Lavoro: Arti, sì al budget economico 2026-28
La presidente della commissione Sviluppo economico e rurale Brenda Barnini: “Per quest’anno per la prima volta Arti ha tra i suoi obbiettivi la concretizzazione della misura del reddito di rinserimento lavorativo”. Gli interventi di Diego Petrucci (FdI), del presidente Eugenio Giani, Lorenzo Falchi (AvS), Irene Galletti (M5S) e del portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI)
Firenze – Sì a maggioranza al budget economico 2026-2028 di Arti. Hanno votato afavore i gruppi di Pd, Casa Riformista, Avs e Movineto 5 stelle; contrari i gruppi di Fratell’Italia e Forza Italia.
“L’illustrazione della proposta di delibera avvenuta in commissione – ha detto la presidente della commissione Sviluppo economico e rurale Brenda Barnini (Pd) – è stata l’occasione per ribadire i numeri della gestione di Arti, la qualità del lavoro che questa agenzia svolge, riconosciuto anche a livello nazionale”. Barnini ha ricordato che l’Agenzia svolge sia le funzioni di organismo intermedio per la gestione di fondi che arrivano dall’Unione europea e dallo Stato e che ha una serie di obiettivi, trasformati in servizi attraverso la rete dei centri per impiego, “una rete che grazie anche agli investimenti straordinari legati al Pnrr ha visto un poderoso intervento di riqualificazione sia degli spazi sia con l’apertura di nuovi sportelli per l’incontro tra la ricerca di una posizione lavorativa e l’opportunità di fare di quel momento di interlocuzione una presa in carico globale”. Alcuni numeri ricordati da Barnini: “Nel 2025 sono stati 253mila gli utenti presi in carico in Toscana; oltre un milione le misure di politiche attive avviate e oltre 20mila le imprese che si sono rivolte ai centri per l’impiego”.
La presidente ha parlato poi della gestione da parte di Arti delle risorse che per il 92per cento sono statali mentre “nel budget – continua – non ci sono le risorse che gestisce come soggetto pagatore”, ricordando che “il 2026 sarà l’ultimo anno in cui nel bilancio di Arti troviamo le risorse Pnrr destinate alla ristrutturazione delle sedi”. “Per quest’anno per la prima volta – ha concluso – Arti ha tra i suoi obbiettivi la concretizzazione della misura del reddito di rinserimento lavorativo”, “mi sento di dire che in commissione sia emerso in maniera chiara” come “la disponibilità delle risorse fosse figlia di un virtuosimo e non di una mancata capacità di impegno delle risorse” e “la modalità con cui questa misura innovativa potrà inserirsi in maniera coerente e organica nella variegata composizione di strumenti di presa in carico e accompagnamento delle persone in difficoltà lavorativa “.
“Il Consiglio dovrebbe chiedere le dimissioni di tutti gli organi di governo di Arti – interviene Diego Petrucci (FdI) – quando un’Agenzia regionale che riceve il 92per cento del proprio budget dallo Stato, in un momento di crisi così drammatica, fa un avanzo di oltre 20milioni di euro”. “Arti serve per incrociare la richiesta di lavoro e l’offerta dei datori di lavoro”, “dovrebbe creare percorsi di inclusione professionale lavorativa per chi esce dal mondo dello studio e per i lavoratori espulsi dal loro lavoro”. “Il fatto che l’Agenzia faccia un avanzo di oltre 20milioni di euro dovrebbe farci scattare in piedi sui banchi del Consiglio regionale e chiedere il rinnovo dei vertici per incapacità di gestire i soldi pubblici”.
In risposta è intervenuto il presidente della Regione Eugenio Giani “Arti è uno dei vanti della Regione”, “abbiamo voluto gestire come Regione direttamente la materia del lavoro”, “superando la logica dell’affidamento agli uffici ministeriali sia la logica degli uffici provinciali”. “Abbiamo sviluppato – continua – la rete dei 53 centri per l’impiego” e “l’indice di disoccupazione oggi è del 4per cento”, “a Prato e a Empoli l’indice di disoccupazione è del 2 e mezzo per cento”. “Arti sta sviluppando bene le politiche del lavoro anche con interventi su tirocini, progetti specifici e con i 20milioni che vengono subito impegnati nel reddito di reinserimento lavorativo”. “Queste risorse sono state tenute come tesoretto – conclude – per mettere a bando quei 23milioni per reddito di reinserimento lavorativo”. Giani ha ricordata che sarà fatta la revisione degli statuti delle agenzie, con la divisione della figura del presidente e del direttore.
“Le figure tecniche di Arti hanno dimostrato di fare un lavoro preciso e competente – ha detto Lorenzo Falchi (Avs) -. “Provare ad usare l’avanzo di amministrazione di un’Agenzia che veicola così tante risorse, per il 92per cento ministeriali” “come investimento e presenza sulle politiche attive del lavoro”. “Il tema è la capacità di utilizzare le risorse” e come è avvenuto in questo caso usarle per finanziare il reddito di reinserimento lavorativo”. Falchi ha aggiunto che Arti è “una delle migliori pratiche a livello europeo” e ha ricordato che “abbiamo una realtà quotidiana che non è solo quella della disoccupazione” ma “il vero dramma e problema sociale è il lavoro povero”.
“Un’agenzia importante per la Regione che ha caratteristiche di eccellenza – ha detto Irene Galletti (M5S) – Arti crea l’incrocio tra i posti di lavoro esistenti e le persone”. “Mi fa impressione che l’attacco sia rivolto non alla parte politica ma al personale tecnico di Arti”, “mai mi sarei sognata di attribuire i disavanzi allo staff, agli organi tecnici di Arti e non alla parte politica”. Secondo Galletti il “problema vero è che quei 23milioni vanno per il reddito di reinserimento lavorativo”. “Nessuno può parlare di reddito di ‘poltronanza’”, “queste misure servono a ridare dignità alle persone che sono state estromesse dal mercato del lavoro, le colleghiamo anche all’impegno attivo a riformarsi per cercare altri tipi di lavoro, per colmare anche il mismatch, non è una misura di tutela ma proattiva”.
Petrucci ha precisato di aver parlato di organi di governo di Arti e non del personale dell’agenzia.
L’intervento di Alessandro Tomasi (FdI) si è concentrato su numeri e qualità. “Nel 2021 l’avanzo è stato di un milione e 160mila di euro, nel ‘22 di 14 milioni e 370 mila euro, nel ’23 di 10milioni e 344 mila euro, nel ‘24 di 4milioni e 78mila euro, rispetto a questi avanzi la prima domanda che mi sarei fatto è il perché che può nascondere tante cose, compresa l’inefficienza”. “Di certo nasconde che è un’agenzia sovra sovvenzionata”. “Gli avanzi sono circa di 30 milioni e voi avete scelto con 23milioni di finanziare il reinserimento lavorativo”.
Alcune riflessioni del portavoce dell’opposizione: “I numeri non danno la qualità”. Tomasi riporta alcuni esempi, nel settore metalmeccanico si lamentano che la formazione non è né sufficiente né congrua rispetto alle richieste, c’è una ricerca spasmodica di saldatori; e poi, nel settore dell’edilizia non si trova personale e non c’è un’adeguata formazione. E ancora, “ci sono dei target da rispettare rispetto ai finanziamenti dati, questi sono numeri ma non indicano la qualità del percorso formativo” e “alla fine di questi target, quante persone vengono formate e reinserite nel mondo del lavoro”, “i soldi sono stati spesi bene”. “Occorre monitorare gli esiti del reddito di reinserimento” perché “la linea del trasformare il reinserimento lavorativo ad un sostegno sociale è sottile”.
La consigliera Marcella Amadio (Fratelli d’Italia) ha richiamato l’attenzione “sull’opportunità di fare progetti concreti sulla formazione, invece di progetti di reinserimento e piani di formazione per il personale interno”.
Per Simone Bezzini (Pd), “il modello sulle politiche attive del lavoro in Toscana è molto avanzato” e “ci sono risultati efficaci grazie alla concertazione con sindacati e datori di lavoro”. Bezzini che in Toscana c’è una “tensione verso il cambiamento, ma a livello nazionale, invece, non c’è attenzione al mercato del lavoro e formazione”.
Luca Minucci (Fratelli d’Italia) ha ricordato le misure attuate a livello nazionale: “il taglio del cuneo fiscale, le decontribuzioni per le nuove assunzioni, il sostegno occupazione a favore delle donne. Si punta – ha aggiunto – decisamente più sul mercato del lavoro che sull’assistenzialismo. La nostra visione è più orientata a aiutare le imprese”.
Secondo Jacopo Ferri (Forza Italia) “c’è la volontà di avvicinare questi servizi ai territori e ridurre il livello di disoccupazione, ma bisogna capire con quali ricadute”. Ha poi ricordato che “le aziende private superano Arti e fanno agenzie private” e ha concluso: “A noi preoccupano che le misure sul reddito che si vogliono adottare risultino mere misure assistenzialistiche. Da questo nasce il nostro voto contrario”.
Per Jacopo Cellai (Fratelli d’Italia) “non si incrociano adeguatamente i dati tra domanda e offerta. La struttura, per il capitolo del personale, costa 37 milioni, una spesa importante che non si riflette sui risultati raggiunti dall’agenzia”. E ha aggiunto: “Oggi sii parla di reddito di reinserimento, una misura essenzialmente sociale, ma è bene sottolineare che a volte si realizzano solo otto ore al mese di formazione. Eliminare i voucher in passato è stato sbagliato”.
Per Chiara La Porta (Fratelli d’Italia) “Arti non ha speso i soldi per una formazione di qualità e l’indirizzo politico è confuso, nella nostra regione siamo lontani dai lavoratori”. E ha continuato: “Il Pil della regione scende in modo preoccupante, e la verità è che serve aiutare maggiormente le imprese, per inserire le persone effettivamente nel mondo del lavoro, e perciò non crediamo alle vostre vuote promesse”.
(testo di Benedetta Bernocchi e Riccardo Ferrucci)




