• • 26 Ottobre 2026

Deindustrializzazione: al via i lavori della nuova Commissione istituzionale con l’audizione del direttore IRPET

Nicola Sciclone: “In Toscana contrazione dei margini e ritardo di crescita”. Nel dibattito il nodo delle infrastrutture, dell’export e dell’equità territoriale

Comunicato stampa n. 941
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Firenze – Si apre ufficialmente oggi, lunedì 26 ottobre, l’iter della neonata Commissione istituzionale per l’analisi delle dinamiche di deindustrializzazione in Toscana e degli effetti delle crisi industriali sul sistema produttivo regionale. istituita con l’obiettivo di delineare le nuove linee strategiche per il rilancio produttivo del territorio.

La seduta ha preso le mosse dall’esame dettagliato del quadro conoscitivo fornito da IRPET (Istituto regionale per la programmazione economica), chiamato ad analizzare lo stato di salute e i nodi strutturali dell’industria toscana.

 I dati presentati dall’istituto di ricerca delineano una situazione complessa che richiede un cambio di paradigma nelle politiche regionali: la Toscana non sta affrontando una “deindustrializzazione quantitativa”, bensì una “deindustrializzazione funzionale”, segnata dalla perdita di potere contrattuale nei mercati e da una progressiva compressione dei margini aziendali.

Il direttore di IRPET, Nicola Sciclone, ha infatti evidenziato che non si può parlare di una deindustrializzazione assoluta e generalizzata per la Toscana, ma il sistema manifatturiero regionale soffre di un ritmo di crescita contenuto, una forte contrazione del numero di imprese attive, un’elevata dipendenza dall’estero per i consumi intermedi e un’alta esposizione ai rischi geopolitici dei mercati di sbocco.

Il tema delle delocalizzazioni industriali, la tenuta del sistema dell’export e la centralità delle infrastrutture per sostenere lo sviluppo economico della Toscana sono stati al centro dell’intervento del consigliere di Fratelli d’Italia, Claudio Gemelli, nel corso dell’audizione con il direttore di IRPET.

“Le infrastrutture rappresentano un tassello essenziale e strettamente legato sia al fenomeno delle delocalizzazioni sia alla competitività delle nostre esportazioni”, ha evidenziato Gemelli, chiedendo chiarimenti sui fattori che incidono sulle prestazioni delle imprese toscane e sollecitando un focus sui dati relativi all’eventuale delocalizzazione produttiva fuori dai confini regionali.

In risposta al quesito posto dal consigliere, il direttore IRPET Sciclone ha confermato l’importanza decisiva delle infrastrutture come strumento abilitante per la crescita economico-produttiva del territorio. Le politiche infrastrutturali, affiancate all’alta qualità del capitale umano, costituiscono infatti la leva primaria per garantire un’adeguata accessibilità e abbattere i costi di trasporto che gravano sui prezzi e sulla competitività dei beni toscani, favorendo al contempo l’attrazione di capitali ed investimenti dall’estero.

Riguardo al fenomeno delle delocalizzazioni, dal dibattito è emerso come a livello nazionale si stia assistendo a tendenze di rientro delle filiere produttive, pur in assenza di banche dati statistiche regionali univoche.

Trasformare i dati e gli studi sulla deindustrializzazione in Toscana in interventi operativi, evitando di disperdere le risorse pubbliche in misure estemporanee e scollegate dai reali bisogni del tessuto produttivo. È quanto ha sottolineato il consigliere di Fratelli d’Italia e portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi.

“Il documento sulla deindustrializzazione individua in modo chiaro le criticità e le problematiche del nostro sistema produttivo”, ha evidenziato. “Da amministratori, il nostro compito non è mettere questi studi in un cassetto, ma tradurre le ricette e le analisi in azioni concrete. È fondamentale capire come la Giunta intenda calare questi dati nell’orientamento delle politiche di finanziamento e dei bandi regionali, spostando risorse dove serve davvero e correggendo o cancellando strumenti che si sono rivelati inefficaci o perfino contrari agli obiettivi prefissati”.

Nel corso del suo intervento, Tomasi ha posto l’accento su tematiche centrali quali il miglioramento dei margini aziendali, il rafforzamento delle filiere e le sfide del ricambio generazionale, spesso ostacolato da fattori demografici, economici e formativi: “Non possiamo permetterci di sprecare risorse in interventi a pioggia o in annunci estemporanei. Se si individuano problemi complessi come la continuità aziendale o le disuguaglianze territoriali, come la differenza tra far nascere e crescere una famiglia nei territori montani rispetto ai grandi centri, servono misure strutturali quali formazione specialistica, abbattimento dei costi di avvio e sostegni mirati per chi decide di investire e fare impresa sul territorio”.

La forte disparità nello sviluppo economico dei territori toscani è figlia diretta di un deficit infrastrutturale grave e irrisolto, accentuato da una gestione delle risorse regionali sbilanciata a favore dell’area metropolitana centralizzata. È l’allarme lanciato dal consigliere di Fratelli d’Italia, Enrico Tucci. “Il tema della territorialità è strettamente legato a quello delle infrastrutture che continuano a mancare”, ha dichiarato. “Nessuno contesta l’importanza di completare e adeguare la pista dell’aeroporto di Firenze, opera strategica e condivisibile. Tuttavia, si nota una palese incoerenza quando si affrontano altri nodi fondamentali: rispetto all’aeroporto di Ampugnano, la Regione si mette di traverso e lascia spazio ai comitati contrari; sul fronte della rete ferroviaria, invece, si scaricano le responsabilità sostenendo sia una competenza esclusiva del Governo nazionale”.

