ARS: via libera al budget preventivo 2026-28 e al bilancio di esercizio 2025
Voto favorevole a maggioranza. Il dibattito in Aula sulla nomina del nuovo presidente Giovanni Grasso
Firenze – Il Consiglio regionale della Toscana ha espresso parere favorevole a maggioranza sul Budget preventivo 2026 e pluriennale 2026-28 dell’Agenzia regionale di sanità (Ars) e la relativa assegnazione di risorse finanziarie per l’esercizio 2028. Approvato, sempre a maggioranza, anche il bilancio di esercizio 2025 di Ars.
Il voto e il dibattito suo Budget preventivo
L’atto è passato con il voto favorevole di Pd, Cr, Avs e M5s e il voto contrario di Fratelli d’Italia. Respinto un ordine del giorno collegato, presentato da Fratelli d’Italia, in merito al superamento del commissariamento dell’Agenzia regionale.
È stato il nuovo presidente della commissione Sanità, Andrea Vannucci (Pd) a illustrare in Aula le linee del budget preventivo di Ars. “Nonostante la grande attenzione mediatica che ha attraversato l’Agenzia nel mese di agosto, durante i lavori della commissione è stato possibile analizzare gli atti nel merito – ha esordito Vannucci –, e per questo ringrazio i componenti della commissione. Sostanzialmente, c’è una condivisione di fondo: si tratta di atti che servono a garantire il funzionamento di Ars stessa. Nella discussione di oggi – ha dichiarato poi in conclusione – ho ascoltato parole come dignità, valore autorevolezza dell’Agenzia regionale, che è giusto riconoscere a chi quotidianamente lavora, dando un contributo fondamentale alla sanità toscana. Ars suscita un interesse che non nasce oggi sulla scia delle polemiche, ma viene da un lavoro anche della passata legislatura”.
Il bilancio approvato prevede un valore della produzione previsto per il 2026 pari a 4milioni 336mila 241 euro, a fronte di costi della produzione per 4milioni 146mila 889 euro. Il finanziamento ordinario della Regione Toscana per il funzionamento dell’Agenzia si conferma a 3milioni e 415mila euro, stabile rispetto al 2025 e previsto invariato per l’intero triennio.
I ‘costi di produzione’ registrano una diminuzione del 17 per cento, passando da 4milioni 996mila 492 euro del budget 2025 a 4milioni 146mila 889 del budget 2026. La voce ‘acquisti di servizio’ evidenzia un decremento del 45 per cento passando da un milione 990mila 322 del budget 2025 a un milione 86mila 574 del budget 2026. In leggera crescita, dello 0,93 per cento, il costo del personale, passando da 2milioni 730mila 437 del budget 2025 a 2milioni 755mila 769 euro del 2026. Per questa voce è stato fatto riferimento alle unità in servizio e al personale stimato nel fabbisogno necessario per le attività previste dai programmi istituzionali che ammonta a 50 unità. A norma di legge il budget preventivo non presenta stime di utile o perdita di esercizio.
È stato invece il vicepresidente della commissione Sanità, Enrico Tucci (FdI) a illustrare l’ordine del giorno collegato, nel quale Fratelli d’Italia ha trasferito una precedente mozione, “per fare il punto della situazione di Ars, che è ente tecnico della Regione, istituito nel 1998 con finalità di consulenza e ricerca, dotata di autonomia amministrativa e contabile. Il direttore è nominato dal presidente previo parere della commissione regionale competente”. Il vicepresidente ha ripercorso l’articolato iter che ha portato alla situazione attuale. L’ordine del giorno intendeva impegnare il presidente della Regione “ad adottare, con la massima tempestività, tutti gli atti e le iniziative necessarie affinché l’Agenzia regionale di sanità sia posta nelle condizioni organizzative, operative e funzionali di svolgere pienamente le proprie attività e di garantire continuità ed efficacia alle proprie funzioni istituzionali; a garantire che ogni eventuale intervento di riorganizzazione dell’Agenzia sia improntato esclusivamente a criteri di efficienza, competenza, trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa, evitando la creazione di nuove strutture, organismi o posizioni che non risultino strettamente motivate da effettive esigenze funzionali; ad escludere, in particolare, l’introduzione di nuove figure o incarichi che possano essere interpretati come strumenti di mera compensazione o sistemazione politica, assicurando che le scelte organizzative e di governance di Ars rispondano esclusivamente all’interesse pubblico e alle esigenze del sistema sanitario regionale. Nel Sessantotto si diceva ‘la fantasia al potere’ – ha concluso Tucci –. Con tutti questi commissariamenti e riorganizzazioni fantasiose, il Sessantotto è stato oggi pienamente realizzato”.
