Mostre: Andrea Luzi, “Archè – Topos. Ruote, macchine e luoghi della meccanica”
Inaugurata, nello spazio espositivo Carlo Azeglio Ciampi, a palazzo del Pegaso. Presidente Stefania Saccardi: “La mostra ci parla di macchine e di luoghi ma soprattutto di persone, di chi le macchine le ha progettate, costruite e utilizzate, di chi attraverso il lavoro ha contribuito alla crescita delle nostre comunità”. Luzi: “Il mio non è un no alla tecnologia ma è un grido di attenzione, di allarme”
Firenze – “Una mostra che parla di macchine e luoghi ma soprattutto di persone e che ci fa riflettere anche sul rapporto con la tecnologia”. È intervenuta la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi che ha tagliato il nastro alla mostra Archè-Topos Ruote, macchine e luoghi della meccanica”, la mostra di pittura di Andrea Luzi si è inaugurata stamani, nello spazio espositivo C. A. Ciampi, a palazzo del Pegaso (via de’ Pucci 16/r). “Oggi la tecnologia fa parte in modo imprescindibile delle nostre vite – aggiunge Saccardi – e qui è rappresentata con un po’ di archeologia industriale, di storia e di sviluppo. I quadri di Luzi rappresentano perfettamente il connubio tra arte e tecnologia”.
Si tratta di un percorso espositivo unisce concettualmente l’archè (il principio fondamentale e l’origine) al topos (il luogo), esplorando l’universo della meccanica. Il dinamismo geometrico della ruota come archetipo di movimento e progresso. L’estetica e la complessità delle macchine, sia come strumenti tecnologici sia come installazioni plastiche.
“Sono tutt’altro che contrario alla tecnologia e allo sviluppo – precisa Luzi che ama farsi chiamare ‘Luisi, the mechanical painter’- ma credo che in un’epoca predigitale e digitale siamo arrivati ad un grado di controllo bassissimo sulle nostre vite se non supportato dalla tecnologia. Il mio non è un no ma è un grido di attenzione, di allarme. Veniamo dalle cose che rappresento sia come oggetti, manufatti ma anche come spazi, quelli del lavoro dove c’era sempre la partecipazione attiva dell’uomo”.
“Delle sue opere mi colpisce – ha detto la curatrice Rosanna Ossola – l’interpretazione della bellezza, in modo insolito, fuori dai canoni tradizionali della natura, del paesaggio. Nelle sue tele c’è la grande bellezza del lavoro dell’uomo. Luzi tira fuori quello che sta nascosto non solo nei capannoni ma anche dentro di noi”.
“Luzi ci offre oggetti-soggetti che non sono intenzionalmente quelli che si usano in pittura – afferma il critico d’arte e giornalista Jacopo Chiostri – per poterci lanciare un monito sul fatto che il progresso non è più dominato dall’uomo ma si è ribaltato e domina l’uomo con l’intelligenza artificiale”.
“Appena ho visto queste opere mi è venuto in mente Brunelleschi – ha aggiunto il presidente del Gabinetto Viesseux di Firenze Riccardo Nencini – che sapeva associare la tecnologia assieme ad alcuni esperimenti del primo orologio meccanico che è a Scarperia. Utilizzò per quell’orologio che è un’opera d’arte, tutto il sistema delle leve utilizzate poi per la costruzione della Cupola. Nell’opera d’arte mi piace vedere non solo questo aspetto tecnologico, oggi la tecnica prevale sull’educazione sentimentale nelle opere di Luzi è il contrario”.




