Europa: Mazzeo, “È tempo di accelerare: l’Albania deve essere il prossimo Paese membro dell’Ue”
Il vicepresidente del Consiglio regionale e vicepresidente della delegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni ha partecipato a Bruxelles alla terza riunione del tavolo di confronto per l’ingresso di Tirana nell’Unione Europea
Firenze – “È tempo di accelerare: l’Albania deve essere il prossimo Paese membro dell’Unione europea. Ma perché questo obiettivo diventi realtà, lo slancio dei negoziati deve trasformarsi rapidamente in riforme concrete, attuate e verificabili. E in questa fase il ruolo dei territori può essere decisivo”.
Lo ha detto Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana e vicepresidente della delegazione italiana al comitato europeo delle regioni, aprendo a Bruxelles la terza riunione del tavolo di confronto tra il Comitato europeo delle regioni e le autorità locali albanesi sul percorso di adesione dell’Albania all’Unione europea, co-presieduto da Mazzeo insieme a Gledian Llatja, sindaco di Elbasan.
L’incontro si è articolato in due panel. Il primo è stato dedicato al processo di adesione dell’Albania all’Unione europea visto dalla prospettiva locale. Al centro del confronto, il ruolo che Comuni, Regioni e autorità territoriali possono svolgere per trasformare l’avanzamento dei negoziati in riforme concrete, capaci di incidere sulla qualità dell’amministrazione pubblica, sui servizi ai cittadini, sulla trasparenza, sulla partecipazione democratica e sullo sviluppo dei territori.
A questo panel hanno preso parte Ervin Demo, Ministro albanese per il governo locale, Andreas Schieder, membro del Parlamento europeo e relatore sull’Albania, e Isabella Torta, team leader della Direzione generale Allargamento della Commissione europea.
“L’allargamento – ha sottolineato Mazzeo – non è soltanto una procedura tecnica, ma una scelta strategica per l’Unione europea: una scelta di stabilità, sicurezza, democrazia e responsabilità politica verso l’intera regione dei Balcani occidentali. L’Albania è oggi tra i Paesi candidati più avanzati nel processo di adesione. Ora la sfida è trasformare i progressi negoziali in risultati verificabili nella vita quotidiana delle persone”.
Il secondo panel ha affrontato il tema della riforma territoriale, con il contributo di Emiriana Sako, sindaca di Durazzo e co-presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni dell’Albania, Fisnik Qosja, sindaco di Kavajë e co-presidente della stessa Associazione, ed Elton Stafa, program director di NALAS, la rete delle associazioni degli enti locali del Sud-Est Europa.
“Il punto non è solo disegnare un modello amministrativo più efficiente – ha osservato Mazzeo – ma costruire istituzioni locali capaci di garantire servizi migliori, ridurre le distanze tra centro e periferia e accompagnare tutti i territori dentro il percorso europeo dell’Albania. L’ingresso in Europa non è compatibile con modelli di sviluppo fondati sulla speculazione, sul consumo incontrollato del territorio o sull’aggiramento delle regole. Servono amministrazioni forti, trasparenti e capaci di difendere l’interesse pubblico, l’ambiente e la qualità della vita delle comunità”.
Mazzeo ha quindi richiamato la necessità di considerare Comuni e autorità locali come protagonisti del processo di adesione. “L’ingresso nell’Unione europea non si misura soltanto nei negoziati tra governi e istituzioni europee. Si misura nella capacità di cambiare concretamente la vita delle persone: nella qualità dei servizi, nella trasparenza dell’amministrazione, nella partecipazione democratica, nelle opportunità per i giovani e nello sviluppo dei territori. Per questo l’Albania sarà tanto più pronta per l’Europa quanto più saprà rafforzare le sue istituzioni locali e renderle parte viva delle riforme”.
“Ma anche l’Unione europea deve fare la sua parte – ha concluso Mazzeo –. Serve un’Europa capace di decidere, di mantenere le proprie promesse e di governare i grandi cambiamenti che riguardano sia gli Stati membri sia i Paesi candidati. Se l’allargamento è una scelta strategica per la stabilità, la sicurezza e la democrazia del continente, allora va superato il diritto di veto del singolo Paese: il futuro europeo dell’Albania non può restare ostaggio di logiche nazionali”.












