Crisi settore moda: giornata di audizioni in commissione Sviluppo economico
Illustrato il recente rapporto Irpet, sentiti rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle categorie economiche. La presidente Brenda Barnini (Pd): “Presto proposta di risoluzione a sostegno dell’azione regionale”. La vicepresidente Marcella Amadio (FdI): “Spaccato approfondito della realtà del comparto, faremo tesoro dei suggerimenti ricevuti”
Firenze – Sostegno ai lavoratori e alle aziende del comparto moda colpiti dalla crisi, ammortizzatori in deroga, politiche di formazione e reinserimento, sostegno ad aggregazioni aziendali e investimenti, tutela della legalità e della sostenibilità, revisione dei bandi regionali, strategie per la ricerca di nuovi mercati. Queste le richieste che arrivano dai sindacati e dalle categorie economiche sentiti nella giornata di oggi, mercoledì 18 febbraio 2026, dalla commissione Sviluppo economico e rurale, presieduta da Brenda Barnini (Pd). Una nutrita serie di audizioni, che si è aperta con l’illustrazione del rapporto Irpet, presentato la scorsa settimana alla Città metropolitana.
Nel perdurare della pesante crisi iniziata nel 2023, “il comparto della moda entra nel nuovo anno con una attenuazione dei segnali negativi nei principali indicatori economici. Il ripiegamento è in decelerazione, ma ancora non tale da lasciare presagire una rapida e reale inversione di tendenza”, ha spiegato Nicola Sciclone, direttore dell’Istituto regionale per la programmazione economica. Se il quadro appare in miglioramento, resta tuttavia “ancora dall’essere roseo”. Non siamo ancora vicini ad una effettiva inversione di tendenza.
La moda rappresenta oltre il 5 per cento del PIL complessivo e il 6 per cento degli occupati della Toscana. Tessile, concia, calzature, abbigliamento e pelletteria contribuiscono al 27 per cento del valore aggiunto manifatturiero regionale e assorbono il 35 per cento degli addetti manifatturieri della regione. Sui 48 sistemi locali del lavoro in Toscana, nove sono specializzati nella moda. I segnali di ripartenza sono più incoraggianti sul fronte delle esportazioni che tornano a mostrare segni positivi (in tutti i comparti nel terzo trimestre 2025. Negli ultimi 12 trimestri, però, la moda toscana ha perso un quinto (-21 per cento) del fatturato esportato, a fronte del -7 per cento registrato dalle stesse specializzazioni nel resto d’Italia. Con conseguente contrazione del lavoro dipendente e una perdita significativa del potere di mercato e distribuzione nelle catene del valore.
Si tratta di una crisi che alle cause congiunturali (tensioni geopolitiche, maggior costo del denaro, elevata inflazione) se ne aggiungo alcune legate a strategie aziendali o di prodotto che non si sono rivelate azzeccate e ad altre strutturali, come l’accresciuta dipendenza dai grandi marchi e l’alta contendibilità del mercato, nuovi orientamenti delle preferenze dei consumatori, polarizzazione tra prodotti di super lusso di alta gamma e prodotti di bassa qualità, fino al ridimensionamento della classe media.
Dai sindacati – sono intervenuti Cgil, Cisl, Uil, Ugl – si conferma “l’enorme preoccupazione per la durata della crisi e l’impoverimento della classe lavoratrice”, con la prospettiva, da scongiurare, che “la Toscana arretri ancora di più, dopo che un migliaio di aziende ha già chiuso e decine di migliaia di lavoratori sono a rischio”. Di qui, le richieste di tutele immediate per le lavoratrici e i lavoratori, di ammortizzatori sociali in deroga, sostegno alle piccole imprese, politiche di formazione e reinserimento, certificazioni di legalità della filiera produttiva, tutela delle piccole e medie imprese dell’indotto, potenziamento delle infrastrutture per migliorare viabilità e logistica. Si ritiene che la Regione e del Consiglio regionale possano avere un ruolo attivo, “anche con l’istituzione di un osservatorio, un tavolo regionale che permetta un’azione coordinata”.
Anche da parte delle categorie economiche – sono intervenuti Confcommercio, Confartigianato, Confindustria Toscana, Cna, Conflavoro Pmi, Unilavoro Pmi, Unione nazionale produttori materiali chimici (Unpac) – sono state presentate le richieste portate anche ai tavoli nazionali, a sostegno di questo “settore strategico del manifatturiero in Toscana”: detassazione, formazione, sostegno ad aggregazioni aziendali e investimenti, tutela della legalità e della sostenibilità, fino a strategie per la ricerca di nuovi mercati. Inoltre, è stata rappresentata la necessità di “rimodulare i bandi regionali per il settore, che si stanno rivelando inaccessibili per tante piccole imprese”.
“È nostro compito arrivare ad una visione generale che tenga insieme tutti i punti di vista – ha dichiarato la presidente Brenda Barnini –. Con le audizioni di questa giornata abbiamo voluto avviare un percorso per portare un contributo in autonomia all’azione della Giunta regionale. È intenzione della commissione arrivare a una proposta di risoluzione, un atto di indirizzo per suggerire risposte concrete a queste esigenze di tenuta sociale ed economica, provando a dare indirizzi e strategie di intervento. Molte delle parole chiave che abbiamo sentito in queste audizioni fanno già parte del patrimonio di questa commissione, in particolare il tema della formazione. Abbiamo tutti chiaro che la richiesta di ammortizzatori sociali debba essere unanime, l’assessore regionale Lenzi ha già portato la richiesta formale al Governo a nome della conferenza Stato-Regioni”.
“Quello che abbiamo ascoltato oggi è uno spaccato ancor più approfondito della realtà della moda, il quadro non è dei migliori”, ha dichiarato la vicepresidente della commissione Marcella Amadio (FdI). “Sulla scorta della bozza della proposta di risoluzione che stiamo preparando, avevamo aggiunto delle integrazioni che necessiteranno di ulteriori aggiustamenti a seguito delle proposte arrivate oggi. La Regione ha fatto cose molto importanti per la moda, così come il Governo, che ha promosso azioni contro la concorrenza sleale da parte dei Paesi extraeuropei. Le infrastrutture sono un volano fondamentale per l’economia”.