Il consigliere ha poi contestato le scelte di spesa della Giunta regionale relative ai trasporti e alle opere pubbliche: “È paradossale notare come la Regione riesca a reperire circa 500milioni di risorse proprie per sostenere l’estensione della tramvia tra Firenze, Campi Bisenzio e Prato, mentre per le infrastrutture viarie e ferroviarie nei territori al di sotto di Empoli le risorse non arrivano mai”.

“Esiste una Toscana che viaggia a due velocità diverse», ha concluso Tucci. “Il ritardo economico delle zone della Toscana meridionale e periferica è in gran parte causato da un deficit di accessibilità e collegamenti. È indispensabile che le politiche regionali si ricordino di tutti i territori con pari dignità e investimenti proporzionati, per non condannare intere province all’isolamento e al declino economico”.

La vicepresidente della Commissione Lidia Bai (Pd) ha espresso apprezzamento per il lavoro di avvio dei lavori sulla base dei dati IRPET, confermando l’importanza di proseguire il confronto con gli istituti di ricerca, le agenzie regionali e gli assessorati di riferimento per adeguare costantemente le politiche pubbliche al mutare dello scenario socioeconomico.

A riassumere lo scenario di fondo, la presidente Chiara La Porta (FdI), che ha richiamato l’attenzione su uno dei passaggi centrali emersi durante l’audizione: “I dati presentati parlano chiaro, la produzione industriale in Toscana ha mostrato andamenti inferiori alla media nazionale, confermando una fase di perdurante debolezza che richiede da parte delle Istituzioni massimo impegno e risposte tempestive”.

 

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La congiuntura 2026 e l’impatto sul lavoro

I dati IRPET presentati in Commissione evidenziano come la produzione manifatturiera toscana registri una persistente debolezza nel 2026 (con una flessione tendenziale media nei primi 7 mesi pari a -0,7 per cento, dopo il -1,8 per cento del 2025 e il -5 per cento% del 2024).

  • Esportazioni: pur mantenendo volumi complessivi positivi nei primi due trimestri del 2026, il dato risulta fortemente condizionato dai metalli preziosi. Depurando il saldo da questi ultimi (che lasciano poco valore aggiunto sul territorio) e dai prodotti della raffinazione, l’export registra una decisa frenata (soltanto +2,4 per cento nel primo semestre 2026), complice il raffreddamento delle vendite del farmaceutico e la flessione del comparto moda nel secondo trimestre;
  • Ammortizzatori sociali e lavoro: il ricorso alla Cassa Integrazione (CIG) e FSBA resta elevato. La media mensile stimata di dipendenti interessati da ammortizzatori sociali è passata dai circa 8mila del 2023 ai 18mila 626 del 2024 e ai 20mila 647 del 2025. Nei primi sei mesi del 2026 si attesta a 19mila 441 lavoratori coinvolti, a conferma di un settore manifatturiero in sofferenza.

 

Le ragioni strutturali: ‘Deindustrializzazione funzionale’ e reddito d’impresa

Dall’analisi di lungo periodo (2012-2024), il numero di società manifatturiere attive si è ridotto del 13 per cento (indice sceso a 87 rispetto al 100 del 2012). Tuttavia, IRPET evidenzia che il problema principale non è il ridimensionamento del peso dell’industria sull’economia complessiva, bensì il basso ritmo di crescita della produttività (+0,7 per cento medio annuo 1995-2023) e la stagnazione della redditività d’impresa.

  • Modello a ‘forchetta’: soltanto una quota minoritaria di imprese avanzate o capofila di filiera vede crescere i propri margini reddituali, senza però riuscire a trascinare con sé l’intero tessuto produttivo regionale;
  • Deindustrializzazione funzionale: il posizionamento prevalente delle aziende toscane nelle sole “fasi produttive” intermedie (a minor potere di mercato) limita la creazione di valore aggiunto rispetto alle fasi pre-produttive (ideazione, ricerca) e post-produttive (commercializzazione, brand);
  • Vulnerabilità esterna: il 65 per cento del valore aggiunto manifatturiero regionale è generato dalla domanda estera. Di questo, una quota consistente (tra il 21 e il 29 per cento) è esposta al rischio geopolitico legato a mercati come Russia, Cina, Paesi extra-OCSE e USA. Inoltre, molti settori chiave (chimica, farmaceutica, meccanica, altri mezzi di trasporto) mostrano un’alta quota di valore aggiunto attivato all’estero per i consumi intermedi;

 

Le prospettive e le ricette per la ripartenza

Per superare l’attuale fase criticità, IRPET ha raccomandato di evitare due errori opposti:

  1. sostenere soltanto la domanda interna senza agire sulla capacità produttiva (rischiando di aumentare solo le importazioni);
  2. agire soltanto dal lato dell’offerta/innovazione senza una domanda adeguata ad assorbire la produzione.

Tra le leve d’azione proposte:

  • dal lato dell’Offerta: incentivi agli investimenti privati, riduzione delle dipendenze energetiche e aggiornamento funzionale delle imprese per risalire le catene del valore;
  • dal lato della Domanda: rilancio dei consumi (sia monetari che servizi non monetari quali casa, sanità e istruzione) per stabilire una solida base di domanda interna ed europea, unitamente a un cambio di passo della politica economica comunitaria;

 

 

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana