9 Luglio 2026

Regione: nello Statuto il diritto alla felicità, alla connettività e il nono assessore, il dibattito

Gli interventi dei consiglieri di Fratelli d’Italia Matteo Zoppini, Claudio Gemelli, Serena Bulleri, Luca Minucci, Vittorio Fantozzi, Marcella Amadio, Chiara La Porta, del portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi, della consigliera del Pd Simona Querci, di Marco Stella (Forza Italia) e del sottosegretario alla presidenza Bernard Dika. La replica del presidente della Giunta Eugenio Giani

Comunicato stampa n. 0576
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Firenze – Si allargano i principi fondamentali della Carta dei Toscani: nello Statuto entrano il diritto alla felicità e il diritto alla connettività su tutto il territorio regionale. Si amplia anche la composizione della Giunta: il numero degli assessori passa da otto a nove.

La proposta di legge statutaria è stata approvata ieri (mercoledì 8 luglio) dal Consiglio regionale a maggioranza e in via definitiva.

A favore Partito democratico, Casa Riformista, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle. Hanno votato contro Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Ampio il dibattito che ha caratterizzato la seconda lettura della proposta di legge statutaria come previsto dalla Costituzione e tornata all’ordine del giorno dell’Aula di palazzo del Pegaso dopo i sei mesi previsti. Prendendo la parola di consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Zoppini ha sottolineato come “la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea non possa garantire la più grande rappresentatività di un consesso importante come il Consiglio regionale. Mentre andrebbe ricercata, come insegnano i buoni padri costituenti, la maggiore condivisione possibile”. Sui diritti al perseguimento della felicità e alla connettività il consigliere Zoppini si è soffermato in particolare su un aspetto: “i diritti individuali sono già previsti nella Costituzione e la conclusione di larga parte della giurisprudenza e della dottrina più autorevole osta all’introduzione di questi diritti negli statuti regionali”.

Gli ha fatto eco il consigliere Claudio Gemelli (Fdi): “Ci chiediamo se lo Statuto sia lo strumento idoneo per introdurre questi tipi di diritti. La connettività è un’aspirazione purtroppo non garantita a tutti in una Regione con tante zone bianche nell’era dello smart working e il diritto alla felicità è più un augurio che formula da inserire nella Carta dei toscani”. Sul nono assessore il consigliere Gemelli si è chiesto “se non serva a risolvere equilibri interni alla maggioranza, quando basterebbe redistribuire meglio le deleghe all’interno della Giunta”.

Per la consigliera di Fratelli d’Italia Serena Bulleri “i diritti si creano con una fonte primaria e la fonte primaria per la creazione di un diritto è la Costituzione italiana. L’introduzione di due diritti come la felicità e la connettività non si sa bene a cosa si possano ricollegare nella Carta costituzionale e non si capisce come il diritto alla felicità possa essere tutelato. Non si creano i diritti con leggerezza e i costituzionalisti non lo hanno fatto”.

Il collega di partito Luca Minucci parlando della possibilità di nominare un nono assessore ha detto “di essere stupito dal comportamento di forze che all’interno della maggioranza hanno sempre denunciato gli sprechi e i costi della politica”. “Del diritto alla connettività – ha concluso – non c’è traccia nella seconda variazione di bilancio approvata dal Consiglio regionale. Un diritto che va garantito a chi non ce l’ha, oggi che le partite si giocano sulle infrastrutture digitali e la possibilità di navigare ovunque”. E sul diritto alla felicità ha ironizzato: “Al termine della maratona sul bilancio un cittadino di un paese sperduto della maremma sicuramente non sarà felice”.

Il consigliere di Fratelli d’Italia Vittorio Fantozzi si è concentrato su un altro aspetto: “La felicità è una cosa seria, uno stato d’animo personale e come fa a trovare spazio in una definizione di tipo legislativo”. “Poi – ha concluso – sono curioso di capire da domani come il presidente Giani intende mettere in pratica questo diritto al perseguimento, ma sono sicuro che ha qualcosa in mente”.

Dai banchi della maggioranza è intervenuta la consigliera Simona Querci (Pd): “Capisco il gioco delle parti, ma mi sembra brutto banalizzare il diritto al perseguimento della felicità”. Poi la consigliera Querci ha citato lo scrittore Umberto Galimberti: “La felicità è l’autorealizzazione ed è questo a cui tende la Regione Toscana e per questo è importante inserirla nel nostro Statuto. Non parliamo di uno slogan, ma di un filo conduttore di un certo tipo di governo”.

Per Marcella Amadio (FdI): “più che di felicità si può parlare di stati di benessere e di una qualità della vita maggiore. Come si fa a garantire il perseguimento della felicità, non è possibile, vuol dire prendere in giro il prossimo. Io parlerei piuttosto di diritto al benessere. Mentre il presidente della Giunta Giani garantisce questa felicità aumentando ai cittadini l’Irpef e il biglietto del trasporto pubblico locale o dismettendo la sanità periferica. Come si fa a raggiungere il benessere con una Regione matrigna verso la Costa”.

La capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta ha ricordato come “questa riforma statutaria sia stata una delle priorità della Giunta appena insediata. È stato inserito un diritto alla connettività che sarebbe bello, ma non trova riscontro nella realtà con il 40% delle zone bianche in Toscana dove non esiste un segnale per connettersi. Un obiettivo fallito anche con l’ultima variazione di bilancio”. Sul diritto al perseguimento della felicità la consigliera La Porta ha detto “di essersi chiesta cosa nel concreto potesse significare”. “C’è una logica ‘degli amici di’ per ricoprire gli incarichi – ha proseguito – ma noi riteniamo che per occupare posti di rilievo ancor prima del perseguimento delle felicità, dovremmo perseguire il riconoscimento del merito, questo sì un valore da inserire all’interno del nostro Statuto. Vi richiamo a concentrarvi di più sul merito delle questioni e su quello che accade fuori da questa Aula. Si susseguono gli scioperi e questo è il monito che qualcosa non sta funzionando”.

Poi a prendere la parola è stato il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi che ha fatto una proposta “Apriamo il prima possibile un tavolo di lavoro complessivo per rivedere lo Statuto tutti insieme”. Poi la critica alla maggioranza sulla riforma della legge elettorale regionale: “Il Pd ha presentato una proposta con l’abolizione del listino dopo averlo utilizzato, ma non è il modo corretto di procedere. Le riforme si fanno tutti insieme”. “Il diritto alla connettività – ha aggiunto – dipende dal progresso, mentre l’aggiunta del nono assessore non è un’esigenza vera. Nella Giunta c’è un presidente che è carico di deleghe fondamentali come la caccia e il bilancio, mentre la vicepresidente e tanti assessori sono scarichi e scarsamente presenti sia in Aula che in commissione, dove parliamo con i tecnici per partite anche di carattere politico”. Il portavoce Tomasi ha concluso il suo intervento con “un appello disperato”. “Scegliete al più presto – ha detto – un presidente per la commissione Sanità. Più che discutere il diritto alla felicità mi sento preoccupato per la direzione che sta prendendo la Sanità toscana”.

Il sottosegretario alla presidenza Bernard Dika ha preso la parola per “ringraziare il presidente Giani per avere introdotto nello Statuto il diritto alla connettività. Una riforma proposta dal Parlamento regionale degli studenti. Molti di loro ci ascoltano e sono molto contenti”.

Gli ha fatto eco la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi che ha definito il Parlamento regionale degli studenti “una straordinaria eccellenza che compie 25anni e che ha solo la Regione Toscana”.

Prendendo la parola il presidente della Giunta Eugenio Giani ha espresso “grande soddisfazione per l’approvazione di una modifica statutaria che si basa su tre principi fondamentali da integrare nello Statuto. Innanzitutto, il principio dell’identità e della valorizzazione della Toscana, della sua capacità di essere anche sistema di valori oltre che Regione. Il secondo principio è il diritto al perseguimento della felicità, intesa come principio di interesse generale, non certo individuale. Poi ho voluto aggiungere il diritto alla connettività e quindi la centralità dell’uso di internet, l’intelligenza artificiale, la dimensione della modernità tecnologica”. “Il principio che però ha fatto più discutere – ha sottolineato – è stato il nono assessore. Non sarà qualcosa che si concretizza domani servirà avere questa possibilità quando magari rimetteremo mano alla Giunta e io in questo momento non ho intenzione di farlo”. Mentre sul principio dell’identità toscana il presidente della Giunta ha annunciato che “proporrà la creazione di un’accademia di Toscana, un centro studi con ricerche e indagini che possa dare senso dell’identità”.

Due le dichiarazioni di voto prima del voto finale. Nella prima Marco Stella (Forza Italia) ha ironizzato sui membri della Giunta, “preoccupati da un rimpasto annunciato dal presidente Giani e con il nono assessore che era pronto a stappare una bottiglia di spumante, prima di scoprire che la sua nomina è rimandata”. Sul diritto alle felicità ha poi commentato “come si fa a essere felici se si aspetta un anno e mezzo per fare una risonanza magnetica o come può essere felice uno che legge questa variazione di bilancio. Cominciamo a discutere di cose serie, di infrastrutture ferme al palo come l’aeroporto di Firenze e la Darsena Europa. Ogni variazione serve solo a coprire i buchi nei bilanci delle Asl e sul tavolo della Regione restano aperte 60 crisi industriali”.

La capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta è tornata a intervenire per sottolineare “di avere ascoltato con attenzione il presidente Giani. La proposta di un’accademia di Toscana mi ha incuriosito, ma speriamo che in questa nuova accademia non si studi ‘il gianismo’. “In questa maggioranza teoria e pratica – ha aggiunto – non coincidono e ci sono contraddizioni evidenti”. La consigliera La Porta ha chiuso la dichiarazione di voto annunciando di votare contro “un atto astratto. Perché al di là dei bei principi, su cui siamo in teoria tutti sono d’accordo, serve una concretezza che non c’è”.

 

 

 

 

 

 

 

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