Comuni montani: approvata mozione Pd che critica i nuovi criteri nazionali di classificazione
La mozione ha avuto i voti favorevoli della maggioranza e il voto contrario dei gruppi di centro destra
Firenze – Dopo una lunga discussione l’Aula ha approvato una mozione, presentata dal Partito democratico, in merito al Decreto della presidenza del Consiglio sui criteri per la classificazione dei comuni montani. Hanno votato a favore i gruppi del Pd, Casa riformista, Avs e M5s; contrari Fratelli d’Italia e Forza Italia.
La mozione impegna la Giunta regionale: a sostenere, in tutte le sedi istituzionali competenti, la richiesta di adozione di criteri di classificazione dei comuni montani che tengano conto delle seguenti esigenze: l’utilizzo di indici ponderati invece di parametri “secchi”, per tenere conto della complessità e varietà delle situazioni territoriali; l’integrazione di criteri socio-economici (spopolamento, invecchiamento demografico, difficoltà di accesso ai servizi, fragilità economica) accanto a quelli puramente geografici; l’adozione di meccanismi correttivi per evitare discontinuità territoriali anomale, valorizzando le aggregazioni territoriali esistenti (unioni di comuni); il riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici offerti dai territori montani, superando una visione della montagna esclusivamente come area problematica e valorizzandone invece il ruolo strategico per l’intera collettività nazionali.
La mozione richiede con forza un sostanziale incremento della dotazione finanziaria del Fondo per la Montagna di cui alla legge 234/2021 proprio per attuare la legge 131/2025 che prevede tra i suoi obiettivi “la tutela e la valorizzazione delle specificità delle zone montane, al fine di promuovere processi di sviluppo coerenti con le caratteristiche e le peculiarità di tali zone”; a monitorare l’attuazione dell’art. 2 della legge 131/2025 per evitare classificazioni ulteriormente penalizzanti per i comuni toscani e sollecitare i ministri competenti all’applicazione delle normative di settore inerenti i servizi essenziali (sanità e scuola prima di tutti, ma non solo) in modo flessibile anche per superare vincoli territoriali che impediscono la piena fruizione di diritti fondamentali.
Nell’illustrare la mozione Simone Bezzini (capogruppo Pd) sul tema del riconoscimento delle zone montane a livello nazionale ha espresso un giudizio negativo. In particolare, riguardo all’art.2 del decreto, che indica nuovi criteri per riclassificare le zone montane e vuole ridurre da 4.000 a circa 3.000 i comuni coinvolti. “La norma – ha spiegato Bezzini – riduce del 50% i comuni toscani interessati e li penalizza anche riguardo alle politiche attuate dalla Regione. Serve perciò una riflessione diversa sui criteri di applicazione della norma, per renderli più rispondenti alla realtà, perché un’applicazione rigida penalizza la nostra dorsale appenninica e favorisce le Alpi. Serve una riflessione più approfondita sui criteri da adottare e una maggiore destinazione di risorse per la montagna”.
Secondo Matteo Zoppini (Fratelli d’Italia), la mozione “è strumentale e serve per un attacco al governo, dimenticando che le risorse più ingenti sulla montagna sono state messe dal governo Meloni. Questi nuovi criteri di classificazione, basati sull’altimetria e la pendenza, rischierebbero di penalizzare i comuni montani dell’Italia centrale, ma si deve ricordare che la vecchia normativa non ha funzionato. Il decreto prevede criteri seri per una valutazione della montagna e fa un riordino della materia, su cui c’è un confronto ancora aperto con le Regioni e gli Enti locali”.
Per Massimiliano Ghimenti (Alleanza Verdi e Sinistra), si tratta di “una mozione giusta nel merito, perché il decreto governativo introduce una classificazione ingiusta e sbagliata che colpisce l’Appenino e favorisce le Alpi, creando territori di serie A e di serie B, con una penalizzazione secca per molti comuni toscani. Con questo provvedimento, ad esempio, sette comuni nel pisano rischiano il declassamento. Si rischia di emarginare interi territori parzialmente montani. Per questo si chiede di rivedere i criteri del decreto, anche per scongiurare lo spopolamento di interi territori”.
Secondo Claudio Gemelli (Fratelli d’Italia), “ci sono strumenti regionali attraverso cui intervenire per tutelare i comuni montani e gli eventuali comuni esclusi. Non bisogna usare strumenti politici contro il governo che ha invece aumentato i fondi per la montagna”.
Jacopo Ferri (Forza Italia) ha affermato che “sono poche le riforme che hanno fatto passi avanti incoraggianti sulla montagna. Le leggi regionali non hanno inciso sulla reale promozione della montagna e non vedo elementi positivi nel continuare a discutere in modo ideologico. Le classificazioni passate sono anacronistiche e occorre aggiornarle. Su questi temi, sulla sanità e sulla scuola nei territori montani, occorre una discussione approfondita e senza schemi ideologici precostituiti”.
Il tema della montagna, per Mario Puppa (PD), “avrebbe bisogno di maggiori approfondimenti e di una seria discussione”. Riguardo alle norme contenute nel decreto, ha aggiunto, “si rischia che, se vengono applicati altezza e pendenza come unici criteri, l’esclusione di interi territori della nostra regione, per la precisione si produce la cancellazione di un terzo dei comuni toscani. I problemi della montagna sono anche estesi ai comuni collinari e periferici; quindi, è pericoloso restringere i criteri per l’applicazione di eventuali benefici ai comuni disagiati e di montagna”.
Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale Diego Petrucci (Fratelli d’Italia), “il governo ha il compito di governare e utilizzare solo il criterio del disagio della montagna è sbagliato. Alcuni comuni, come Cortina d’Ampezzo, non possono certo essere definiti disagiati. Il governo, che per la prima volta ha dato dignità all’Appenino, è il governo Meloni, e questo decreto fa giustizia per i comuni montani, che devono essere destinatari privilegiati dei fondi per la montagna. Concetto ben diverso è la legge sulla Toscana diffusa, sulle aree interne e disagiate per le quali si devono usare altri strumenti, che esistono e non utilizzare i fondi strumentali per la montagna. Perciò votiamo convintamente contro questa mozione”.




