Alloggi Erp: aggiornato il piano regionale di cessione del patrimonio
L’illustrazione del presidente della commissione sanità Enrico Sostegni, gli interventi di Diego Petrucci (FdI), Giovanni Galli (Lega) e Vincenzo Ceccarelli (Pd)
Firenze – L’Aula di palazzo del Pegaso ha approvato, registrando l’astensione del Movimento 5 Stelle e il voto favorevole degli altri gruppi consiliari, il piano regionale di cessione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (Erp) aggiornato, articolato nelle proposte di cessione del patrimonio di Erp formulate dai comuni in forma associata in ambito Lode (livelli ottimali di esercizio) di Arezzo, Firenze, Grosseto, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Siena. Per legge i Comuni, entro centottanta giorni, individuano gli immobili cedibili e formulano, in forma associata in ambito Lode, la proposta di cessione degli stessi e di reinvestimento dei relativi proventi, sulla base delle priorità dallo stesso individuate in ordine decrescente, ed in particolare: nell’ambito dei condomini misti, gli edifici nei quali la quota di proprietà pubblica è inferiore al 50 per cento; gli edifici siti in un territorio comunale diverso da quello del comune proprietario; nell’ambito dei condomini misti, gli edifici nei quali la quota di proprietà pubblica è pari o superiore al 50 per cento; ulteriori alloggi alienabili.
“Il problema è che il numero degli alloggi Erp dovrebbe essere aumentato” – ha affermato il presidente della commissione Sanità Enrico Sostegni (Pd)- “il rapporto tra vendita e nuova costruzione di alloggio è di uno a tre, cioè si riesce a costruire un nuovo alloggio ogni tre“ e l’articolo 5 “limita la vendita per tutelare il patrimonio”. Sostegni ha ribadito che il patrimonio Erp “è proprietà dei comuni e che l’aggiornamento del piano parte da proposte dei comuni”. E ancora, “avevamo il piano di cessione 2015-2020 che con questa delibera viene aggiornato” e si prevedono “4mila 771 alloggi in alienazione, cioè in Toscana ne sono vendibili circa il 10per cento”. Il presidente ha dichiarato “nel precedente piano di alienazione erano vendibili 4mila 454 alloggi e cedibili mille 547 alloggi nel quinquennio di riferimento 2015-2020, ne sono stati venduti solo 178”. “Con questo piano – ha concluso – aggiorniamo quello del 2015, reinserendo nuovi alloggi e arrivando a 4771 nel piano di vendita ma sapendo che il numero di persone che chiederanno di acquisirli non sarà molto diverso da quello precedente”.
“Gli alloggi che mettiamo a disposizione del riscatto non sono appetibili e non incontrano la disponibilità degli assegnatari – ha detto Diego Petrucci (FdI) – per legge vengono inseriti gli alloggi nel piano delle cessioni e vengono individuati i criteri che regolano quel riscatto ma quel piano e quelle regole fanno sì che il prodotto sia del tutto diverso dalle aspettative”. “Proviamo una tantum – ha proposto Petrucci – per il triennio 2025-2027, a mettere a riscatto tutto quello che abbiamo, i 4mila 771 alloggi alla sola condizione che per poter riscattare l’alloggio, devi essere presente in quell’alloggio in modo continuativo da almeno 18 anni”. Sui condomini misti Petrucci ha ribadito: “possono avere delle criticità” e “vanno regolati per legge” “ma “spesso dove ci sono convivenze più remote c’è conflittualità più bassa”. “Occorre recuperare i denari per rimettere nel mercato quelle migliaia di alloggi di proprietà pubblica che teniamo vuoti perché non abbiamo soldi per ristrutturarli”. Infine, altri numeri “ci dite che costruire un nuovo alloggio costa 200mila euro e recuperare quelli vuoti costa 20mila euro, significa che per ogni nuovo costruito se ne potrebbero recuperare 10, e siccome ne abbiamo 4mila vuoti allora credo sarebbe una buona pratica prima di costruirne di nuovi, consumando nuovo suolo, recuperare quelli vecchi”.
“Cerchiamo di liberare alcune case e di metterle a disposizione dei cittadini – è intervenuto Giovanni Galli (Lega) – Ad esempio la Lode di Lucca ha 379 alloggi da poter mettere in vendita ma ne possono mettere solo 25 nel quinquennio a causa dell’articolo 5, un dato eclatante”. Secondo Galli “non è vero che ci vogliono tre appartamenti per realizzarne due, ce ne vogliono due per uno nuovo e non si depaupera il territorio perché il nuovo appartamento ha decisamente un valore superiore rispetto a quelli vecchi”. Galli continua “ci sono fondi sia da parte della Regione, dall’Europa e dei Comuni mettiamole a disposizione per l’utilizzo di immobili che sono fermi” e “obblighiamo i Comuni proprietari degli immobili a fare qualcosa”.
“Si vende sulla base del numero degli alloggi realizzati con il fine di non erodere il patrimonio immobiliare – ha detto Vincenzo Ceccarelli (Pd) – le famiglie stanno negli appartamenti e la risposta ce l’hanno se esiste l’alloggio non in base al suo valore”. “Non è vero – ha continuato- che ad oggi ci sono circa 4mila 500 abitazioni di risulta che non vengono consegnate perché non ci sono risorse”, “il 60per cento sono finanziate, ci sono 37milioni nella contabilità speciale che può essere utilizzata per la ristrutturazione degli alloggi, magari andrebbe valutata l’efficienza dei soggetti gestori, anche in termini di realizzazione degli interventi” e “ci sono altri 19 milioni che serviranno per l’acquisto dell’invenduto e del nuovo”. “Constatiamo che un 40per cento di risorse per intervenire su tutti gli alloggi di risulta mancano, credo che l’unica deroga alla possibilità di vendere al di fuori dell’articolo 5 sia per quegli alloggi che insistono su quei comuni dove magari da 5/6 anni ci sono alloggi vuoti e non ci sono famiglie in graduatoria che li richiedono, ad esempio all’Abetone” oppure a “Pieve Santo Stefano dove c’è un overdose di edilizia popolare”. “Serve un piano casa – ha concluso Ceccarelli– con 60milioni alla Toscana ci sarebbero le risorse per intervenire su tutti gli alloggi di risulta”.
L’assessore Serena Spinelli, ringraziando per la discussione, ha sottolineato che “la casa popolare non dà diritto di proprietà ma di utilizzo”. Intenzione della Regione Toscana, come spiegato, è muoversi su più fronti: reimmissione di alloggi di risulta e nuovi immobili, per avere un numero di alloggi adeguato, in grado di rispondere alle esigenze.
(testo a cura di Benedetta Bernocchi, Cecilia Meli e Paola Scuffi)