Per il vicepresidente del Consiglio regionale, Diego Petrucci (FdI), “a fronte degli 8miliardi e mezzo che si spendono ogni anno per la Sanità toscana, un’Agenzia regionale fatta da persone competenti, indipendenti e con caratteristiche tecniche importanti è doverosa e indispensabile. Negli ultimi 5 anni e mezzo, l’agenzia è stata commissariata. Da quando Giani è diventato presidente, l’Ars non ha mai avuto un presidente. È stata calpestata, maltrattata, svuotata dalle dichiarazioni del presidente Giani, che a un certo punto ha detto che ‘non serve a nulla, facciamo con Irpet’. Petrucci ha espresso “Vicinanza, solidarietà e rispetto nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici di Ars che fanno il loro lavoro in maniera egregia, chi la dirige deve avere un livello adeguato. Con rispetto del commissario Grasso, che non conosco, il percorso non è tecnico, scientifico-medico. Ma è un percorso politico. Se si ritiene che Ars debba ancora avere un ruolo indipendente, autonomo, forte, il commissario Grasso dovrebbe fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni”.
“L’odg è chiaro, esprime la verità dei fatti – dice la capogruppo di Fratelli d’Italia, Chiara La Porta –. In un mondo perfetto e in una gestione perfetta l’Agenzia dovrebbe occuparsi di contingentamento dei costi e riorganizzazione del lavoro, di cose serie, non dovrebbe essere oggetto di spartizioni e svolgere il suo ruolo primario per accontentare qualcuno che ha portato un po’ di voti al campo largo. Ci auguriamo un cambio di passo, che l’Agenzia possa funzionare diversamente. Così è evidente che non è solo non modello funzionale, ma si riduce a mere compensazioni politiche che non possiamo che condannare”.
Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI) rileva che “non c’è l’assessore Monni a difendere le scelte di Ars” e racconta: “Mi sono recato a visitare la sede dell’Agenzia, alla presenza del commissario insediato da otto giorni. Per capire di persona: ho trovato altissima professionalità e c’è notato un sospiro di sollievo: avere Gelli come commissario era come non avere nessuno. Si attendevano una soluzione”. Il presidente Giani, ha spiegato Tomasi, “ha incontrato dipendenti e rappresentanze sindacali e li ha rassicurati: Ars rimane Ars. L’ha fatto sull’onda della confusione generata dalla nomina di Grasso, non credo abbia un’idea strategica, scavalcando il Consiglio, le mozioni, le interrogazioni, dando un suo indirizzo, penso nemmeno concertato con l’assessora alla sanità. Noi consideriamo sacrosanta l’indipendenza di Ars, così come la trasparenza con la quale operano. Il commissariamento non ha fatto bene. Non ce l’abbiamo con Grasso, è tutta una manovra politica. Ringrazio tutti gli ordini e le associazioni che sono intervenuti finalmente nel dibattito pubblico, non nascondendosi e dicendo al presidente ‘non puoi ridurre tutto a uno scambio di figure politiche’”.
Secondo Jacopo Cellai (FdI) “continuiamo a fare gli spettatori di un teatrino che continua ad andare avanti e sminuisce la portata del Consiglio regionale. Il presidente e l’assessore Monni stanno facendo un grave errore: come si può non avere una parola sul perché si sceglie di commissariare e sul fatto che i dieci ordini dei medici provinciali non si presentano ad una convocazione del presidente della Regione e vengono trattati con arroganza. L’autonomia è una caratteristica essenziale di questa Agenzia, a salvaguardia della qualità delle scelte fondamentali. Ci sono cose che devono essere spiegate, è un dovere nei confronti delle istituzioni”.
Il capogruppo di Casa riformista, Francesco Casini, è intervenuto “non per seguire le provocazioni del centrodestra”, ma per “rigettare alcune osservazioni e considerare come i referenti regionali di un Governo che ha ridotto il rapporto tra Pil e spesa sanitaria ormai sotto il 6 per cento e che disinveste sulla Sanità abbiano questa foga nei confronti del sistema sanitario toscano”. Osservazioni, ha spiegato Casini, “da respingere, non perché Grasso è stato candidato alle elezioni, lo sanno tutti. I processi preventivi sono tipici di una cultura che a me non corrisponde. Tomasi ha fatto molto bene ad andare a incontrare il commissario Grasso. Già all’ordine del giorno della commissione Sanità un incontro con il commissario Grasso. Personalmente, credo nelle capacità professionali del dottor Grasso, nella sua capacità di fare squadra. Da alcuni che operano in Ars giungo arrivano le prime impressioni, che sono state assolutamente positive. Il tempo e il lavoro smentiranno le accuse preventive. Avere un presidente e un direttore scientifico di alto livello non è sbagliato, un ruolo presidenziale che si relazioni col mondo della politica, in primis con il Consiglio regionale”.
Il confronto di queste ultime settimane, secondo il capogruppo di Alleanza verdi e sinistra, Lorenzo Falchi, “se ha avuto un dato positivo, è stato quello di richiamare l’attenzione su Ars, che ha funzioni estremamente importanti. L’altro elemento è che oggi siamo chiamati non a dare una valutazione sul commissariamento, ma esprimersi su budget preventivo e bilancio di esercizio 2025 dell’Agenzia, sui quali il nostro voto sarà favorevole. Sull’ordine del giorno di Fratelli d’Italia, il nostro voto sarà contrario”.
Il dibattito e il voto sul bialncio di esercizio 2025
Via libera del Consiglio regionale della Toscana al bilancio di esercizio 2025 dell’Agenzia regionale di sanità (Ars). La delibera è stata approvata a maggioranza, con 24 voti a favore (Pd, M5S, Avs e Cr) e 12 contrari (FdI e Gruppo misto – Futuro nazionale).
A presentare l’atto il presidente della commissione Sanità, Andrea Vannucci (Pd) che, entrando nel merito dei dati di bilancio, ha ricordato come esso si chiuda con un utile pari a 232.435 euro, in crescita del 29,7% rispetto all’utile conseguito nel 2024.
Il valore della produzione si attesta su 4.863.437 euro, in crescita del 10,92 per cento rispetto all’esercizio 2024. I ricavi delle vendite e delle prestazioni ammontano a 4.737mila euro, in crescita del 9,93 per cento sul 2024. Stabile il contributo della Regione per il funzionamento dell’agenzia (3.415mila euro), in crescita del 140 per cento i “contributi da altri soggetti pubblici” (620.155 euro) e del 65,31 per cento i “ricavi per prestazioni dell’attività commerciale” (128mila euro). In crescita del 16 per cento anche la voce “contributi da altri soggetti” (256.686 euro). I finanziamenti provenienti dall’esterno ammontano a 1milione 322mila euro, aumentati rispetto al 2024, quando la cifra era pari a 894mila euro.
Rispetto alla destinazione dell’utile, l’atto stabilisce che venga così ripartito: 46.487 euro, pari al 20 per cento, destinato a riserva legale per la copertura di perdite future, in applicazione della normativa vigente; 185.948 euro, pari all’80 per cento, da restituire alla Regione Toscana. Vannucci ha sottolineato che la commissione Sanità ha deliberato che 60.000 euro di essi dovranno essere successivamente riassegnati ad Ars per la realizzazione di due studi preliminari: uno sulla salute della popolazione detenuta e l’altro per uno studio sull’HIV, in particolare su diagnosi tardive e aderenza terapeutica.
Intervenuta la consigliera Marta Logli (Pd), che ha espresso soddisfazione per l’accoglimento della proposta da lei portata avanti sullo studio del HIV. “Nel 2024 in Toscana sono state notificate 194 nuove diagnosi di infezione di HIV pari a un’incidenza di 5,3 casi su 100mila residenti superiore di quella nazionale – ha detto – . Nella nostra regione il 62 per cento delle diagnosi sono tardive, un dato aggravato dalla scarsa propensione allo screening dei pazienti. E’ dunque fondamentale capire perché così tante persone scoprano l’infezione nella fase avanzata della malattia. Attraverso il coinvolgimento delle farmacie ospedaliere sarà monitorato quanti pazienti seguono con regolarità le terapie prescritte, al fine di individuare quei pazienti che potranno essere destinatari delle nuove terapie a lungo rilascio che riducono il rischio di abbandono delle cure e offrono prospettive di risparmio per il nostro sistema sanitario”.
Federico Eligi (Casa riformista), che ha portato avanti in Commissione la proposta dello studio sulla salute della popolazione carceraria, ha spiegato come “lo scopo sia arrivare alla riscrittura della legge regionale sull’organizzare dei presidi sanitari negli istituti di pena, norma che risale al 2005 e che precede la riforma del 2008 che in Italia ha trasferito la competenza della sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale”. Dobbiamo dunque avere la capacità di riorganizzare i presidi sanitari regionali nei nostri istituti di pena in maniera nuova attraverso una legge che sia un modello anche per altre regioni e soprattutto per il Paese”.
Eligi è poi entrato nel dibattito sull’Ars definendo la discussione della mattinata “un’occasione persa in cui non si è entrati nel merito”. “La notizia di cui sono felice è la fine del commissariamento – ha detto – In queste settimane stiamo discutendo una proposta di riassetto di Ars, calendarizzata nei lavori della commissione Sanità del 15 settembre. Ora che stata scartata l’ipotesi dello scioglimento, anziché confrontarci sul futuro di Ars, ci siamo concentrati sulla nomina del commissario”.
Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi ha parlato di un “bilancio in ordine”. Ha ricordato di aver sollevato in Commissione alcune riflessioni sugli incarichi esterni, a cui è arrivata una lettera di risposta di Ars “che mi ha soddisfatto. Riconosce alcune evidenze, visto che ad alcuni bandi partecipava sempre una sola persona. Sono stato inoltre rassicurato che sarà data maggiore visibilità ai bandi”.
Si è poi rivolto al presidente della Regione Eugenio Giani ponendogli alcune riflessioni. La prima: “Ars ha sofferto del commissariamento, dunque anche qualora si approvasse la modifica di legge, la invito a nominare subito i vertici dell’Agenzia”. Ancora: “Qual è la sua posizione ultima e definitiva su Ars? Che cosa ne vuole fare? C’è bisogno di presidente o è sufficiente un direttore scientifico di alta professionalità? Che ruolo dovrà avere il presidente?” Infine, sulla nomina del commissario Giovanni Grasso: “Dopo la scadenza del suo mandato il 31 dicembre, confermerà la sua scelta e lo nominerà presidente di Ars?”
Giani ha ricordato come sia stata la Corte dei conti a sollecitare un cambio di ordinamento nelle Agenzie regionali, sottolineando che il modello toscano non era corretto. “Alla luce dei rilievi, il direttore deve essere inquadrato internamente all’agenzia e ne costituisce il vertice gerarchico. Ritengo che le funzioni di rappresentanza e di indirizzo politico e quelle di direzione operativa dell’ente debbano essere separate, a maggior ragione con un direttore che diventa figura centrale e acquisisce sempre più potere. Per questo è necessario un presidente che svolga la funzione di indirizzo, di filtro e di rapporto con la Regione e il Consiglio regionale, anche per evitare che si creino potentati che sfuggono agli indirizzi della Giunta”.
Giani ha ribadito che “la scelta politica è quella di mantenere l’agenzia. Io credo nella struttura, voglio portarla avanti e indirizzarla, per questo ho presentato la delibera del nuovo statuto”.
In merito alla nomina di Grasso, Giani ha ricordato di averlo conosciuto quando era presidente dell’Ordine degli Infermieri regionale ai tempi del covid. “Si è mostrato molto collaborativo e presente – ha aggiunto – . L’ho giudicato adatto per un ruolo transitorio di quattro mesi, che desse una scossa all’Ars. Averlo nominato ha comunque creato una serie di stimoli che hanno riportato Ars al centro dell’attenzione”. Su una eventuale nomina a presidente, Giani ha risposto che la decisione avverrà “alla luce di quello che sarà il dibattito e di come matureranno le cose”.
(testo di Sandro Bartoli e Angela Feo)




