Libri: un ritratto di ‘Bruno Benigni. Politico austero e visionario’
Presentata nella sala Gonfalone di palazzo del Pegaso l’opera di Claudio Repek
Firenze – La vita di ‘Bruno Benigni. Politico austero e visionario’ è stata raccontata da Claudio Repek nel libro, edito da Clichy, presentato martedì 20 maggio nella sala Gonfalone di palazzo del Pegaso. Benigni cattolico e poi comunista è stato protagonista del dialogo nel periodo che va dalla metà del Novecento ai primi anni del nuovo millennio. Uomo delle istituzioni: assessore prima della provincia di Arezzo e poi della Regione Toscana, sempre in prima linea nella difesa dei diritti degli ultimi. Regista della chiusura del manicomio di Arezzo, protagonista della fine degli ospedali psichiatrici giudiziari, accanito difensore del diritto alla salute dei detenuti. Originale la sua visione della sanità territoriale, con il progetto delle case della salute e poi la proposta di legge della ‘residenzialità sociale senza emarginazione’ che avrebbe evitato le attuali rsa di grandi dimensioni.
A portare i saluti istituzionali dell’Assemblea legislativa e aprire la presentazione è stato il consigliere regionale Vincenzo Ceccarelli: “Lo considero un po’ il mio maestro quando ho iniziato la mia esperienza in politica e più che austero, l’ho sempre ritenuto una persona riservata. Se parliamo di sanità e servizi territoriali, se parliamo di attenzione agli ultimi e se parliamo di pace compendiamo come quel pensiero e quell’impegno siano ancora vivi e un riferimento per tutti noi”.
“Lui – ha proseguito il consigliere Ceccarelli – ha dedicato il suo impegno politico di una vita per migliorare le condizioni degli ultimi. È stato un grande protagonista quando è stato assessore della provincia di Arezzo della chiusura del manicomio. L’intuizione fu quella di capire che si trattava anche di una sfida culturale. La città doveva comprendere ed essere d’accordo con questa soluzione. Da assessore regionale fece anche un grande lavoro sui servizi sanitari territoriali e dobbiamo a lui l’intuizione e la costruzione del modello della casa della salute che poi ora diventerà nel suo sviluppo casa della comunità. Quando ero presidente della provincia fu Bruno che mi propose di creare l’istituzione Basaglia. Benigni aveva coniato due slogan che per me sono sempre un punto di riferimento. Il primo è ‘partire dai bisogni per creare le risposte da dare a chi questi bisogni esprime’ il secondo è ‘la salute e la sanità non sono affare solo dei medici, ma anche della politica’. Senza dimenticare che Bruno nella prima parte della sua esperienza politica, da allievo all’università di Perugia, è stato un grande pacifista, e nel 1961 quando è nata la marcia Perugia-Assisi, aveva promosso la marcia dei cento comuni a Cortona”.
“Non si tratta di un’operazione nostalgia – ha spiegato l’autore Claudio Repek –, sarebbe stato facile dire che la politica un tempo era una cosa diversa, in realtà provo a ricostruire le sue motivazioni, i suoi atti amministrativi, la sua visione politica, per tentare di far vedere che forse oggi Benigni sarebbe un politico moderno”. “Lui – ha proseguito – ha avuto un approccio politico, protagonista nell’ambito aretino e toscano del dialogo tra comunisti e cattolici negli anni Sessanta, poi da amministratore ha affrontato i temi della chiusura dei manicomi, quello di Arezzo, degli ospedali psichiatrici giudiziari, come Montelupo fiorentino. Si è occupato della salute in carcere e della sanità territoriale. Con l’obiettivo di non ridurre la sanità e la salute soltanto alla dimensione ospedaliera, ma puntare sulla centralità della rete di servizi sul territorio”.
Una carriera politica divisa per lunghi tratti con Vannino Chiti, ex presidente della Giunta regionale e ora presidente dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea: “Bruno Benigni è stato una figura importante non solo per Arezzo e la Toscana, ma per tutta l’Italia su temi come la chiusura dei manicomi, la centralità della persona, sui più umili in genere, sulle classi differenziali. Approdi di grande importanza e significato. E ci ricorda una fase in cui la nostra Regione, e i comuni, non stavano soltanto ad aspettare che cosa il Governo diceva o non diceva, ma cercavano di anticipare e segnare delle tappe nuove. Questo è un bel libro che ci ricorda queste esperienze, ma anche l’impegno per la pace, il dialogo tra comunisti italiani e cattolici. Tante cose che non ci sono più. È un’opera che può nutrire la nostalgia, un sentimento che in politica va bene se riesce a tradurre quei contenuti e quelle riflessioni nell’attualità”.
Tra i relatori anche Alessio Gramolati segretario generale Spi-Cgil Toscana: “Le sue origini sono state sempre legate al mondo del lavoro così come l’ultimo tratto della sua strada. Si parla di lui come di un politico austero e visionario. Io più semplicemente lo definirei un riformista. Una persona che aveva solidi principi, una visione, non a caso si affidava al pensiero di Franco Basaglia, ma aveva anche la capacità di cambiare lo stato delle cose. Questa concretezza oggi, legata a un pensiero lungo, forse è la cosa che manca”.
A moderare la presentazione Tina Chiarini presidente dell’associazione centro Basaglia di Arezzo: “Questa è la storia di un uomo giusto al posto giusto, perché la storia di Bruno Benigni è complessa e viene da lontano. Due sono gli obiettivi che gli sono sempre stati cari, la lotta a ogni forma di emarginazione e i diritti delle persone, soprattutto di quelle più fragili. È stato uno dei protagonisti assoluti di quella pagina bella della chiusura del manicomio di Arezzo che ha cambiato il mondo e ha ridato voce ai senza voce e ai senza storia”.
Erano presenti all’evento la figlia Gisella e i nipoti di Bruno Benigni. È intervenuto ex dirigente della Regione Toscana Bruno Cravedi.
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