Ardsu: l’assessora Manetti risponde sui disservizi alla residenza ‘Calamandrei’
L’interrogazione è stata presentata da Fratelli d’Italia. La replica del consigliere Matteo Zoppini
Firenze – L’assessora con delega all’Università Cristina Manetti è intervenuta in Aula per rispondere all’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia, primo firmatario Matteo Zoppini, sullo stato delle residenze universitarie in Toscana e, in particolare, sulle cause e sulle eventuali responsabilità che hanno costretto centinaia di studenti universitari della residenza ‘Calamandrei’ a farsi le docce in container e usare bagni chimici esterni alla struttura per giorni e giorni.
L’assessora Manetti ha prima di tutto fatto il punto sulla gestione del patrimonio abitativo del diritto allo studio universitario in Toscana: “Un patrimonio immobiliare particolarmente esteso e complesso, costituito da quasi cinquemila posti letto, ai quali si aggiungono ulteriori disponibilità derivanti da convenzioni con soggetti terzi. Negli ultimi anni l’Azienda per il Diritto allo Studio Universitario ha concentrato una parte significativa delle proprie risorse sugli interventi di messa in sicurezza delle residenze universitarie, con particolare attenzione agli adeguamenti antincendio, alle verifiche di vulnerabilità sismica e agli interventi di efficientamento energetico. Questo lavoro ha consentito di conseguire un risultato rilevante: tutte le residenze universitarie del sistema regionale sono oggi dotate dei Certificati di Prevenzione Incendi, grazie a investimenti complessivi pari a circa otto milioni di euro. Parallelamente sono stati effettuati interventi di manutenzione straordinaria e sono state avviate verifiche strutturali sugli edifici che presentano maggiori criticità, programmando ulteriori lavori dove necessario”. L’assessora Manetti ha aggiunto che “per tanti edifici costruiti diversi decenni sarebbero necessari interventi di riqualificazione profonda e tra questi rientra anche la residenza Calamandrei di Firenze, struttura realizzata negli anni Settanta che, pur continuando a svolgere una funzione essenziale per il diritto allo studio, richiede interventi significativi di ammodernamento, efficientamento energetico e adeguamento strutturale”.
Sul disservizio verificatosi nel mese di maggio ha aggiunto Cristina Manetti: “Dagli accertamenti effettuati risulta che sia stato causato da un guasto al sistema di pompaggio che alimenta i piani superiori della residenza. Si è trattato di un evento certamente grave e fonte di disagio per numerosi studenti, ma che non ha comportato la completa interruzione della fornitura idrica all’interno della struttura. Fin dalle prime ore successive al guasto, il DSU si è attivato per garantire la continuità dei servizi essenziali, predisponendo docce e servizi igienici aggiuntivi, rafforzando le attività di pulizia, organizzando forme di assistenza agli studenti interessati e offrendo, a chi lo desiderasse, soluzioni abitative temporanee alternative presso altre strutture disponibili. L’Azienda ha inoltre proceduto immediatamente alle verifiche tecniche necessarie per individuare le cause del malfunzionamento e realizzare gli interventi di ripristino, che si sono conclusi con il ritorno alla piena funzionalità dell’impianto idrico entro la fine del mese di maggio. Le spese necessarie per la riparazione ammontano a 30mila euro mentre per ciò che concerne gli oneri per le operazioni di trasferimento temporaneo degli studenti, stiamo attendendo la rendicontazione da parte della struttura ospitante CEUR. Comprendiamo pienamente il disagio vissuto dagli studenti coinvolti e riteniamo legittime le preoccupazioni manifestate in quei giorni. A riprova dell’attenzione riservata agli studenti vi sono le varie interlocuzioni promosse dall’assessorato dapprima in occasione del presidio organizzato in via Cavour e successivamente con la convocazione di un tavolo, richiesto dalle stesse rappresentanze studentesche, al quale hanno preso parte tutti i soggetti istituzionali competenti ed interessati, compreso il Consiglio regionale, attraverso la presidenza della Quinta commissione affidata alla consigliera Diletta Fallani. L’obiettivo del tavolo è stato garantire anzitutto l’ascolto delle istanze e la ricerca di iniziative concordate per la gestione dell’emergenza ma anche l’occasione per porre le basi su soluzioni durature legate alla condizione abitativa del Calamandrei”.
“Da anni – ha ricordato l’assessora Manetti – operiamo in un contesto caratterizzato da una crescente esigenza di investimenti sul patrimonio immobiliare e da risorse che non sempre risultano sufficienti a soddisfare l’intero fabbisogno di manutenzione e riqualificazione. Nonostante queste difficoltà, come Regione e DSU abbiamo sempre continuato a garantire la piena operatività del sistema regionale delle residenze universitarie, mantenendo migliaia di posti letto destinati agli studenti, con particolare attenzione a quelli economicamente più fragili.
La vicenda della ‘Calamandrei’ evidenzia dunque la necessità di proseguire con determinazione nel percorso di riqualificazione del patrimonio esistente, rafforzando gli investimenti sulla sicurezza, sulla manutenzione e sulla qualità dell’abitare universitario, obiettivi che questa amministrazione considera prioritari per l’effettiva tutela del diritto allo studio, ma che devono essere maggiormente supportati anche da un intervento statale adeguato con una maggiore attenzione alle risorse destinate al FIS (fondo integrativo statale) per le borse di studio, a salvaguardia dei nostri studenti e dell’intero sistema dell’università pubblica”.
Nella sua replica il consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Zoppini si è detto totalmente insoddisfatto spiegando che l’assessora non ha risposto alle domande che le erano state poste e ha aggiunto: “Molte delle residenze universitarie gestite da ARDSU in Toscana cadono a pezzi. Questo non lo dice Fratelli d’Italia, ma lo dicono gli studenti, in quanto sei su dieci rifiutano il posto alloggio, in città, tra l’altro, come Firenze, dove le alternative costano centinaia di euro al mese. Eppure, i soldi ci sono, perché il piano investimenti di ARDSU del 2024 era un piano che prevedeva 9milioni di euro di investimenti, dei quali ne sono stati realizzati appena 2. Se si sommano gli anni precedenti si parla di circa 15,5milioni di investimenti e ne sono stati realizzati solo 4. Questo significa che il 73% degli investimenti programmati non sono stati realizzati. Con 11milioni di euro che dovevano essere spesi”. “Nel consuntivo 2025 – ha aggiunto rivolgendosi all’assessora Manetti – avanzano 4milioni che lei dice saranno investiti sul ‘Calamandrei’. Ma molto in ritardo perché gli investimenti dovevano essere fatti prima. Su 4.978 posti alloggio complessivi in Toscana 658 sono indisponibili”.
“Quella del ‘Calamandrei’ – ha detto il consigliere Zoppini – è una situazione tragica dove 400 studenti sono stati costretti per circa venti giorni a farsi la doccia nei container e a utilizzare dei bagni chimici. Questo ci dice lei per un guasto. Quello che noi ci domandiamo è se questo guasto sia effettivamente un caso fortuito come lei ci vorrebbe far credere. Perché Publiacqua il 7 maggio invitava i cittadini delle aree interessate, a causa di lavori che si sarebbero tenuti dal 15 a 17, a non utilizzare elettrodomestici che necessitano di risorse idrica nei giorni dei lavori per evitare danni agli stessi. E nella zona rossa c’è Rifredi, dove si trova la residenza. E proprio lei assessora che ci dice che secondo i tecnici del DSU toscano il problema è stato originato da un abbassamento del livello dell’acqua nella rete dell’acquedotto fiorentino in quell’area della città. La diminuzione di livello nel grande serbatoio di accumulo ha provocato il funzionamento a vuoto delle pompe di immersione che si sono conseguentemente bruciate. Lei ci sta dicendo però che non c’è un nesso tra i lavori e il guasto anomalo alle pompe di sollevamento della residenza ‘Calamandrei’. Credere a quello che ci sta dicendo è veramente difficile. Lei non ci ha risposto alla domanda se le pompe di sollevamento in quei giorni siano state o meno messe a riposo e nel caso in cui non lo siano state da chi avrebbero dovuto essere messe a riposo. Noi a questo punto non ci fermeremo e chiederemo le relazioni tecniche per verificare esattamente cosa è successo. Verificando se ci sia stata negligenza, imprudenza o imperizia, che costituirebbero una colpa grave da parte di chi doveva spegnere le pompe e non lo ha fatto”.




