Libri: Gaia Checcucci e Erasmo D’Angelis raccontano l’Arno, ‘il fiume degli Angeli del fango’
Firenze – “Quello di Erasmo D’Angelis e Gaia Checcucci è un bellissimo libro che si presenta nel sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, ma che non parla soltanto dell’alluvione. Ci parla dell’importanza di questo fiume nella storia della nostra regione, è pieno di aneddoti, ci racconta il suo impatto di carattere idrogeologico, ma anche quello economico … Libri: Gaia Checcucci e Erasmo D’Angelis raccontano l’Arno, ‘il fiume degli Angeli del fango’
Firenze – “Quello di Erasmo D’Angelis e Gaia Checcucci è un bellissimo libro che si presenta nel sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, ma che non parla soltanto dell’alluvione. Ci parla dell’importanza di questo fiume nella storia della nostra regione, è pieno di aneddoti, ci racconta il suo impatto di carattere idrogeologico, ma anche quello economico e culturale”. Con queste parole, la presidente Stefania Saccardi saluta la presentazione, in Consiglio regionale, del libro ‘Arno. Il fiume degli angeli del fango’, edizioni Polistampa, scritto da Gaia Checcucci, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale e da Erasmo D’Angelis, già consigliere regionale della Toscana e oggi presidente della Fondazione Earth Water Agenda.
Il libro è stato presentato questo pomeriggio (venerdì 30 ottobre), nella sala del Gonfalone del palazzo del Pegaso. Con la presidente Saccardi, in sala il vicepresidente Diego Petrucci, i consiglieri Alessandro Tomasi, Francesco Casini e Alessandro Capecchi. Con loro, anche Riccardo Migliori, già deputato della Repubblica per quattro legislature e anch’egli ex consigliere regionale della Toscana. Ha moderato l’incontro il giornalista Sandro Bennucci, presidente di Associazione stampa toscana.
“L’Arno come elemento di bellezza, di ricchezza, di comunicazione – ha aggiunto Stefania Saccardi –, ma anche fonte di grandi rischi per la città di Firenze e per le altre lungo il suo corso. Oggi sono stati fatti interventi importanti per metterlo in sicurezza, il libro ci racconta anche questo. Giusto presentarlo in Consiglio regionale in un anniversario importante come questo”.
Siamo a pochi giorni dai sessant’anni dalla devastante alluvione del 4 novembre 1966, quando il cuore di Firenze finì sott’acqua, con i suoi tesori di arte e bellezza, e migliaia di giovani volontari accorsero da ogni parte d’Italia e del mondo per salvare i libri e le opere d’arte della città. Il volume, frutto di una lunga ricerca, svela questo straordinario fiume, soffermandosi su elementi storici e caratteristiche naturali, come l’eccezionale varietà di specie vegetali e animali che incontriamo nel suo percorso dalla sorgente alla foce. Racconta tutte le sue 131 alluvioni degli ultimi 2mila 500 anni e in particolare, ovviamente, quella del 4 novembre del 1966, la cronaca dell’evento e la storia dell’arrivo spontaneo degli angeli del fango, che resta nella memoria come una delle pagine più belle ed emozionanti di solidarietà internazionale.
“L’Arno Ha creato problemi, ma è anche un fiume che ha contribuito davvero alla crescita della Toscana– dice Erasmo D’Angelis –, di cui è stato la prima ‘autostrada’ che trasportava merci e persone”. L’Arno ha attraversato la grande storia della Toscana, garantendo l’elemento base per la vita, spingendo commerci, irrigando campi, fornendo rena ai renaioli, producendo energia per mulini e gualchiere, dando forza e sostegno ai secoli d’oro del Rinascimento e ancora oggi allo sviluppo di una intera regione. “Oggi – prosegue D’Angelis –, una piena come quella del 1966 farebbe senza alcun dubbio meno danni. Siamo molto più protetti, abbiamo la diga e il lago di Bilancino, la casse d’espansione verso Firenze e altre ce ne sono verso Pisa, fino al canale scolmatore da Pontedera verso il mare. Ora il tema è dettato dalle piogge che hanno un carattere esplosivo in tempi sempre più ristretti e serviranno lavori ad alta tecnologia, come già accade intorno a grandi città come Londra, Parigi, Copenaghen. È un fiume da riscoprire e da vivere in tutta la sua bellezza”.
“Il territorio dell’Arno è fortemente influenzato e condizionato dal fiume, non soltanto in negativo”, dice Gaia Checcucci. “Prima veniva vissuto molto di più, dopo il ’66 molto meno, complice lo spavento per l’incubo che i fiorentini vissero. Adesso c’è secondo noi un recupero della vita sul fiume. È il momento di farlo – assicura –. Come Autorità di bacino l’abbiamo incentivato per quanto è possibile. L’Arno va trattato con rispetto, essendo consapevoli dei pericoli, ma anche di tutte le opportunità. Venite cittadini sul fiume, passateci del tempo, perché tutto questo si può fare”.
Nel corso della presentazione, l’artista Silvia Serafini e Francesco Catani, di Torre d’arte, hanno donato alla presidente del Consiglio regionale un foulard d’arte per raccontare la rinascita di Firenze dopo l’alluvione del 1966: La fenice che risorge dalle acque dell’Arno, nel quale emerge la figura simbolica di una fenice che risorge dalle acque turbinose dell’Arno. Sullo sfondo, la Cupola del Brunelleschi e Ponte Vecchio.










