Garante Detenuti: la situazione in Toscana
Nella commissione guidata da Vittorio Salotti (Casa Riformista), la relazione sull’attività svolta nel 2025. Permangono criticità per sovraffollamento e strutture inadeguate
Firenze – La situazione “drammatica” del sistema carcerario è stata fotografata dal Garante dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, nella consueta relazione annuale resa alla commissione Affari istituzionali guidata da Vittorio Salotti (Casa Riformista).
Oltre ai dati, “raccolti in maniera scientifica, estremamente analitica, completi di statistiche carcere per carcere”, il quadro che emerge è quello di un sistema in emergenza strutturale acuta con picchi di sovraffollamento drammatici. “L’attuale sistema detentivo non è di un Paese che si vuole definire civile” ha affermato Fanfani che della Relazione ha voluto sottolineare l’importanza: “è uno strumento fondamentale, che molte Regioni ci hanno richiesto, per chiunque voglia conoscere e approfondire le condizioni del sistema nel suo complesso”.
L’attività di tutela del Garante, così come dettata dalla legge istitutiva, in particolare l’articolo 2, viene svolta attraverso vari canali tra cui, si legge nella Relazione, “la corrispondenza con i detenuti o con chi scrive o chiama per loro conto, e le visite periodiche agli istituti penitenziari”. Gli istituti nei quali si concentrano maggiori richieste e segnalazioni sono quelli presenti in Toscana. Complessivamente, per il 2025, sono state ricevute 209 istanze (17 da persone ristrette in istituti fuori regione e 192 da detenuti presenti in istituti toscani). Si tratta di un numero inferiore rispetto all’anno precedente, quando le istanze ricevute erano state 301. Si registra un piccolo aumento delle istanze pervenute da parte di persone ristrette presso istituti fuori regione rispetto all’anno precedente. Nel 2024 erano arrivate 15 richieste (5 per cento), mentre quest’anno ne sono arrivate 17 (pari all’8 per cento) dai penitenziari di Orvieto (5), Viterbo (4), Spoleto (2), Velletri, Frosinone, Sanremo, Perugia, Pesaro e Paliano (FR).
In sede di dibattito il consigliere Pd Antonio Mazzeo ha ringraziato il Garante per il lavoro svolto in questi anni: “Questa Relazione mette in evidenza uno spaccato duro dove emergono con forza le criticità di tutto il sistema”. Riferendosi alle ricerche svolte (nel 2020 La dimensione affettiva dei soggetti detenuti; nel 2021-2022 I dati sulla salute mentale dei soggetti autori del reato; nel 2022-2023 La misura di sicurezza della casa di lavoro; nel 2023-2024 Il lavoro penitenziario e il lavoro in uscita dal carcere; nel 2024-2025 Salute mentale in carcere dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari; nel 2025-2026 Le misure di sicurezza per pazienti psichiatrici autori di reato), Mazzeo ha elogiato Fanfani e gli uffici per “aver dato un taglio diverso” e per aver realizzato “focus su temi che la politica spesso non vuole vedere. Al Garante va riconosciuto il merito di aver mantenuto alta l’attenzione su un tema che diventa attuale solo con fatti di cronaca”.
Sempre in ambito di ricerca e in particolare quella sulla salute mentale, anche il consigliere e sottosegretario alla presidenza Bernard Dika ha voluto ringraziare il Garante: “Queste indagini stanno rendendo la Toscana un punto di riferimento nazionale ed europeo”.
Critiche sono state invece mosse dalla capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta che alle polemiche politiche sollevate da Mazzeo circa un “sistema non accogliente” ha risposto: “quando la maggioranza della popolazione carceraria è di origine straniera, forse è il sistema dell’accoglienza che non ha funzionato”. Nel merito della Relazione ha invece chiesto conto delle pratiche e delle segnalazioni: “Viene citata la corrispondenza intercorsa. Il dato fornito non sono però le istanze o avremmo trovato anche le risultanze”. E oltre alle ricerche “più o meno costose”, la capogruppo ha chiesto quali siano stati gli interventi concreti fatti dal Garante oltre a funzioni e compiti specifici.
“Ci siamo dati un metodo: i dati nella relazione riguardano effettivamente delle istanze in senso stretto (lettere, mail, telefonate) in cui c’è una richiesta. Non abbiamo tuttavia messo l’esito. Nel lavoro che svolgiamo tracciamo quello che accade quando ci arriva l’istanza, quello che facciamo noi e gli altri interlocutori. Abbiamo questo tracciamento, in alcuni casi possiamo parlare di un esito formalizzato. Gli esiti sono variabili. Può essere un suggerimento su cui riflettere” è stata la risposta fornita alla capogruppo.
“Tutte le ricerche contengono analisi profonde, dedicate ad ogni settore, sono particolarmente serie e piene di dati” ha spiegato Fanfani. “Abbiamo operato in ossequio alla legge cercando di adempiere al mandato in maniera esaustiva. Se non siamo stati all’altezza, credete che non s’è fatto apposta” ha replicato il Garante citando la conclusione de I Promessi Sposi.
“Potrei essere testimone, nel ruolo svolto di assessore, della funzione del Garante in questi anni. Sono stato soggetto, anche incalzato, a mettere in atto misure, e credo di poter dire di aver toccato con mano l’attività svolta” ha replicato il capogruppo Pd Simone Bezzini. “Le attività di indagine sono un gran bagaglio di informazioni e un riferimento per noi e per chi ci guarda e verifica dall’esterno” ha concluso.
Alcuni dati contenuti nella Relazione:
- le schede delle carceri toscane: 6 istituti penitenziari per adulti, a cui si sommano due istituti per minorenni (IPM) e due residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS);
- la popolazione detenuta: le presenze degli adulti sono diminuite dal 2010, anno in cui erano presenti 4.516 detenuti, fino al 31 dicembre 2022, quando si è toccata la soglia minima di 2.963 presenze. Per poi risalire successivamente e arrivare a fine 2025 al numero di 3.382 presenti (103 donne e 3279 uomini), di cui 1.612 stranieri;
- la capienza effettiva (che calcola il sovraffollamento alla luce dei posti realmente disponibili): in Toscana il sovraffollamento medio effettivo è del 134,8 per cento al 31 marzo 2026. Tutti gli istituti sono ampiamente sopra il limite della capienza (tranne Volterra) e ci sono picchi nelle carceri di Lucca (240 per cento), Arezzo (168 per cento), Massa (170 per cento), Firenze-Sollicciano (158 per cento);
- caratteristiche della popolazione detenuta: in Toscana gli ingressi nel 2025 sono stati 2.213 (2063 uomini e 150 donne), numeri sostanzialmente in linea con quelli dell’anno precedente (2.197). I detenuti con una pena residua di maggior pena, inferiore ai tre anni, sono circa un terzo dei presenti, al 31 dicembre 2025 erano 1.165 (1.088 nel 2024; 1.012 nel 2023), ed erano 363 i detenuti presenti in carcere con pena residua inferiore a un anno (365 nel 2024; 348 nel 2023);
- caratteristiche sociodemografiche della popolazione detenuta: in Toscana, al 31 dicembre 2025 erano presenti, secondo i dati forniti dalla Asl, 831 detenuti tossicodipendenti (pari al 24,31 per cento del totale dei detenuti). Di questi, 367 erano stranieri (pari al 10,73 per cento del totale dei detenuti). L’altissima percentuale di detenuti tossicodipendenti reclusi in carcere indica un mancato funzionamento delle misure alternative al carcere specifiche per affrontare le dipendenze;
- reclusione femminile in costante aumento: alla fine del dicembre 2025 le donne detenute in Toscana erano 103 (94 nel 2024; 85 nel 2023). Erano 74 a Firenze Sollicciano e 29 a Pisa;
- eventi critici: nel corso del 2025 sono stati registrati 5 suicidi, di cui 3 di cittadini appartenenti all’Unione europea (1 donna e 2 uomini) e 2 di cittadini extra UE. I suicidi sono avvenuti 3 a Sollicciano, 1 a Massa, 1 a Pistoia. Nello stesso arco temporale si sono registrati 133 tentati suicidi. In netto aumento gli atti di autolesionismo, che sono stati 1053 (erano stati 832 nel 2024 e 608 nel 2023);




