• 23 Ottobre 2026

Incontri: crisi e prospettive delle democrazie, il dialogo tra Gianfranco Fini e Fausto Bertinotti

Si è chiuso il ciclo di incontri che ha messo a confronto quattro ex presidenti della Camera dei deputati. Ha portato i saluti la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi

Comunicato stampa n. 934
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Firenze – Democrazia: crisi e prospettive. È su questo tema che si sono confrontati gli ex presidenti della Camera Gianfranco Fini e Fausto Bertinotti nella sala delle Feste di palazzo Bastogi, una delle sedi del Consiglio regionale della Toscana. A portare i saluti, la presidente dell’Assemblea legislativa toscana, Stefania Saccardi.

Il confronto odierno, introdotto da Vannino Chiti, presidente dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea, ha chiuso il ciclo di incontri con ex presidenti del Parlamento, promosso dallo stesso Istituto storico in collaborazione con l’Istituto nazionale di studi sul Rinascimento – Centro sull’Umanesimo contemporaneo e il Consiglio regionale, dedicati alle crisi delle liberaldemocrazie. Nel corso del primo incontro, giovedì della scorsa settimana, si erano confrontati sul tema Pier Ferdinando Casini e Luciano Violante.

“La crisi delle democrazie si misura direttamente con i grandi temi internazionali, tra cui il riarmo, la diffusione delle guerre e le marcate disuguaglianze sociali, fattori che indeboliscono l’attaccamento dei cittadini alle istituzioni”, ha detto Vannino Chiti introducendo i lavori. Chiti ha poi evidenziato l’impatto della rivoluzione digitale, “che ha introdotto ulteriori differenze e disparità. Il nodo centrale è la costruzione del futuro ordine mondiale. Oggi – ha spiegato – il multilateralismo, inteso come un governo del pianeta costruito e condiviso insieme per rispondere a sfide comuni, è contrapposto al multipolarismo, in cui un ristretto gruppo di grandi potenze (come Stati Uniti, Russia e Cina) impone le proprie aree di influenza. Il modello multipolare – ha concluso – affida gli equilibri alla sola forza delle potenze egemoni, con il concreto pericolo di rilegittimare l’uso della forza armata in un’epoca segnata dalla presenza di armi nucleari”.

Fausto Bertinotti ha sostenuto che “la crisi attuale della democrazia costituisce un vero e proprio ciclo storico. Il capitalismo tecno-finanziario, incentrato sulle grandi potenze, genera sistematicamente guerre in alto e disuguaglianze in basso, rivelandosi incompatibile con i principi democratici”. Ha poi spiegato di dubitare “che le risposte possano arrivare dalla sfera istituzionale” e ha individuato una promessa per il futuro nei movimenti sociali di protesta in Europa: le nuove generazioni di giovani che si sono mobilitate in solidarietà con Gaza e che “ora contesta i problemi materiali della vita quotidiana: il caro affitti, la mancanza di case, le carenze strutturali della scuola e l’inaccessibilità della sanità”.

Gianfranco Fini, ha inquadrato il momento storico attuale definendolo “il tramonto dell’illusione post-1989/1991. L’Occidente – ha spiegato – deve prendere atto che il modello ipotizzato dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica è fallito. L’idea che la democrazia si sarebbe espansa ovunque, che il mercato avrebbe ridotto le disparità sociali e che gli organismi internazionali avrebbero evitato le guerre è stata smentita dagli avvenimenti storici”. Fini ha poi aggiunto che “buona parte del mondo oggi non crede o crede poco nei valori occidentali, a partire dalla libertà”, sottolineando che “chi crede nella libertà, da un lato deve opporsi all’invasione della Russia ai danni di uno Stato sovrano e dall’altro deve sostenere contestualmente il diritto dei palestinesi a un proprio Stato e il diritto di Israele a esistere”.

 

 

 

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