“In questa prospettiva – ha concluso l’assessora Monni – gli indirizzi generali devono essere necessariamente tradotti nella realtà in elaborati di sempre maggiore dettaglio, costruiti tenendo conto delle peculiarità dei singoli territori e delle specifiche caratteristiche delle strutture coinvolte. Proprio in questo quadro deve essere letta la deliberazione aziendale 960. L’atto non costituisce una procedura operativa di dettaglio, né definisce in ciascun ospedale le modalità immediate di attuazione dei cambiamenti prospettati, rappresenta un atto di indirizzo e di programmazione e di competenza aziendale in attuazione della normativa vigente. La traduzione di tali indirizzi, in concrete modalità organizzative, richiederà ulteriori passaggi che dovranno riguardare tempi, modalità di attuazione, percorsi assistenziali, professionisti coinvolti, aspetti gestionali e procedurali. Tali aspetti saranno oggetto delle necessarie interlocuzioni e condivisioni con tutti i soggetti istituzionali e professionali portatori di interessi”.

Nella replica il consigliere di Fratelli d’Italia Luca Minucci ha espresso prima di tutto la sua “profonda perplessità” per il doppio ruolo svolto nella vicenda dal direttore Marco Torre.

Poi il consigliere Luca Minucci ha citato il comunicato del sindaco di Monterotondo Marittimo che “testualmente ha detto che per quanto riguarda il confronto istituzionale la direzione, ormai uscente, ha dimostrato ancora una volta una grave carenza professionale e una profonda mancanza di rispetto istituzionale approvando un atto così rilevante senza il necessario confronto con i territori, con i sindaci e con le comunità interessate”. “Sindaco – ha aggiunto – che è anche il capo di gabinetto dell’assessore Marras, che è il grande assente in questa partita, non avendo detto una parola sulla vicenda. Parole che invece sono arrivate anche dai banchi della maggioranza dove la consigliera Bai ha detto che si tratta di una decisione calata dall’alto mentre il sindaco di Massa Marittima si è detto esterrefatto, e gli altri sindaci del territorio hanno detto la stessa cosa”.

Per il consigliere Minucci è evidente che “ci sia stato qualche problema in questo confronto istituzionale”. “Non sono d’accordo – ha proseguito – sul fatto che in questo modo si tengano in considerazione le peculiarità dei territori: “Se si penalizzano nel raggiungimento dei volumi le chirurgie dei territori periferici come Orbetello e Massa Marittima, in futuro finiranno di esistere”.

Il consigliere Minucci ha espresso forti perplessità sulla possibilità di assunzione e collocazione di giovani professionisti ad alta specializzazione e ha criticato la gestione della sanità in Toscana “dove si parla della difficoltà di fare alcuni interventi negli ospedali territoriali e poi ogni anno puntualmente si destinano decine di milioni di euro agli stessi interventi negli istituti privati”.

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana