• 21 Ottobre 2026

Economia: commercio equo solidale, passa la nuova legge della Toscana

Approvata a maggioranza, con il voto contrario dei gruppi di opposizione. Il dibattito in Aula e la sintesi del provvedimento

 

Comunicato n. 0921
Stampa/Salva​
Condividi

di

Firenze – Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la nuova legge regionale per il sostegno alla diffusione del commercio equo e solidale in Toscana. Il provvedimento è passato con il voto favorevole di Partito democratico, Casa riformista, Alleanza verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle. Contrari Fratelli d’Italia e Forza Italia. Approvato, sempre a maggioranza, anche un ordine del giorno collegato presentato dal Movimento 5 Stelle.

È stata la presidente della commissione Sviluppo economico e rurale, Brenda Barnini (Pd) a illustrare la nuova legge in Aula, facendo riferimento al lungo percorso “avviato nella passata legislatura, che aggiorna la legge regionale già esistente dal lontano 2005, non ne modifica l’ispirazione di fondo, prova a renderla più concreta e attuabile”. Il commercio equo e solidale non è e non dovrebbe essere una nicchia, ma un modello economico a tutti gli effetti che mette insieme libertà d’impresa, dignità del lavoro, giusta remunerazione dei produttori, tutela dell’ambiente e trasparenza delle filiere. Dietro ogni prodotto ci sono persone, comunità, territori e risorse naturali”. La Toscana, ha ricordato Barnini “riconobbe tutto questo già nel 2005, ma è rimasta in parte inattuata” e ha riconosciuto che “la copertura economica è compatibile con gli stanziamenti attuali, non può certo porsi l’obiettivo di cambiare gli stili di vita dei nostri cittadini. Ma una buona intenzione può a volte tradursi in qualcosa di più. La vera sfida non è contrapporre il consumo etico al consumo ordinario. Approvando questa legge compiamo una scelta coerente con la storia e i valori della nostra regione”.

Secondo la vicepresidente della commissione Sviluppo economico, Marcella Amadio (FdI), “questo tipo di commercio mi sembra poco equo e parecchio solidale nei confronti di determinati soggetti. La Regione concede contributi per l’iscrizione all’elenco equo garantito. Si configura un finanziamento più o meno strano. Ci avete bocciato gli emendamenti, voteremo no a questa proposta di legge”.

Pieno appoggio da Massimiliano Ghimenti, che annuncia il voto “pienamente convinto e pienamente favorevole” di Alleanza Verdi e Sinistra. “Stiamo parlando di un modo diverso di concepire i rapporti economici. Dietro ogni merce ci sono persone, lavoro e territori. Non esiste una vera transizione ecologica se non affrontiamo contemporaneamente le disuguaglianze economiche e sociali. La Toscana interviene su un terreno importante, sostenendo le organizzazioni e promuovendo iniziative culturali, attività di formazione, progetti educativi nelle scuole, occasioni d’incontro tra produttori e cittadini per comprendere come funziona l’economia e quali conseguenze producono le nostre scelte. La politica deve assumersi queste responsabilità, creando le condizioni perché si possa produrre e lavorare meglio”.

Il consigliere Matteo Zoppini (FdI), al contrario, rileva che “chi ha presentato questa proposta di legge si è sempre vantato che la Toscana sia stata la prima Regione ad adottare un provvedimento in questo senso, ma è una pessima legge sul commercio equo e solidale, anche se abbiamo provato a migliorarla – prosegue Zoppini –, con emendamenti in parte accolti. Il registro nazionale al quale si fa riferimento è tenuto da un’associazione di diritto privato: non c’è trasparenza, ma, ancora più grave, sono previsti requisiti a discrezione completa della stessa associazione. La Toscana paga quell’iscrizione con contributi pubblici, soldi di tutti i cittadini toscani”.

“Nemmeno la maggioranza crede in questa legge”, dice Diego Petrucci (FdI). “Sta semplicemente prendendo in giro gli elettori e i cittadini toscani: lo certifica il fatto che investirà ‘ben’ ventimila euro. Non avrà nessun tipo di ricaduta. Il commercio equo e solidale è cosa seria, si sarebbe potuti intervenire in modo diverso, prevedendo criteri valutativi privilegiati nei bandi per le mense scolastiche o per gli acquisti che riguardano la nostra sanità. Ci sarebbero stati gli strumenti e gli spazi per farlo. Questa legge è fatta con scarsissima attenzione, non avete voluto fare una scelta politica compiuta e si perde un’occasione”.

La consigliera Irene Galletti ha illustrato nel proprio intervento anche l’ordine del giorno presentato dal Movimento 5 Stelle. “Il commercio accomuna tutte le forze politiche, con una discriminante che riguarda lo strumento. A chi critica lo stanziamento previsto dalla Regione Toscana, ricordo che il Governo nazionale mette 800mila euro a livello nazionale. Gli importi possono essere più alti all’interno di un sistema che man mano si struttura. Il provvedimento che approviamo oggi è un punto di partenza, di innovazione della legge precedente”.

L’ordine del giorno impegna la Giunta regionale “a promuovere, nelle sedi di confronto istituzionale con il Governo, una maggiore attenzione al commercio equo e solidale, favorendo la valorizzazione delle esperienze sviluppate a livello regionale e l’individuazione di possibili iniziative nazionali volte a sostenere la diffusione e il consolidamento del settore”; a farsi “promotrice, nelle sedi di confronto istituzionale con il Governo e con le altre Regioni, della proposta di istituire un registro nazionale di natura pubblica delle imprese e delle organizzazioni operanti nel commercio equo e solidale, ispirato alle esperienze dei registri ed elenchi regionali già esistenti e fondato su criteri di iscrizione uniformi, oggettivi e verificabili, definiti nell’ambito della disciplina pubblica, al fine di garantire trasparenza, certezza giuridica e parità di trattamento nel riconoscimento dei soggetti del settore, prevedendo altresì forme di raccordo con gli strumenti regionali e valorizzando, come elementi tecnici di riferimento non esclusivi, gli standard e le attestazioni elaborati dalle organizzazioni rappresentative del commercio equo e solidale”; ad assicurare, “nell’ambito della futura programmazione economica e finanziaria regionale, la continuità degli stanziamenti destinati agli interventi previsti dalla nuova disciplina, al fine di favorire la stabilità delle iniziative di sostegno e promozione del commercio equo e solidale sul territorio toscano”.

Intervenendo durante il dibattito, il presidente del gruppo di Forza Italia Marco Stella ha stroncato la proposta di legge della maggioranza parlando “dell’aggiornamento di un fallimento preesistente, che porterà inevitabilmente a un fallimento futuro. In Toscana – ha aggiunto – ci sono 400mila attività commerciali e le botteghe che si occupano di commercio equo e solidale sono 20 e sono talmente importanti da avere ricevuto grazie alla vecchia legislazione, nel 2021 e 2022, tremila euro, che sono diventati cinquemila nel 2023 e sono scesi a quattromila nel 2025”. “Con questa legislatura si fa sul serio – ha ironizzato Stella – ci crediamo e ci mettiamo risorse per 20mila euro. Qui sembra di stare su ‘Scherzi a parte’, ma la questione è estremamente seria. Dove governiamo noi, come in Lombardia, sono stati messi 300mila euro sul bilancio regionale. Prendete in giro anche chi ci crede veramente, si tratta di una legge sbagliata a partire dalle finalità. Il commercio equo e solidale non appartiene solo ai Paesi in via di sviluppo. Ed è la scheda di legittimità a smontarla in ogni suo articolo. Serve un approccio non ideologico. Se vi sta a cuore perché non avete messo il commercio equo e solidale nei bandi della Regione e non avete messo una premialità. Le risorse sono risibili per gli obiettivi della legge”

La consigliera regionale Serena Spinelli (Pd) ha aperto il suo intervento con i ringraziamenti all’assessorato e alla presidenza della commissione. Un ringraziamento esteso agli Uffici che “hanno scritto una proposta di legge, frutto di lunghissime discussioni con il mondo del commercio equo e solidale, con gli assessorati al Commercio e alla Cooperazione internazionale e con i suoi funzionari e dirigenti. La furia ideologica – ha aggiunto rivolta ai banchi delle opposizioni – è solo da parte delle minoranze. Serviva un aggiornamento della legge e uno stanziamento di risorse che è certamente da aumentare e che vedrà tutto il nostro impegno per capire come farlo. Era giusto ribadire l’autonomia scolastica anche se lo ritengo pleonastico. I contributi non sono quelli di Veneto e Lombardia, che è una regione che ha un numero superiore di attività di questo tipo. Non chiediamo al Parlamento di fare una giornata del commercio equo e solidale, semplicemente le associazioni e le aziende che svolgono questo lavoro hanno la necessità di mettere in norma che sia un nostro impegno quello di dedicare almeno una giornata perché si possa parlare di questi temi. Il commercio equo e solidale ha la capacità di creare consapevolezza nei consumatori. Non ci aspettiamo rivoluzioni dalla legge, ma si pone obiettivo di capire se le 20 aziende possono crescere e diventare di più. La sostenibilità economica deve esserci sempre, anche quando si commerciano prodotti di nicchia”.

Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi è intervenuto per sottolineare alcuni aspetti: “Noi consideriamo non opportuna l’assenza della vicepresidente della Giunta regionale Mia Diop, visto che si tratta di un provvedimento per cui ha la delega e lei non è in Aula a presentarlo e difenderlo. Anche nel centrodestra c’è una grande attenzione e apertura al commercio equo e solidale e al sostegno di alcune produzioni. Una misura efficace sarebbe quella di farlo anche entrare nel mondo degli appalti ad esempio nelle mense scolastiche. Se 20mila servono per far iscrivere 20 negozi, mi pare ci sia stata una vera e propria concertazione con loro. Gli si paga l’iscrizione e con il resto si fa una giornata dedicata. Questi negozi ci chiedono dignità e sostenibilità economica. Progetti che coinvolgono il mondo della disabilità sono efficaci e abbiamo esempi virtuosi. Lunga vita al presidente della Repubblica Mattarella che ha detto al Parlamento basta all’istituzione di ‘giornate’ dedicate a tutto. Invece di dedicare una giornata, facciamo una campagna per promuovere questi negozi”.

In sede di dichiarazione di voto, è intervenuta la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Marcella Amadio, vicepresidente della commissione Sviluppo economico, per ribadire un concetto “La vicepresidente Mia Diop non c’è nemmeno quando si presenta una legge che la coinvolge e questo non è serio. Non è necessario che la Regione Toscana aiuti quelle tre o quattro associazioni, perché si tratta di una sorta di partita di giro. Anzi io propongo che la Regione ritiri il finanziamento per quanto possa essere scarso, perché non esiste che la Regione paghi alle associazioni l’iscrizione a questo registro. Si vantano che si tratta di una certificazione indipendente, ma io mi chiedo da cosa. Se è indipendente la Regione Toscana non può assolutamente pagare l’iscrizione. Questa è una legge inemendabile. Mi piacerebbe prendere questa proposta di legge e strapparla. Il nostro gruppo voterà convintamente no”.

Il consigliere Diego Petrucci (FdI) ha ribadito che “vanno fatte leggi che sostengano veramente il commercio equo e solidale. Ogni giorno la Regione Toscana acquista migliaia di pasti per le mense, e non c’è una virgola in questa legge che dica di privilegiare questa filiera rispetto a un’altra. Si tratta di un intervento legislativo che prende in giro i protagonisti stessi della legge”.

Da Casa Riformista, Federico Eligi ha invocato l’intervento del Governo Meloni: “Per avere misure concrete a sostegno di questo tipo di commercio c’è un grande assente che è il legislatore nazionale, e a livello nazionale c’è un buco. La Regione deve farsene carico per arrivare a misure vere che stanno in collo al legislatore nazionale. Nessuna Regione ha la capacità di incidere su queste materie, non ci sono i fondi. Le Regioni possono fare ben poco e quel poco può essere dare un momento di visibilità come abbiamo deciso di fare. C’è un sostegno sincero da parte di maggioranza e opposizioni per questo tipo di attività, ma cerchiamo di trovare un modo insieme di chiedere misure efficaci al Governo nazionale”.

Nel suo intervento il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Massimiliano Ghimenti ha annunciato voto favorevole lanciando una proposta: “Come Assemblea legislativa toscana mi chiedo cosa possiamo fare noi di concreto, e per questo propongo di portare all’interno della mensa del Consiglio regionale, che riaprirà presto, prodotti come l’olio Toscano, ma anche prodotti equi e solidali come il caffè e mi farò carico di proporlo nella commissione della mensa di cui faccio parte”. Una proposta che ha fatto sua il collega di Fratelli d’Italia Diego Petrucci: “Si perde una grande occasione per fare un’iniziativa efficace discutendo di un tema importantissimo. Ma apprezzo l’iniziativa del consigliere Ghimenti che sottoscriverò come membro della commissione della mensa. Così possiamo fare una scelta concreta”.

Le dichiarazioni di voto si sono concluse con l’intervento di Marco Stella per Forza Italia che tornando ad attaccare l’ex assessora Serena Spinelli ha sottolineato come “durante i 5 anni del suo assessorato le iniziative a sostegno di questo settore siano state solamente tre per un importo complessivo di 12mila euro. Se volevate fare qualcosa – ha concluso – avevate gli strumenti e i soldi per farlo, mentre quello che ci portate oggi è un’offesa. Anche gli 800mila euro messi a disposizione dal Governo centrale sono pochi, ma quello che fa la Regione Toscana è peggio e dimostra un’assenza totale di strategia e prospettiva”.

————–

La legge in sintesi

Profonda semplificazione e attualizzazione del quadro normativo. Con questi obbiettivi la Regione Toscana ha avviato un percorso di revisione della legge n.37 del 23 febbraio “Disposizioni per il sostegno alla diffusione del commercio equo e solidale in Toscana” del 2005, quando la Toscana fu la prima ad adottare una legge organica sul commercio equo e solidale, per realizzare una maggiore informazione nei confronti dei consumatori, per favorire acquisti responsabili e conseguentemente una maggiore diffusione dei prodotti del commercio equo e solidale.

La modifica della legge, adottata nel 2005 ma per buona parte rimasta inattuata, si rende necessaria per sanare soprattutto due aspetti critici: la mancata copertura finanziaria e la mancata istituzione del registro regionale per l’individuazione dei soggetti beneficiari della filiera solidale, previsto per legge. Le modifiche prevedono la riformulazione del testo, con l’eliminazione del regolamento di attuazione e l’orientamento a semplificazione, concretezza operativa e maggior praticità e facilità di attuazione della legge.

In particolare, sono risultati farraginosi i meccanismi di individuazione dei prodotti del commercio equo e solidale mediante l’istituzione di un apposito disciplinare di prodotto e quello per l’individuazione dei soggetti del commercio equo e solidale con l’iscrizione in un registro regionale. Quest’ultimo è disciplinato con minuziosa previsione di adempimenti, requisiti, monitoraggi e sanzioni di complessa attuazione che probabilmente ha costituito causa della sua mancata attivazione.

Obiettivo della proposta di legge pertanto è il riordino della disciplina della materia soprattutto al fine di superare le criticità manifestate dalla prassi applicativa della disciplina del 2005: sono semplificate le fasi relative all’individuazione dei prodotti e dei soggetti del commercio equo e solidale. Nell’ottica di semplificazione sono stati inseriti nella legge i criteri per l’individuazione dei prodotti del commercio equo e solidale, indicandoli come quelli realizzati, importati, acquistati, distribuiti e commercializzati, all’ingrosso o al dettaglio, dai soggetti del commercio equo e solidale ovvero certificati da parte di un ente di certificazione autonomo, che abbia per scopo sociale la certificazione di tali prodotti e sia riconosciuto idoneo da parte degli enti internazionali di certificazione dei suddetti prodotti.

Sono state eliminate poi le precedenti disposizioni che prevedevano una serie di criteri e modalità per l’iscrizione al registro regionale del commercio equo e solidale nonché per la sospensione e la revoca dallo stesso. Tale registro, peraltro, non è mai stato istituito.

Viene razionalizzato il sistema di sostegno regionale alle iniziative del commercio equo e solidale quale importante strumento di promozione dell’incontro fra culture diverse, di sostegno alla crescita economica e sociale dei Paesi in via di sviluppo, di impegno sociale e di rispetto dei diritti individuali e della sostenibilità ambientale.

Inoltre, la Giunta regionale si impegna a sostenere annualmente eventi di comunicazione e diffusione di conoscenze del commercio equo e solidale, promuovendo una o più giornate ad esso dedicate, quale momento di incontro tra la comunità toscana e le realtà del commercio equo e solidale, nonché di promozione e vendita dei prodotti. Per la verifica dei risultati raggiunti dalla legge, è prevista una clausola valutativa che consente al Consiglio regionale, a cadenza biennale, di ricevere dalla Giunta una relazione contenente una serie di informazioni, quali: il numero e le caratteristiche dei soggetti del commercio equo e solidale; i dati sull’evoluzione del Commercio equo e solidale in Toscana e le risorse destinate dalla Regione alle iniziative di sostegno alla diffusione dello stesso; le iniziative realizzate, in termini di obiettivi perseguiti, di azioni compiute e di risultati raggiunti; gli esiti delle giornate del Commercio equo e solidale organizzate.

Tra le modifiche la semplificazione normativa con l’eliminazione del vecchio regolamento di attuazione per favorire una maggiore concretezza operativa, flessibilità e facilità di applicazione e il superamento del registro regionale, con l’allineamento dei soggetti di riferimento all’iscrizione al registro nazionale Equo Garantito e richiedendo il requisito del radicamento territoriale per le aziende con sede stabile e operatività in Toscana.

Riguardo ai criteri per l’individuazione dei prodotti del commercio equo e solidale (realizzati, importati, acquistati e distribuiti secondo standard etici) sono stati inseriti direttamente nel corpo della legge. Infine, il percorso di aggiornamento è stato rilanciato attraverso l’avvio di un tavolo di confronto coordinato dalla Regione (con l’assessorato alle politiche sociali e cooperazione internazionale) insieme alle botteghe, ai volontari e alle realtà del territorio, a 17 anni dalla prima stesura della legge.

(Testo di Sandro Bartoli, Benedetta Bernocchi, Emmanuel Milano)

 

 

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana