3 Marzo 2026

Europa: in commissione l’audizione dell’Irpet

Il direttore Nicola Sciclone ha fatto il punto sulle politiche di coesione e sul futuro dei fondi europei

comunicato n. 0149
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Firenze – La commissione Politiche europee e relazioni internazionali presieduta da Irene Galletti (Movimento 5 Stelle) ha ascoltato nella seduta di lunedì 2 marzo il direttore dell’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana (Irpet) Nicola Sciclone.

“Il quadro delineato da Irpet sugli effetti delle politiche di coesione è prezioso – le parole della presidente Galletti – perché ci permette di misurarne l’efficacia e di costruire interventi davvero mirati alla crescita e allo sviluppo dei territori. Proprio per questo guardiamo con preoccupazione all’ipotesi di un accentramento statale nella governance: cambiare scala decisionale rischia di privilegiare i grandi investimenti, penalizzando quelli integrati e locali e aumentando la marginalizzazione delle aree più fragili. Si tratta di un tema che coinvolge anche altre regioni, con le quali appare opportuno avviare un confronto volto a rappresentare congiuntamente tali preoccupazioni nelle sedi istituzionali competenti”.

“Ci preoccupa inoltre – ha concluso – che tra le poche priorità emergano soprattutto sicurezza e difesa: in un contesto internazionale già segnato da tensioni, questo può spostare risorse verso riarmo e spese militari, a scapito di politiche solidaristiche. È un tema che va approfondito e discusso con il Governo nazionale in questa fase di negoziato, anche in raccordo con le altre regioni che esprimono analoghe preoccupazioni”.

Nella sua panoramica sulle politiche di coesione il direttore dell’Irpet Sciclone ha spiegato che sono nate con un duplice obiettivo “di investimento nel futuro dell’Europa sostenendone la crescita economica” e quello più solidaristico “di redistribuire i vantaggi del mercato unico e della globalizzazione con una logica compensativa”. “Due obiettivi – ha proseguito – che sono stati conseguiti. La programmazione 2021-2027 si fa attraverso i fondi europei a cui si aggiungono le risorse nazionali. I fondi sono il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Just Transition Fund che vuole accompagnare il cambiamento climatico. A questi si aggiungono il cofinanziamento obbligatorio degli Stati membri e due fondi nazionali il Fondo sviluppo e coesione e il Fondo rotazione per l’attuazione di politiche comunitarie. Nei cicli precedenti era compreso anche il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che ora fa parte integrante della Politica agricola comune. Con il negoziato in corso per il momento e per il futuro sembra prevalere l’idea di un Fondo unico complessivo sul modello del Pnnr con una governance più centralizzata tra Bruxelles e gli Stati membri”.

“Tutto questo – ha spiegato il direttore Sciclone – complessivamente vale a livello europeo come politiche di coesione 392miliardi di euro, pari a circa un terzo del bilancio totale dell’Unione Europea. In Italia le politiche di coesione, mettendo insieme risorse Ue e risorse nazionali valgono complessivamente 135miliardi, pari allo 0,8% del prodotto interno lordo nazionale su base annua. Per la Toscana in questo ciclo di programmazione i pilastri della coesione sono il Fesr e il Fse. Il Fondo europeo di sviluppo regionale, che ha come obiettivo la produttività e la competitività vale nel ciclo 2021-2027 1,228miliardi di euro. Il Fondo sociale europeo, che ha invece come obiettivi inclusione sociale e politiche attive del lavoro, 1,083miliardi. Il totale per la Toscana vale 2,3miliardi che rappresenta lo 0,3% sul base annua del pil. Risorse che su base nazionale quotano il 5,6% di quelle complessivamente a disposizione delle regioni italiane”.

“Politiche di coesione – ha aggiunto Nicola Sciclone – che hanno molto alimentato gli investimenti infrastrutturali dei Paesi dell’Unione europea. Politiche che hanno un effetto concreto: 1milione di euro di spesa del Fesr attiva 604mila euro di pil, che arriva a un 1milione nel caso del Fse. Effetti che vengono valutati positivamente sul medio e lungo periodo anche sulle imprese e sull’occupazione”. Tra gli effetti duraturi illustrati dal presidente di Irpet c’è ad esempio quello degli incentivi alla conversione biologica delle colture agricole che ha stabilizzato questo metodo di produzione. Un altro esempio positivo è quello che riguarda gli asili nido che ha dimostrato come una donna che ha un figlio che frequenta l’asilo abbia maggiori possibilità di trovare un’occupazione o di conservare il posto di lavoro.

