Crisi Moda: risoluzione unanime in Consiglio regionale
L’Aula di palazzo del Pegaso ha approvato, dopo ampio dibattito, l’atto di iniziativa della commissione Sviluppo economico

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Scarica Immaginedi Paola Scuffi
Firenze – Unanimità in Consiglio regionale su una Proposta di risoluzione, di iniziativa della commissione Sviluppo economico, sulla crisi del settore moda e sulla necessità di interventi strutturali per la salvaguardia del sistema produttivo ed occupazionale.
Un “testo positivo per merito e per metodo” che ha visto tutti i consiglieri della competente commissione lavorare in sinergia per dare, insieme, un messaggio di presa in carico del problema ai 110 mila occupati interessati a questa filiera. Così ha esordito la presidente Brenda Barnini (Pd), partendo dai numeri, per spiegare quanto questa crisi – che dura da oltre 22 mesi – impatti sul territorio: 40 per cento di occupazione manifatturiera; 5 per cento del Pil. La difficile congiuntura del settore ha provocato la perdita di 3.800 posti di lavoro nel 2025, occupati in piccole e piccolissime imprese che però non fanno rumore, e con 8.000 persone che hanno usufruito degli ammortizzatori sociali. Da qui la richiesta al Governo di confermare questa misura, ma anche l’impegno di riunirsi attorno ad un tavolo con tutti i soggetti interessati – dai livelli istituzionali alle imprese e ai sindacati – per sottoscrivere un patto di sviluppo e di coesione. E tra le parole chiave dell’atto, Barnini si è in particolare soffermata sui distretti, da valorizzare; ma anche sulle dimensioni della legalità, dell’etica, della sostenibilità, delle risorse destinate alla formazione, della qualità di prodotti che da sempre caratterizzano il made in Tuscany.
E ringraziando la commissione tutta, la presidente ha concluso il proprio intervento ribadendo l’impegno, rivolto alla Giunta regionale, ad elaborare un documento, da condividere con le parti sociali, per fronteggiare la crisi del settore e rilanciare, con strategie mirate, il comparto della moda. “Quello di oggi è un primo passo – ha chiosato la presidente – mi permetto di ripetere che occorre fare in fretta, la moda ha ricadute trasversali sull’intera economia della nostra regione”.
A dare il “la” al lungo e partecipato dibattito, la vicepresidente della commissione Sviluppo economico Marcella Amadio (FdI) che, dopo aver notato con “delusione” l’assenza della Giunta in Consiglio regionale, partendo dai numeri della crisi ha ribadito la necessità di avere un monitoraggio costante della situazione, guardando in particolare alla valorizzazione del nostro brand, “il Made in Tuscany, conosciuto in tutto il mondo, anche in termini di sostenibilità sociale ed ambientale, che racconta compiutamente la nostra Regione, tra impegno, storia e tradizione”.
Di “pazienza politica” nella costruzione di una risoluzione che ha unito forze di maggioranza e minoranza ha parlato Matteo Biffoni (Pd), per affermare che una crisi sistemica si affronta unendo i vari livelli istituzionali, Governo e Regione, ma anche sovranazionali; basti pensare al costo dell’energia. “Saremo tutti giudicati su questa sfida”, ha concluso.
“Consenso e apprezzamento per il lavoro serio ed approfondito” è arrivato da Francesco Casini (Cr), che ha spaziato dall’importanza degli insediamenti sul territorio al tema della formazione, dalla capacità della Regione di garantire innovazione alla necessità di cogliere la sfida per una maggiore sinergia tra vari livelli, dal tema dei distretti a quello della legalità e della semplificazione nelle procedure. “La moda non è solo un settore economico, è la Toscana” ha affermato.
Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale Diego Petrucci (FdI), pur riconoscendo l’importanza del dibattito e della capacità della presidente Barnini nel condurre i lavori della commissione, “non ci possiamo nascondere dietro un’alea di buonismo, ma occorre anche fare un passaggio su ciò che la Regione non ha fatto in questi anni, a partire dalla leva urbanistica per nuovi insediamenti industriali, come in tema di formazione e di lotta alla concorrenza sleale”.
L’atto resta comunque “un momento di maturità politica importante”, ha sottolineato Claudio Gemelli (FdI), “ma occorre intervenire ed andare veloci, lo impongono i cambiamenti di mercato e gli scenari internazionali in continuo movimento”. “Sta a noi dare continuità a questo atto”, ha concluso, soffermandosi in particolare sulla formazione mirata in azienda, sulla innovazione e la ricerca, sulla legalità e sulla trasparenza, sul ricambio generazionale e sull’accesso al credito, per “rendere attrattiva la Toscana”.
“Questa risoluzione è da prendere ad esempio come buona politica e buona gestione”, ha esordito Gabriele Veneri (FdI), ma accanto alla misura degli ammortizzatori sociali, indispensabili per mantenere vive le aziende, occorre una politica di maggiore coinvolgimento diretta alle stesse aziende e ai grandi gruppi presenti in Toscana, per un Made in Tuscany – tra commercio e turismo – che significhi progettare “un nuovo modo di fare moda”.
Anche per Matteo Trapani (Pd) il risultato e il lavoro svolto in commissione Sviluppo economico, frutto di una serie di audizioni, sono importanti, e “l’unanimità è un messaggio capace di far riprendere velocità, di portare la Toscana a saper coniugare le varie realtà, grazie all’autonomia dei tavoli di distretto, al tema delle politiche europee, alla necessità di un rapporto sempre più forte con le banche ed i brand della moda”.
“Ringrazio il lavoro della presidente Barnini, fatto con l’occhio del Sindaco”, ha affermato il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo (Pd), nella consapevolezza che ognuno è chiamato a impegnarsi per far fronte ad una crisi così profonda, come quella che ha investito la moda. Un sistema che ci interroga su come tenere insieme sviluppo e ambiente, come sostenere la filiera, su come fare economia circolare. “Mi auguro che la risoluzione si traduca in atti concreti – ha concluso – non stiamo difendendo solo il comparto produttivo ma il futuro della nostra Regione”.
“Partire dalla risoluzione per andare oltre”, questa la proposta di Federico Eligi (Cr): per fare un passo in più e riunire ad uno stesso tavolo Governo, Regione, insieme a tutti gli attori del sistema, per predisporre “atti concreti, con impegni e risorse”.
Proposta accolta subito da Chiara La Porta (FdI), che ha comunque invitato il consigliere a confrontarsi con la maggioranza, sottolineando la necessità di fare in fretta, di fronte ad una crisi che ha anche origini esterne. La consigliera ha inoltre affermato che non si può sottrarci da ciò che non è stato fatto: il tavolo regionale non si riunisce da un anno. Da qui l’invito a impegnarsi sulla formazione di qualità, sull’innovazione tecnologica e sulla concorrenza sleale.
Nel corso delle dichiarazioni di voto se Brenda Barnini si è soffermata sulla dialettica politica, che ha permesso – non facendo lo scaricabarile – di “trovare un minimo comune denominatore, per avere un punto di partenza”; Chiara La Porta ha ricordato il lavoro del Governo sugli ammortizzatori sociali, usati lo scorso anno solo per il 3 per cento, per dire che sicuramente non possono rappresentare la soluzione alla crisi, che necessita di interventi strutturali e strategici. Fuori dal coro Marco Stella (FI), che pur annunciando il voto favorevole, ha parlato di una “risoluzione che non convince, come non convince la stessa Giunta regionale che non è presente in Aula: occorre fare molto di più, occorre un Piano strategico sul sistema Moda”.



