Strage via D’Amelio: Galletti, le Istituzioni si servono e non si occupano. Massima vigilanza contro le infiltrazioni criminali nei nostri territori
La consigliera regionale e membro dell’Ufficio di presidenza è intervenuta alle celebrazioni del trentaquattresimo anniversario a Pettori di Cascina
Firenze – La ricerca della verità sui misteri ancora irrisolti delle stragi di mafia, il valore etico della funzione pubblica e la necessità di un contrasto quotidiano e radicato contro le infiltrazioni criminali in Toscana. Sono questi i temi al centro dell’intervento della consigliera regionale, Irene Galletti, che ha partecipato all’iniziativa, a Pettori di Cascina, promossa in occasione del trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, portando i saluti ufficiali del Consiglio regionale in qualità di membro dell’Ufficio di presidenza.
“A trentaquattro anni dalla strage, il sacrificio di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta continua a interpellare direttamente le Istituzioni”, ha dichiarato Galletti nel suo intervento. “Molte verità su quegli anni di sangue attendono ancora di essere pienamente ricostruite: restano misteri, omissioni e segreti che il Paese ha il dovere di portare alla luce, anche quando il cammino verso la verità si rivela lungo e doloroso. I documenti che progressivamente riemergono rappresentano, in questo senso, un segno di speranza e ci restituiscono con forza il pensiero di Borsellino sul valore della funzione pubblica”.
Nel richiamare l’eredità morale del magistrato palermitano, la consigliera ha voluto sottolineare l’importanza del rigore etico per chi ricopre cariche pubbliche: “Come disse lo stesso Borsellino, i rappresentanti delle Istituzioni, soprattutto quelli eletti, devono dimostrare ogni giorno che le pubbliche funzioni si servono e non si occupano. Le Istituzioni devono essere efficienti, perseguire l’interesse generale ed essere la casa dei cittadini, affinché nessuno sia indotto a cercare altrove protezione, risposte o giustizia. È un monito al quale siamo chiamati a rispondere ancora oggi con disciplina e onore, nello stesso spirito con cui anche Falcone, Chinnici, Livatino e molti altri magistrati hanno vissuto la propria missione al servizio della Repubblica”.
Un passaggio cruciale del discorso è stato poi dedicato alla situazione della criminalità organizzata in Toscana, una realtà complessa che richiede un livello di attenzione sempre più alto da parte della politica e della società civile. “La lotta alle mafie deve essere un impegno quotidiano”, ha rimarcato Galletti. «Le relazioni sulla nostra regione documentano presenze e interessi criminali sempre più insidiosi, capaci di infiltrarsi nell’economia legale e nei circuiti produttivi. Le vicende legate alla città di Prato, al porto di Livorno, al caso Keu e ad altre inchieste mostrano quanto sia necessario affinare la capacità di riconoscere queste presenze, denunciarle tempestivamente e contrastarle con strumenti adeguati. Lo dobbiamo alle vittime, ai giovani dell’Istituto Borsellino di Cascina e alle nuove generazioni, alle quali dobbiamo consegnare Istituzioni credibili, autorevoli e degne della fiducia dei cittadini”.




