Emergenza fitosanitaria: cocciniglia tartaruga infesta 56mila ettari di parchi
L’assessore Leonardo Marras risponde in Aula all’interrogazione del vicepresidente Diego Petrucci (FdI)
Firenze – “Secondo le ultime stime di maggio 2026, il focolaio di cocciniglia tartaruga su piante di pino individuato nell’estate 2023 sul litorale pisano ha raggiunto una superficie complessiva superiore a 56.000 ettari, considerando sia l’area nella quale è stata accertata la presenza dell’insetto sia l’area attigua ‘cuscinetto’ nel raggio di 5 km prevista dalla normativa. L’area delimitata interessa complessivamente 13 comuni appartenenti a 3 diverse province”. Così l’assessore alle politiche agricole Leonardo Marras ha risposto in Aula all’interrogazione del vicepresidente Diego Petrucci (FdI) sull’emergenza fitosanitaria da cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) nelle pinete del Parco Regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli e del Litorale Pisano: sullo stato degli interventi e sulle risorse impiegate dal 2023 a oggi.
“L’obbiettivo dell’eradicazione dell’organismo nocivo, come già evidenziato nel 2025, non appare realisticamente perseguibile – continua l’assessore. – Considerata, inoltre, l’ampiezza delle superfici attualmente interessate e la rapidità con cui l’insetto ha esteso il proprio areale di distribuzione, anche l’attuazione di efficaci misure di contenimento si presenta particolarmente complessa”.
Marras spiega che la “Toscana, capofila di un raggruppamento di Regioni comprendente anche Lazio e Campania, in data 24 luglio 2025 ha trasmesso al ministero dell’Ambiente l’istanza di autorizzazione all’immissione in natura di Thalassa montezumae, insetto predatore per la lotta biologica alla cocciniglia tartaruga” ma che l’autorizzazione è stata data “limitatamente al sito individuato nel Comune di Napoli”. “Il quadro che si è delineato – commenta Marras – è paradossale: il CREA è l’istituto nazionale di riferimento per la protezione delle piante, facente parte del Servizio Fitosanitaria Nazionale ed istituito a tale scopo presso il MASAF” e “in questo caso, essendo l’antagonista biologico Thalassa montezumae anch’esso una specie alloctona, la normativa prevede che l’autorizzazione all’immissione sia comunque rilasciata dal MASE, il quale a seguito di istruttoria della documentazione prodotta dal CREA ha emesso parere negativo per buona parte delle proposte d’intervento”.
Marras sottolinea che “non sono disponibili trattamenti fitoterapici impiegabili su vasta scala, dato che l’unico formulato chimico ad oggi autorizzato per il trattamento endoterapico di cocciniglia tartaruga è impiegabile solo in alberature presenti in area urbana.
Tra le principali attività realizzate l’assessore ha ricordato “monitoraggi e indagini fitosanitarie sul territorio, per individuare nuovi focolai e verificare l’evoluzione di quelli già conosciuti, sopralluoghi e attività di controllo nelle aree interessate. Riguardo alle spese, Marras precisa “sono stati complessivamente spesi per interventi di endoterapia e rimozione di piante compromesse, oltre 350.000 euro. Per quanto attiene il Servizio Fitosanitario nell’annualità 2023-2024 per cercare di arginare la diffusione della cocciniglia tartaruga ha finanziato attività di censimento e rilevazione pini in aree delimitate; successivi interventi endoterapici sui pini infestati; rimozione dei pini non trattabili presenti nelle zon infestale urbane/residenziali”.
“L’unica possibile soluzione a medio lungo termine – conclude – è rappresentata dalla lotta biologica. E pertanto intenzione della Regione Toscana promuovere un’azione di sensibilizzazione presso il MASE”.
“Mi aspettavo di più – ha risposto Diego Petrucci (FdI) – l’assessore si è limitato a leggere dati tecnici e non c’è stata una valutazione da parte sua”. “Questa epidemia è stata sottovalutata perché se ne ha conoscenza da oltre tre anni e mi sembra che la risposta degli uffici sia abbastanza deludente, si prova a fare lo scaricabarile sul Governo”. Petrucci ha ricordato che uno dei luoghi dove si è sviluppato un focolaio è il centro abitato di Tirrenia “sicuramente – ha detto- è un luogo urbano, lì sarebbe stato consentito l’intervento che l’assessore ci dice può essere fatto solo in aree urbane e non forestali”. “Ritengo non si sia fatto un intervento puntuale ed efficace – conclude – e non si ha nemmeno idea di cosa si debba fare”. “Questo parassita dalla capacità di generazione incredibile, rischia di cambiare per sempre l’aspetto della macchia mediterranea”. Per Petrucci “deve esserci un’interlocuzione con il Crea e il Ministero”. “Mi auguravo che l’assessore ci dicesse che fosse stato aperto un tavolo di confronto”. “Incredibile, infine, – conclude- è l’assenza del parco, questa epidemia è scoppiata all’interno del Parco di San Rossore, uno dei parchi della Regione, vorremmo sapere qual è il ruolo del parco, avrei pensato ci fosse stata una capacità di intervento e di contenimento”.




