Carceri: sovraffollamento e salute mentale, i grandi nodi del sistema penitenziario in Toscana
Il Garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani ha presentato in commissione Sanità, presieduta da Matteo Biffoni (Pd), la relazione sull’attività nel 2025
di Cecilia Meli
Firenze – “Una situazione drammatica”. Così il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Toscana, Giuseppe Fanfani, ha descritto la situazione delle carceri nella nostra regione. Fanfani ha questa mattina presentato in commissione Sanità, presieduta da Matteo Biffoni (Pd), la relazione annuale del 2025 sull’attività del Garante, evidenziando una crisi profonda e strutturale del sistema penitenziario toscano e nazionale nel corso del 2025. La relazione ha ricevuto il parere favorevole, a maggioranza, da parte della Commissione.
Il Garante ha posto particolare attenzione al tema del sovraffollamento e della salute mentale.
Il dato più allarmante è il sovraffollamento, in costante aumento nonostante i provvedimenti legislativi adottati dal Governo. In Toscana ci sono 16 istituti per adulti, 2 IPM (istituti penali minorili) e 2 REMS. Al 31 dicembre 2025 i detenuti adulti erano 3.382 (103 donne e 3.279 uomini), di cui 1.612 stranieri (circa il 47,6% del totale — quasi la metà, a fronte di una presenza straniera sul territorio regionale stimata al 12,5%). Il sovraffollamento medio effettivo in Toscana è del 134,8%.
Estremamente preoccupanti anche i dati riguardanti la salute mentale in carcere.
I suicidi continuano a rappresentare un fenomeno grave e significativo all’interno degli istituti penitenziari. Nel 2025 a livello nazionale 80 persone si sono tolte volontariamente la vita, mentre le morti per altre cause sono state 174. Guardando agli Istituti penitenziari toscani, nel 2025 sono stati registrati 5 suicidi (3 a Sollicciano, 1 a Massa, 1 a Pistoia; di questi 3 erano cittadini UE e 2 extra-UE), 133 tentati suicidi, 1.053 atti di autolesionismo (erano 832 nel 2024, 608 nel 2023: quindi un aumento costante e preoccupante), 354 scioperi della fame.
Per quanto riguarda i detenuti in carico ai servizi della salute mentale in tutta la Toscana, al 31 dicembre 2025 erano 347, pari al 10,26% dei presenti. Complessivamente 831 detenuti (24,31% dei presenti) sono in carico al SerD per tossicodipendenze.
Riflettori accesi anche sulle due Rems (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) esistenti in Toscana, a Volterra e ad Empoli, nate dopo la chiusura degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari). Katia Poneti, dell’Ufficio del Garante, ha spiegato che al 31 dicembre 2025 le due strutture erano al completo, e che in generale risultano sempre sature. Volterra registra 30 presenze ed Empoli 19, per un totale di 49 persone, di cui 44 uomini e 5 donne. Lunghissima la lista di attesa: sempre al 31 dicembre 2025 erano 66 le persone in attesa di un posto in Rems in Toscana. La lista era scesa a 60 nel marzo 2025 grazie all’attivazione del PUR (Punto Unico Regionale), ma ha poi ripreso a crescere.
Numerose le domande e le considerazioni da parte dei commissari.
“Una relazione esaustiva, che contiene una serie di dati – ha commentato il presidente Biffoni – su cui Iniziare una riflessione, e che presenta numerosi spunti su cui la Commissione potrà lavorare nei prossimi mesi”. Biffoni ha sottolineato in particolare i dati relativi al sovraffollamento in Toscana “e al contempo il fatto che non ci sia un istituto in Toscana dove il numero previsto degli agenti penitenziari corrisponda a quello dei lavoratori effettivamente in servizio. Solo questo fatto crea un problema di sistema”. Sulla questione delle carceri, ha concluso Biffoni, “la politica deve avere coraggio, perché non è un tema che porta consenso”.
Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi, ponendo alcuni quesiti sull’attività del Garante, ha espresso apprezzamento, “al di là delle riflessioni che uno può fare, per una relazione molto ampia e ben fatta, che aggiunge considerazione su quello che serve e che si può fare in futuro”.
Lorenzo Falchi (Avs), sottolineando come l’opinione pubblica abbia una visione sempre peggiore sul ruolo del carcere, ha detto che “c’è bisogno di un investimento di lungo periodo. Dovremmo gestire meglio la funzione di recupero sociale, la società ne avrebbe un giovamento incredibile”.
Serena Spinelli (Pd) ha affermato che “occorre che i servizi territoriali riescano a farsi carico delle fragilità anche in carcere, oltre che fuori. Poi le realtà territoriali devono essere incrociate con la volontà degli istituti penitenziari di intraprendere percorsi, perché non si riescono a fare politiche sul carcere senza il carcere”. La consigliera si è detta molto preoccupata dei minori in carcere “perché il decreto Caivano ha fatto lievitare il numero delle presenze in struttura senza accompagnarli in un percorso di recupero”.
Per Luca Rossi Romanelli “colpisce il dato che le misure alternative fanno diminuire drasticamente le recidive, e, altrettanto che spesso ci siano difficoltà ad accedere a questo tipo di misure. Occorre un grande impegno in questa direzione”.
Secondo Andrea Vannucci (Pd)” è veramente frustrante parlare di carcere perché è difficile scorgere dei miglioramenti nonostante il grande impegno di chi ci lavora”. “Purtroppo- ha proseguito il consigliere – non sono ottimista, assistiamo a un imbarbarimento nell’opinione pubblica. Per me in carcere ci si dovrebbe andare il meno possibile, ci sono tanti modi per scontare una pena che diminuiscono il rischio di recidiva e invece si aumentano le pene con misure spot, non facendo altro. Dovremmo invece eliminare la polemica politica dal tema del carcere”.




