Aula: intelligenza artificiale tra uso responsabile e consapevole
L’aula di palazzo del Pegaso ha approvato la legge sull’IA con il voto favorevole di Pd, Casa Riformista, Avs e Movimento 5 stelle e il voto contrario di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Approvati anche due ordini del giorno: uno presentato da Casa Riformista e l’altro dal Pd
Firenze – Uso responsabile e consapevole dell’intelligenza artificiale, questa la legge che l’Aula di palazzo del Pegaso ha approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pd, Casa Riformista, Avs e Movimento 5 stelle e quello contrario di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Approvati anche due ordini del giorno, uno presentato da Casa Riformista, primo firmatario Francesco Casini, e l’altro presentato da Pd, primo firmatario Antonio Mazzeo.
L’atto di indirizzo di Casa Riformista, approvato con i voti dei gruppi di maggioranza e l’astensione di Fratelli d’Italia, impegna la Giunta a intraprendere un percorso condiviso volto alla predisposizione di una proposta di legge regionale in materia di infrastrutture digitali strategiche e centri di elaborazione dati; a promuovere un confronto con gli enti locali, le associazioni di categoria, il sistema universitario, i centri di ricerca e gli operatori del settore, al fine di definire indirizzi condivisi, contenuti e obiettivi della futura disciplina in materia di insediamento dei centri dati nella nostra regione; e a sostenere, nell’ambito della programmazione regionale, politiche finalizzate ad attrarre investimenti nel settore delle infrastrutture digitali e dell’intelligenza artificiale, favorendo la collaborazione tra istituzioni, università, centri di ricerca e imprese.
L’ordine del giorno del Pd, approvato all’unanimità., impegna la Giunta a sostenere, nelle sedi nazionali ed europee, la proposta di istituire un Centro europeo di ricerca sull’intelligenza artificiale, comunemente indicato come «CERN dell’IA», ispirato ai principi indicati dal Manifesto presentato a Bologna il 9 ottobre 2025 e fondato sulla centralità della ricerca pubblica, del capitale umano, dell’indipendenza scientifica, della sicurezza, dell’etica e della sostenibilità; a promuovere un confronto con il Governo, la Commissione europea, il Parlamento europeo, il Comitato europeo delle Regioni, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e le principali istituzioni scientifiche, affinché la realizzazione del «CERN dell’IA» sia inserita tra le priorità strategiche dell’Italia e dell’Unione europea; a verificare, d’intesa con gli attori istituzionali, scientifici e produttivi del territorio, le condizioni per una possibile candidatura della Toscana quale nodo territoriale e scientifico della futura infrastruttura europea; a promuovere, in raccordo con il CBDAI, il CNR, le università e le scuole superiori universitarie toscane, una posizione unitaria del sistema regionale della ricerca, finalizzata a contribuire alla progettazione del «CERN dell’IA» e a valutare la candidatura della Toscana a ospitarne una sede, un nodo o specifiche funzioni strategiche.
La proposta di legge è stata illustrata all’Aula dal presidente della IV commissione Gianni Lorenzetti (Pd). “Consegno all’Aula una legge buona ed ambiziosa, frutto di un lavoro approfondito e di un confronto serrato con chi ogni giorno si misura con l’intelligenza artificiale”, ha esordito, ricordando in particolare le audizioni – in seduta congiunta con la I commissione – con le Università e con il Corecom. Un provvedimento che intende incidere sul quadro normativo della Regione, in coerenza con la disciplina europea e nazionale, e che si colloca nel solco delle politiche volte a far fronte al divario digitale, attraverso una adozione responsabile, trasparente, etica, di protezione dei dati personali, attenzionando da un lato la consapevolezza e dall’altro i possibili rischi, ha sintetizzato Lorenzetti, concludendo il proprio intervento accennando alla introduzione in legge di una verifica annuale sull’attuazione della normativa.
La proposta di legge prevede supporto ai cittadini con Punti di facilitazione digitale e un Osservatorio regionale sull’intelligenza artificiale; tutela dei lavoratori, attraverso l’Agenzia regionale per l’impiego e la rete dei Centri per l’impiego, con azioni di riqualificazione professionale per fornire competenze in materia di IA e per contrastare i rischi di sostituzione delle persone con sistemi di intelligenza artificiale; ricerca e competenza scientifica, con il coinvolgimento di Università ed enti di ricerca toscani; educazione digitale, con iniziative specifiche per affrontare le nuove tematiche che coinvolgono giovani, adulti e l’intera collettività.
A dare il “la” all’ampio dibattito, il vicepresidente Antonio Mazzeo (Pd), primo firmatario dei sedici emendamenti in commissione e dell’ordine del giorno su Cern IA.
Ampio il ventaglio di aspetti toccati dagli emendamenti: centralità della persona e approccio antropocentrico; educazione critica e impatto ambientale; ricerca, infrastrutture e attrazione degli investimenti; introduzione della Carta toscana dei diritti digitali nell’era dell’IA; tutela dei minori e diritto alla disconnessione; formazione, lavoro e sostegno alle imprese.
Nel corso del confronto in Consiglio regionale, accanto ai ringraziamenti a tutti colori che a vario titolo hanno dato il loro contributo alla legge, a partire dalla Giunta e da tutti gli uffici regionali, non sono mancati apprezzamenti per il mondo dell’Università e della ricerca.
“Con questa legge la Toscana sceglie di non subire una trasformazione che è già entrata nella vita delle persone, nel lavoro, nella scuola, nella sanità e nei servizi pubblici – ha affermato il vicepresidente – Siamo la prima Regione in Italia a dotarci di una disciplina organica sull’uso dell’intelligenza artificiale: non per frenare l’innovazione, ma per darle una direzione, affinché aumenti le opportunità, migliori i servizi e rafforzi la competitività senza mai sacrificare i diritti, la dignità del lavoro e la responsabilità umana. Mettiamo al centro formazione, ricerca, trasparenza e tutela delle persone, con un principio chiaro: la tecnologia deve potenziare l’essere umano, non sostituirlo”. Con l’ordine del giorno sul “Cern dell’IA” il vicepresidente ha spiegato che si compie il passo successivo: “non vogliamo soltanto regolare tecnologie sviluppate altrove, ma contribuire a costruire un modello europeo di intelligenza artificiale autonomo, sicuro, trasparente e antropocentrico”. Da qui la candidatura della Toscana “ad ospitare un nodo del futuro Centro europeo di ricerca sull’IA: le nostre università, il CNR, il CBDAI, le competenze internazionali nell’intelligenza artificiale e nella robotica e l’esperienza di Virgo ci danno tutte le condizioni per essere protagonisti di una grande sfida scientifica, industriale e democratica per l’Europa”, ha concluso Mazzeo.
Di fronte alla divisione tra chi è completamente favorevole all’IA, considerandola la soluzione per eccellenza, e chi invece la vive come una minaccia, noi scegliamo la strada della politica come strumento, al servizio delle persone e non del mercato, sempre e comunque nell’interesse pubblico, con l’uomo al centro. Parola di Massimiliano Ghimenti (Avs), che ha parlato di un testo su cui il mondo della ricerca ha dato giudizi confortanti. “Le istituzioni sono chiamate ad orientare il cambiamento – ha sottolineato – investendo sulla conoscenza, prima forma di libertà, e quindi sui diritti fondamentali, lanciandosi in una sfida che cambierà profondamente il lavoro, ma l’innovazione non può portare nuovi esclusi”. Secondo il consigliere non ci sono solo gli algoritmi, la tecnologia al servizio delle persone migliora la loro vita, nel nome dell’eguaglianza e della partecipazione.
Serena Bulleri (FdI) ha così esordito: “mi trovo d’accordo sia con Mazzeo che con Ghimenti, ma arrivo ad una conclusione opposta rispetto alla loro”. Da qui le perplessità su un testo che manca di concretezza, che non dice nulla sul diritto fondamentale che è il lavoro, che non spiega come la politica intenda essere paladina dei lavoratori: “l’IA c’è e non si può fermare – ha sottolineato – ma questa legge non prevede alcuna tutela per i lavoratori, si limita a magnificare l’innovazione, senza specificare come”. La consigliera ha chiuso il proprio intervento leggendo alcuni stralci dall’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che promuove un’etica del digitale in cui l’intelligenza artificiale e le innovazioni devono essere al servizio della persona, ponendo la dignità umana e la solidarietà al centro dello sviluppo tecnologico.
Di ben altro avviso Matteo Trapani (Pd), secondo il quale non è vero che la legge non dice niente, “dice molto, in attesa di un intervento statale”. Da qui il richiamo all’inserimento del concetto di umanizzazione, con approccio antropocentrico a tutela della persona; la particolare protezione nei confronti dei bambini e degli adolescenti, con il diritto alla disconnessione; l’istituzione dell’Osservatorio e l’introduzione della Carta toscana dei diritti digitali in favore dei cittadini.
La Toscana, dotandosi di una legge sull’AI, ha scelto – come Istituzione – di inserirsi tra tecnologie e diritti, proprio per governare l’innovazione e quindi utilizzare le scienze tecnologiche a favore della collettività. Da qui all’invito ad agire, nella consapevolezza che “Il ritmo del cambiamento non è mai stato così veloce, e non sarà mai più così lento”.
Secondo Francesco Casini (Casa riformista), che nel corso del suo intervento ha anche illustrato l’ordine del giorno poi approvato a maggioranza dall’Aula, “la proposta di legge affronta uno dei temi più importanti per tutta la nostra società. È uno dei temi che la politica, nei prossimi anni, si troverà a dover governare sempre più spesso e perciò politica e istituzioni non possono rincorrere l’argomento, ma hanno il diritto di regolamentare e governare”. Casini ha sottolineato che il tema dell’AI non va affrontato con leggerezza e che bisogna riconoscere “che può portare grandi opportunità, ma non tralasciando che può introdurre anche grandi diseguaglianze e rischi per la democrazia. Per questo servono regole e in questo sono giusti i principi fondamentali che la legge introduce quali trasparenza, supervisione umana, tutela della persona, formazione. L’Ai farà morire alcune professioni, ma ne farà nascere altre e qui servirà mantenere la predominanza dell’uomo. In questo senso va anche il nostro ordine del giorno, per partire da questa proposta di legge ma definire anche le infrastrutture e gli investimenti che vanno messi in campo”.
“Tante belle citazioni, in questa discussione, ma nel testo della legge non c’è nulla di tutto quello di cui finora si è parlato in Aula”, ha detto la capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta. Bene parlare della centralità dell’uomo e di nuove tecnologie, della tutela delle persone e della tutela dei minori, ma nel testo non c’è scritto nulla sul come fare per dare concretezza. La legge 57, come avevo avvertito, già c’era per tutelare i diritti delle persone nell’uso delle tecnologie digitali e infatti, con i vostri ordini del giorno, andate proprio a chiedere di modificare quella legge, dove si stabilisce il diritto alla connettività. Il che suona strano, visto che in questo palazzo i telefoni cellullari non prendono il segnale e che il 40% del territorio toscano non è ancora coperto a sufficienza dal segnale internet, con vere e vaste zone bianche”. Secondo La Porta, servono misure concrete. L’esempio è la Liguria, che ha fatto una legge sull’AI applicata alla gestione delle liste di attesa in sanità. Invece, noi abbiamo prodotto un testo di filosofia”.
“Ripensando alla missione a San Francisco citata da Mazzeo e guardando al testo della legge, purtroppo mi viene in mente una battuta che ci facevano, in modo ricorrente, proprio Stati Uniti; e la battuta era questa: gli Stati Uniti fanno innovazione, la Cina fa produzione, l’Europa fa le regole”, ha esordito Diego Petrucci (Fratelli d’Italia). “Fa rabbia, pensando che invece nel 1986, proprio da Pisa, si è avviato il primo segnale internet in Italia e, e ancor più rabbia fa pensando ai segnali radio di Marconi che inviati nel 1931 da Coltano accesero la statua del Cristo redentore a Rio de Janeiro, senza andare più indietro a Galileo Galiei o Fibonacci. Insomma, questa legge rischia davvero di dare ragione a quella battuta ascoltata negli Stati Uniti, perché in effetti sembra che ormai abbiamo svilito il genio europeo e con esso anche quello della classe dirigente, che non propone o inventa più nulla ma si limita a stabilire regole. Regole che non incentivano, ma invece aggravano chi potrebbe fare innovazione. In questa legge, sicuramente, mancano quegli spunti di concretezza sollevati dalle colleghe Bulleri e La Porta. Banalmente, nel sistema sanitario toscano le Asl e altri comparti parlano con sistemi informatici che non dialogano tra loro e questo poteva essere un terreno di intervento di questa legge, ad esempio”.
Secondo Jacopo Maria Ferri (Forza Italia), l’Ai “questa non è una norma innovativa. È carica di principi e valori assolutamente condivisibili, ma non è utile, nel concreto, a seguire il movimento veloce che la diffusione dell’AI ha messo in moto. Sarebbe stata innovativa se avesse messo tante risorse o su leggi che gi ci sono o su nuovi indirizzi per cui sostenere imprese, centri di ricerca o università affinché l’AI sia più utilizzata e utilizzata al meglio e nel rispetto di quei principi che vengono richiamati. La mancanza di concretezza e di risorse, purtroppo, non produce innovazione”.
Lidia Bai (Pd) ha giudicato la legge “importante, per promuovere uso intelligente e etico dell’AI. Si critica l’assenza di concretezza, ma l’approccio è stato quello di affermare i principi e i valori guida che devono accompagnarci verso la rivoluzione tecnologica e sociale che l’innovazione dell’AI sta introducendo e introdurrà sempre più fortemente. La Regione indirizza e definisce obiettivi e valori, ponendo le base per una governance del fenomeno”:
Per Claudio Gemelli (Fratelli d’Italia), “il Consiglio, anche in questo caso, tratta di un tema astratto e che non dà risposte ai problemi dei cittadini e perciò condivido gli interventi dei colleghi del mio gruppo. Certo l’AI va gestita e non subita, ma questa legge non è lo strumento adatto. In questo mostrano più concretezza le impegnative degli ordini del giorno presentati, anche se viene il sospetto, a proposito della zona pisana, che si voglia fare una norma di territorio. Così come si è voluto togliere, a proposito della realizzazione di Data center, il richiamo alla legge della Lombardia, che per prima ha normato la materia. Insomma, la Pdl non dà alcuna indicazione utile e demanda alla Giunta ogni tipo di intervento in materia”. Ad esempio, stride il fatto che non ci sia alcun richiamo al fatto che l’AI non deve sostituire il lavoro umano”.
In chiusura di dibattito l’assessore Alberto Lenzi ha ricordato che la legge è nata dalla discussione “nella commissione Tripartita, cui partecipano Regione, sindacati e mondo delle imprese, e in cui è stato posto il problema di normare l’uso etico dell’AI e non di normare l’AI in quanto tale. Siamo giunti a definirla dopo una lunga fase di ascolto con le università, i sindacati, le imprese, la politica”. Secondo Lenzi, gli atti concretezza passeranno dai Centri per l’Impiego e iniziative a sostegno delle imprese. Quanto alle applicazioni che le Regioni possono mettere in campo, Lenzi ha ricordato “che la Liguria, dopo quanto definito in Conferenza delle Regioni, valuta l’applicazione dell’AI in sanità, mentre la Toscana, con Emilia Romagna, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, è capofila di un progetto per l’applicazione dell’AI nella gestione della Protezione civile”.
(testo di Luca Martinelli e Paola Scuffi)




