7 Gennaio 2026

Sanità: in commissione ascoltata l’assessora Monia Monni

Lunga audizione, sulle priorità per i prossimi mesi, nella commissione presieduta da Matteo Biffoni (Pd)

comunicato n. 0003
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Firenze – Una lunga audizione questa mattina in commissione Sanità, presieduta da Matteo Biffoni (Pd), della nuova assessora alla sanità e al welfare Monia Monni che ha fatto il punto su quelle che saranno le strategie, le priorità e i problemi da affrontare per il settore.

“Abbiamo chiesto di condividere il percorso in programma per i prossimi mesi – ha spiegato il presidente Biffoni – in modo che ognuno di noi, con i ruoli che ci competono, possa aiutare e lavorare al meglio. La Commissione, in questo modo, ha già una base di lavoro significativa, potremo accompagnare le scelte e fissare le priorità. Ci saranno ulteriori passaggi come quello di oggi”.

Monni ha iniziato spiegando che nei prossimi mesi dovranno essere fatti alcuni aggiornamenti normativi importanti, a partire dalla nuova organizzazione della rete ospedaliera in ottemperanza alle nuove disposizioni nazionali, già individuate con una delibera di Giunta l’anno scorso e ora in fase attuativa. È richiesta una riduzione delle unità operative complesse, ora in numero superiore rispetto a quanto previsto dai parametri nazionali. Per l’emergenza urgenza si punta a migliorare i tempi di trasferimento per ridurre i tempi di permanenza nei pronto soccorso. Uno dei temi più delicati da gestire è quello dei punti nascita, che dovrebbero essere chiusi se non raggiungono i numeri previsti per decreto ministeriale. I punti di Portoferraio, Barga e Borgo san Lorenzo già lavorano in deroga, altre deroghe dovranno essere chieste soprattutto per il sud della Toscana: anche l’ospedale delle Scotte è sceso sotto le 1000 nascite l’anno. “Visto il trend di diminuzione delle nascite – ha detto Monni – forse è necessario ridiscutere le soglie con il ministero”.

Altra questione sul piatto, la ricerca di soluzioni al nodo della mobilità sanitaria. “Procederemo ad intese che elevino i controlli sulla qualità e sull’appropriatezza della prestazione, a rafforzare il sistema informativo e di formazione, all’aggiornamento team di esperti deputati a verifiche – ha spiegato Monni, anche rispondendo ad alcune richieste di approfondimento -.  Ci sono atteggiamenti opportunistici forti, trasferimenti di flussi in crescita continua con prestazioni, che non sono più ad alta specialità, verso cliniche private. Questo per la Toscana, unica a essersi data un limite in entrata, e lo chiediamo in uscita, vale più di 100milioni l’anno”.

Un punto cruciale è il nuovo modello sanitario territoriale, con investimenti in Case di comunità, Centrali operative territoriali (Cot), Case della salute, consultori familiari, infermieri di famiglia e comunità, cure palliative, assistenza domiciliare, prevenzione, potenziamento della telemedicina, per rispondere a temi epocali come l’invecchiamento della popolazione e il parallelo aumento delle malattie croniche e l’emergere di nuove domande, a partire da quella sulla salute mentale di giovani e adolescenti che si è moltiplicata esponenzialmente dopo la pandemia.

Nel breve periodo l’attenzione è puntata sull’apertura (entro il 31 marzo prossimo per ottenere i finanziamenti del Pnrr) di 70 Case di comunità, con l’ingresso e l’integrazione dei medici di medicina generale.  “Sarà solo l’inizio del percorso – ha detto Monni -. Le Case di comunità devono diventare punti nevralgici che accolgano tutto ciò che non è ambulanza. Il problema è che non possiamo implementare il personale, quindi dobbiamo procedere per gradi e comprendere al meglio i bisogni”.

In programma, inoltre, un piano sull’autismo e un piano anziani che risponda alle nuove esigenze dettate dall’inverno demografico.

Quanto alle liste di attesa, l’assessora, rispondendo a domande in proposito, ha precisato che tutte le azioni citate sono volte a ridurle di fatto, a partire dalle Case di comunità. Sullo scorrimento delle graduatorie, l’assessore ha ricordato che esiste un tetto al numero dei dipendenti fissato a livello nazionale che andrebbe assolutamente rivisto, e che costringe spesso a ricorrere a personale interinale per l’impossibilità di assumere; “cosa, che alla fine, ci fa spendere di più”.

Molte le domande poste dai commissari.

Enrico Tucci (FdI), oltre a chiedere maggiori notizie sulle liste di attesa, ha espresso soddisfazione “per il fatto che sanità e sociale siano state riunite, fatto positivo per mettere a punti interventi in risposta all’inverno demografico”.

Luca Rossi Romanelli (M5S) ha sollevato il problema delle graduatorie, come quella del concorso per operatori sociosanitari, che non scorrono e che sono in fase di scadenza.

Alessandro Tomasi (FdI), ha messo l’accento sull’apertura da breve delle 70 Case di Comunità. “I tempi sono stretti – ha detto -. Chiediamo che la Commissione sia informata dell’andamento dei lavori, degli standard minimi garantiti e dove si vada oltre i minimi”. Ha chiesto inoltre un lavoro collettivo “per affrontare un’emergenza assoluta, l’invecchiamento della popolazione”.

Federico Eligi (Casa Riformista) ha commentato che sarebbe “opportuno darci un metodo di lavoro”. “Credo si debba procedere da subito a rivedere la legge 40 sul riordino sistema sanitario – ha detto. Occorre una strategia che può essere fornita solo da una legge che ridisegna il modello regionale”.

Lorenzo Falchi (Avs) ha giudicato le priorità citate da Monni “ben chiare e dal mio punto condivisibili” e ha chiesto chiarimenti sulla mobilità sanitaria e i comportamenti “opportunistici”.

Andrea Vannucci (Pd) ha apprezzato “l’approccio sistemico, la novità della riunificazione politica delle deleghe al welfare e alla sanità, l’obiettivo di potenziare le cure domiciliari per far fronte all’invecchiamento”. Ha raccomandato di investire in comunicazione per far conoscere i vari servizi ai cittadini e giudicato il tetto assunzionale “uno scempio, un’ingiustizia e un grande freno allo sviluppo del sistema”.

Diego Petrucci (FdI), osservando come ci sia spesso un ricorso verso prestazioni aggiuntive che hanno un costo rilevante, ha chiesto un monitoraggio e il ricorso ad azioni che “possano combinare il tema delle risorse” con le necessità di cura.

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana