Ambiente: cocciniglia, in commissione l’allarme del presidente del Parco di Migliarino-San Rossore
Lorenzo Bani sentito dalla commissione presieduta da Gianni Lorenzetti (Pd): “Bomba ambientale, rischiamo di perdere le nostre pinete”
Firenze – “La cocciniglia è una bomba ambientale, la situazione rimane disperata. La presenza è accertata su tutti i 4mila e 500 ettari del Parco, con differenza di intensità e in vari punti”. La commissione Ambiente e territorio, presieduta da Gianni Lorenzetti (Pd) ha tenuto questo pomeriggio (mercoledì 28 ottobre) l’audizione del presidente dell’Ente Parco regionale Migliarino San Rossore e Massaciuccoli, Lorenzo Bani, che ha descritto gli effetti dell’infestazione che sta colpendo le pinete anche in Toscana, Il presidente è stato accompagnato dal direttore Andrea Porchera e da Francesca Logli dell’ufficio biodiversità del Parco.
Bani ha ripercorso le tappe della progressiva infestazione: “Nel 2022, è arrivata nella tenuta presidenziale di Castelporziano e oggi, in pratica, quella tenuta non c’è più. Ha fatto un salto ed è arrivato a Tirrenia nel 2023 e poi, da lì, è cominciato il problema nella nostra zona, abbiamo cercato di contenere, ma c’è una evoluzione spaventosa, che procede con grande rapidità. Rischiamo in dieci anni di non avere più pinete, come già sta accadendo nel Lazio. Vorrei che non si andasse sulla logica delle responsabilità, anche se ci sono stati dei ritardi. Soltanto ora si può pensare di introdurre il contrasto biologico con l’insetto antagonista, il Thalassa montezumae, ma nel frattempo, in due anni abbiamo speso con il Comune di Pisa 122mila euro per le iniezioni endoterapiche, che sono molto costose, non possono essere fatte su più di tanti alberi e quando finisce l’effetto tossico, non impediscono il ritorno della cocciniglia: comunque per trattare tutte le pinete ci vorrebbe un miliardo di euro”.
È in corso un esperimento in Campania, ha spiegato Bani, “il ministero dell’agricoltura è intervenuto a Napoli con l’inserimento dell’insetto antagonista in una zona ristretta e circoscritta, nella quale è possibile monitorare meglio gli effetti. Sembra che possa avere successo, ma i primi risultati seri li avremo fra un anno”. Nel frattempo, ha proseguito Bani, i nostri pini continueranno a morire, la situazione rimane disperata. C’è il rischio che spariscano le pinete in Italia, la stessa commissione Europea bisogna che se ne faccia carico: la cocciniglia non è stata inserita tra gli animali nocivi. Se venite a San Rossore, vedrete le chiome sempre più scure”.
Come ha spiegato Francesca Logli, l’esperimento in corso in Campania ha bisogno di tempo: “Si tratta di assicurarci che la nuova specie non faccia a sua volta danni alla vegetazione, ma si cibi soltanto della cocciniglia. Al momento, tutte le prove di laboratorio hanno dato esito positivo. La Toscana, la Campania e il Lazio hanno chiesto al ministero l’autorizzazione a liberare questo insetto. Il ministero ha ritenuto che fosse meglio fare una prova in natura e non solo in laboratorio. Di qui l’esperimento in una piccola pineta, ben circoscritta, vicino a Napoli. Poi, verrà valutato cosa fare. Noi abbiamo scritto due volte al ministero”. Intanto, c’è il rischio che “tutti i pini lungo i tratti stradali debbano essere abbattuti per ragioni di sicurezza”.
Dai consiglieri, il presidente Lorenzetti, il vicepresidente Claudio Gemelli (FdI), Massimiliano Ghimenti (Avs) sono arrivati richieste di approfondimento e la disponibilità a impegnare la commissione regionale. “Ci si deve domandare se sia possibile tentare una sperimentazione anche in Toscana”, ha dichiarato Lorenzetti. Alla seduta ha preso parte anche Diego Petrucci (FdI), che ha ipotizzato di “chiedere un sopralluogo al sottosegretario toscano La Pietra per valutare l’opportunità di chiedere una sperimentazione anche nella nostra Regione”. Gemelli (FdI) ha ricordato che “una interlocuzione c’è stata, la sperimentazione ha dei costi importanti, presenta dei rischi e prevede tempi lunghi. Tanto vale aspettare la sperimentazione della Campania”.
In apertura di seduta, il presidente Bani ha inoltre chiesto alla commissione di farsi carico di altre urgenze: “Sono in carica per il secondo mandato da circa un mese e mezzo e non ho ancora il Consiglio direttivo. Poi serve il Piano integrato del parco: siamo fermi a quello del 1989, senza il Piano non possiamo programmare. Ho scritto una lettera alla presidente del Consiglio regionale e al presidente Giani. Il Parco così è bloccato”. A nome della commissione, Lorenzetti ha preso l’impegno a “sollecitare la chiusura delle nomine. Per il Piano integrato del Parco, ho già sollecitato all’assessore Barontini, per chiudere l’iter prima possibile e avere la dovuta programmazione. In Primavera, la commissione farà visita al Parco”.