Il direttore Sciclone non ha poi nascosto la preoccupazione per il negoziato in atto sulle nuove politiche di coesione del ciclo 2028-2034 connotato da spinte tra loro contrapposte: “C’è una visione solidaristica, con un trasferimento di risorse dalle regioni più ricche a quelle più povere, e questo penalizzerebbe in modo evidente la Toscana, con la sua capacità di programmazione, e una che punta su poche priorità strategiche e tra queste ci sarebbe una difesa europea autonoma, alimentando così una governance dall’alto. Poche priorità su intelligenza artificiale e sicurezza che varrebbero per tutti danneggiando le realtà territoriali che hanno bisogni e priorità diversi. La terza spinta riguarda l’accentramento della governance sul modello del Pnnr. Ma in questo modo le regioni perderebbero la possibilità di ancorare la spesa alle specificità produttive locali”.

Le sfide che hanno di fronte le regioni in questo negoziato secondo il direttore Sciclone sono diverse. “La prima è quella di uscire dalla logica della rendicontazione, spiegando gli effetti positivi delle diverse politiche; la seconda sarebbe quella di creare un’alleanza tra le regioni più ricche, per evitare che vincano le spinte che vogliono una coesione solo compensativa; la terza è quella di mantenere l’impostazione originaria della politica di coesione con politiche che emergono anche dal basso e non solo calate dall’alto, facendo così emergere le priorità delle realtà locali”.

Ad aprire le riflessioni sulla relazione del direttore dell’Irpet il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Capecchi: “Il problema dell’Unione europea – ha affermato – è quello di avere meccanismi zoppi, con i Paesi più forti che cercano strade autonome di trattativa diretta. E per le regioni risentire della centralizzazione è un rischio concreto con tante risorse che verrebbero destinate alla difesa comune”. “Per noi – ha proseguito il consigliere Capecchi – è fondamentale capire come poter orientare la contrattazione del settennato 2028-2034, quali partite sono ancora aperte, e con quale discrezionalità di scelta, e quando si chiude questa trattativa. Ha fatto bene il presidente della Giunta Giani a incontrare nella sua missione a Bruxelles i ministri Fitto e Foti. Il nostro deve essere un atteggiamento giusto, al rialzo. Da parte nostra, nella contrattazione con il Governo e su progetti che condividiamo, come nel caso del rafforzamento del sistema agroalimentare, se saremo coinvolti, siamo disponibili a spenderci per la Toscana”.

Nel suo intervento la consigliera Serena Spinelli (Pd) si è detta “molto preoccupata per il rischio di una centralizzazione” e ha sottolineato come quello della rendicontazione “sia un tema, perché in Europa vogliono sapere come hai speso i soldi e se lo hai fatto nella modalità corretta”. E si è detta d’accordo con il consigliere Capecchi “sulla necessità di capire come possiamo interloquire nella nuova programmazione, naturalmente nel rispetto dei ruoli”. “Noi – ha aggiunto – abbiamo una difficoltà nel reperimento anche delle risorse nazionali e per questo in Toscana abbiamo avuto l’obiettivo di utilizzare i fondi europei a integrazione delle politiche partendo dal Piano di sviluppo regionale e con tutti gli altri piani che si agganciano a quello. I fondi vanno a integrazione come nel caso delle politiche sociali dove abbiamo sempre fondi nazionali, ma arrivano in ritardo, ridotti e frammentati”.

Nella sua replica alle domande il direttore dell’Irpet Sciclone ha sottolineato come nel prossimo ciclo di programmazione europea “ci sia un rischio quantitativo, di maggiori risorse collocate sulla difesa e questo potrebbe avere ricadute sulle politiche di sviluppo e inclusione. Per questo sarebbe utile non farlo con i fondi di coesione, ma utilizzando altre risorse e usando altri capitoli”.

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana