Ambiente: l’audizione dell’associazione ecologista Apuane Libere
La commissione presieduta da Gianni Lorenzetti (Pd) ha ascoltato l’amministratore delegato Gianluca Briccolani
Firenze – La commissione Ambiente e territorio presieduta da Gianni Lorenzetti (Pd) ha ascoltato nella seduta di mercoledì 3 giugno l’associazione ecologista Apuane Libere, nata nel 2021, sullo stato delle falde acquifere e delle sorgenti idropotabili del comprensorio apuo-versiliese.
Un’audizione aperta dall’intervento dell’amministratore delegato. Gianluca Briccolani ha raccontato l’opera di volontariato dell’associazione “che è apartitica e va avanti da 5 anni senza finanziamenti”. Siamo di fronte – ha spiegato – a uno scenario classificato tra i 43 peggiori disastri ambientali a livello planetario. Uno scempio ecologico evidente a livello nazionale. Il nostro obiettivo è provare a difendere dal completo annientamento un lembo unico e irripetibile della Toscana. Le Alpi Apuane offrono una straordinaria geodiversità. E nel 2015 il Parco, con le sue 1500 grotte, è stato riconosciuto dall’Unesco. Le Alpi Apuane rappresentano il più grande bacino idropotabile della Toscana e l’impatto delle cave di marmo è devastante con le tecniche estrattive che hanno distrutto anche molti habitat naturali. In questo ambiente possiamo vedere l’impatto massimo dell’uomo su un enorme patrimonio naturale”.
Gianluca Briccolani ha poi fatto il punto sul Parco Regionale: “Nato nel 1985 con 54mila ettari di territorio ha visto la superfice ridotta a 20mila e 598 ettari. E recentemente il consiglio direttivo dell’Ente Parco ha modificato abusivamente i confini del parco e le aree contigue di cava per sanare alcuni abusi. Lo strumento che si sta dimostrando disastroso per l’ecosistema apuano è il Piano di indirizzo territoriale, approvato nel 2015 dalla Giunta Rossi che ha dato la possibilità ai comuni apuani di riaprire cave dismesse da 40anni oltre. Da allora stiamo assistendo alla riapertura di vecchie ferite. Solo in area parco negli ultimi 10anni sono state autorizzate alla riapertura circa 25 siti estrattivi”.
“La missione principale di Apuane Libere – ha proseguito – è quella di tutelare l’ambiente apuano in tutte le sue componenti e per questo compie un’incessante opera di monitoraggio e denuncia ambientale sul campo, ma anche giornate di sensibilizzazione culturale. Dalla fondazione ad oggi l’associazione ha effettuato 109 esposti ambientali per reati in materia di inquinamento delle sorgenti idropotabili, danni erariali, danni al patrimonio paesaggistico, bracconaggio e discariche abusive. Le acque apuane sono un bene minacciato e nessuno degli attuali 160 siti estrattivi rispetta né la gestione delle acque di lavorazione, molto spesso contaminate da agenti chimici, né lo smaltimento di quelle polveri che alla prima pioggia producono torbidità negli acquiferi carsici che successivamente vengono captati per uso idropotabile”.
Al termine del suo intervento Briccolani a nome dell’associazione ha fatto diverse proposte per affrontare questa emergenza, tra queste “una specifica legge regionale che stabilisca il daspo ambientale con decadimento della concessione ad escavare, in questo caso nel settore lapideo, a tutte quelle ditte condannate per più di due reati ambientali. Il raddoppio dell’organico dell’Ente Parco e la rimozione del suo presidente. L’applicazione della legge nazionale senza deroghe da parte di tutti i comuni. La trasformazione in siti naturali del 30% dei siti estrattivi dismessi entro il 2030, una profonda revisione della bozza del Piano integrato per il parco e la chiusura progressiva delle cave evitando però la perdita di posti di lavoro”.
Il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Massimiliano Ghimenti ha ringraziato l’associazione per la sua attività e ha messo in evidenza “il tema del rispetto dell’ambiente, che significa anche rispetto e tutale della salute delle persone. Un tema che viene prima di tutto e non nascondo che nel centrosinistra ha causato qualche cortocircuito, perché il tema del lavoro c’è ed è importante. Recentemente una sentenza della Consulta ha detto che la norma che la Regione Toscana si era data che almeno il 50% del materiale estratto si lavori sul territorio, è incostituzionale. Se così sarà cadrà anche la scusa dell’aspetto occupazionale”.
“Gli obiettivi di rinaturalizzazione, si parla del 2030 – sono una norma – ed andare a consentire le riaperture anche di siti rinaturalizzati penso sia in netto contrasto, anche se aggirabile a livello normativo. Ogni volta che si parla di cave e tutela dell’ambiente noi abbiamo una posizione chiara e netta e per questo in un provvedimento che presto affronteremo e che recepisce delle normative nazionali a considerare la cave come acceleratori della transizione, noi predisporremo un ordine del giorno di accompagnamento che metta al centro la tutela della risorsa idrica che per noi è inderogabile”.
Il consigliere di Fratelli d’Italia Marco Guidi ha replicato alle parole del collega Ghimenti sulla sentenza della Corte Costituzionale parlando di inesattezze che vanno corrette: “Il tema della sentenza non è il 50% della lavorazione in loco, ma riguardava i beni estimati. La Regione Toscana ha esteso l’obbligo di lavorazione in loco sui beni estimati, che sarebbero quelle cave che non sono in concessione, ma sono di proprietà privata sulla base di sentenze. La Corte Costituzionale ha ritenuto che obbligare un privato ad avere un vincolo del 50% non è corretto. Vincolo che rimane su tutte le altre cave in concessione”.
“A breve – ha proseguito – arriverà una norma che riguarda le cave, che se nel primo comma recepisce una norma nazionale, sulla transizione che riguarderà alcune cave, sulla Regione Toscana prevederà la possibilità, laddove i comuni non siano tempestivi nella pianificazione, di andare in deroga e avocarsi la possibilità di dare l’autorizzazione all’apertura delle cave”.
Il collega di partito Alessandro Capecchi ha spiegato di avere fatto parte della commissione Ambiente come vicepresidente nella scorsa legislatura aggiungendo “di avere seguito la vicenda del Piano del Parco, che suscitò una discussione vivace con tanti interessi in gioco ambientali, occupazionali ma anche di salute pubblica. Le questioni che l’associazione pone sulla marmettola, sulle polveri sottili che si depositano e non vengono correttamente smaltite, sono state oggetto di un ulteriore intervento legislativo, discusso e discutibile, per il quale una parte del contributo da dare ai gestori del servizio idrico è stato convogliato proprio per la questione della marmettola”.
“Il Piano cave che voi richiamate – ha proseguito – in realtà prevedeva quantitativi di scavo importanti, prevedeva anche la riapertura di siti dismessi sui quali esistono contenziosi, ma soprattutto è stato oggetto, attraverso un provvedimento, di un ulteriore ampliamento di circa 9 milioni di metri cubi di escavo, per le varianti non superiori al 5% previste dal Piano. Noi ponemmo il tema che quel 5% era spalmato in termini generali su tutto l’escavo ma non c’era un calcolo che lo riducesse alle singole cave”.
Il presidente Gianni Lorenzetti ha concluso l’audizione sottolineando come “la Commissione sia un luogo di sintesi e di confronto fondamentale. E per questo è naturale ascoltare tutti. Il tema delle Alpi Apuane è un problema molto più complesso rispetto a quello dell’escavazione che è un pezzetto, anche se importante, rispetto alla visione che abbiamo dell’ambiente e di come preservare quello straordinario ecosistema con delle quantità d’acqua incredibili e una flora e una fauna uniche nel loro genere. Le cave sono un altro elemento che caratterizza le Alpi Apuane che sono più famose per il marmo che per le loro bellezze. Abbiamo tre settori da prendere in considerazione. C’è il sistema antropizzato di Carrara che sta fuori da ogni limite di tutela territoriale con quantitativi enormi scavati, c’è poi il tema del comune di Massa, di Stazzema e di Seravezza che stanno all’interno del Parco della Apuane con un sistema di tutela ancora non definito perché il Piano integrato del Parco è fermo da tanti anni”.
Parlando della sentenza della Corte Costituzionale il presidente Lorenzetti ha spiegato che l’ultima modifica legislativa “riguardava delle cave e quindi delle concessioni che stavano a cavallo tra il sistema dei beni estimati e degli agri marmiferi. Si diceva laddove c’è una concessione e ci sono gli agri marmiferi si chiedeva di utilizzare il 50% anche delle cave che sono all’interno dei beni estimati. La sentenza chiarisce che anche in questo caso per i beni estimati non vale il regime del 50%. C’è comunque un principio che la Regione ha voluto dare che è quello dell’attenzione all’ambiente con l’abbattimento dei quantitativi di estrazione che c’è stato”.
“Quando si parla di lavoro – ha concluso il presidente Lorenzetti – ci troviamo con due situazioni differenti. Carrara con un numero alto di dipendenti per l’escavazione e un numero basso nella Piana che danno il valore aggiunto delle lavorazioni in loco, mentre la Versilia ci consegna un quadro differente e inversamente proporzionale con meno addetti per l’escavazione e tanti per la trasformazione del marmo. Noi lavoreremo sul Piano quando arriverà all’interno della Commissione per cercare di trovare il giusto compromesso e il giusto equilibrio tra la tradizione del marmo e il rispetto dell’ambiente”.




