12 Marzo 2026

Ambiente: approvata all’unanimità mozione sulla contaminazione da PFAS

Nell’atto, presentato dal Movimento 5 Stelle e votato da tutti i gruppi consiliari, una serie dettagliata di impegni per affrontare il problema che riguarda ambiente e salute pubblica

Comunicato stampa n. 0190
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Firenze – L’Aula dell’Assemblea legislativa toscana, nella seduta dell’11 marzo, ha approvato all’unanimità con il voto a favore di tutti i gruppi consiliari la mozione sulla contaminazione da PFAS presentata da Irene Galletti del Movimento 5 Stelle e firmata dai capigruppo Simone Bezzini (Pd), Luca Rossi Romanelli (M5S) e Lorenzo Falchi (AVS) e dai consiglieri Matteo Biffoni (Pd) e Massimiliano Ghimenti (AVS).

Presentando l’atto la consigliera Galletti ha spiegato che si tratta di “sostanze di origine industriale che non si ritrovano in natura. Sono composte da circa diecimila molecole tutte di natura diversa fra di loro e che sono caratterizzate da legami chimici che sono pressoché indistruttibili e questo è uno dei motivi per cui vengono chiamati ‘gli inquinanti eterni’. Gli effetti sulla salute sono ampiamente documentati dalla ricerca e dalla letteratura scientifica. Dall’alterazione del sistema immunitario all’aumento del rischio di alcune forme tumorali. Il rischio è particolarmente grave per i giovani per il fenomeno del bioaccumulo per il fatto che vengono immagazzinati dall’organismo umano e non vengono più espulsi”.

Nella mozione l’impegnativa a supportare le azioni di verifica effettuate dalle ASL circa l’eventuale presenza di PFAS nelle acque potabili, come regolato e previsto dal Decreto legislativo 18/2023 di recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184; a sostenere e condividere con l’Autorità Idrica Toscana nei modi che verranno con essa valutati opportuni, anche nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di tutela delle acque della Toscana, azioni affinché siano implementati i controlli da parte dei gestori del servizio idrico circa le rilevazioni puntuali sulla presenza delle sostanze PFAS nelle acque destinate al consumo umano, e sugli scarichi dei depuratori e negli scarichi industriali in pubblica fognatura.

Sono previsti altri impegni per la Giunta regionale da quello a condividere, anche nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di tutela delle acque della Toscana, con le Società di gestione della depurazione industriale iniziative affinché siano realizzate specifiche analisi, anche di natura preventiva e attraverso la collaborazione di Arpat, al fine scongiurare la presenza di PFAS nelle acque reflue in uscita dagli impianti, con una attenzione particolare ai depuratori adibiti ad accogliere i reflui industriali provenienti dai distretti industriali maggiormente esposti al rischio di rilascio nelle acque reflue di PFAS; a promuovere lo sviluppo da parte di Arpat di procedure volte a realizzare specifiche analisi finalizzate a verificare l’eventuale presenza di PFAS nel percolato delle discariche – sia per rifiuti urbani che speciali – e nei torrenti che scorrono vicino a tali siti, facendo anche riferimento ad esperienze già avviate in altri contesti regionali; a valutare, anche in relazione all’attività finanziata dal PNC al PNRR sul SIN di Livorno-Collesalvetti e Piombino, nel rispetto delle norme sulla privacy, la possibilità di effettuare un’indagine epidemiologica sulle aree maggiormente interessate dalla presenza di PFAS nelle acque superficiali, in collaborazione con li Cnr, Arpat e Ars, anche al fine di individuare le fonti di inquinamento sia per individuare possibili processi finalizzati a ridurre l’esposizione ai PFAS.

È previsto anche l’impegno a costituire un Osservatorio tecnico-scientifico di coordinamento che, coinvolgendo Arpat, Autorità Idrica Toscana, Enti di ricerca, Associazioni ambientaliste e le rappresentanze delle categorie economiche, lavori per uniformare le metodologie di monitoraggio e analisi, validare i dati sulla presenza di PFAS e individuare le fonti di contaminazione. L’ultimo impegno è quello a valutare l’individuazione di linee di finanziamento dedicate, o l’adeguamento degli strumenti regionali di sostegno alla ricerca e sviluppo, per supportare le aziende che, in considerazione dell’elevata numerosità delle sostanze coinvolte e della complessità analitica dovuta alla presenza ubiquitaria dei PFAS, intendano avviare indagini approfondite sui propri cicli produttivi e sulle materie prime in ingresso, al fine di escludere l’apporto involontario di contaminanti e favorire processi di sostituzione con alternative ecocompatibili.

Ad aprire il dibattito l’intervento di Matteo Biffoni (Pd) che ha sottolineato come si tratti di un tema “che ci coinvolge tutti, va esattamente a intaccare e colpire un tema fondamentale per noi politici, tenere insieme tutela ambiente, risorse idriche e capacità produttiva delle nostre aziende. Noi siamo consapevoli della necessità di rincorrere nuove tecnologie per andare a vedere che contaminanti si sono evoluti nel corso del tempo. Alle aziende tendiamo una mano, con linee di finanziamento e normative dedicate, per fare in modo che non si sentano vessate”.

Nel suo intervento Alessandro Capecchi (FdI) ha ricordato come “si tratti di sostanze che hanno un’ampia diffusione nei cicli produttivi e questo ha determinato nel tempo una loro diffusione nell’ambiente”. “Per onestà intellettuale – ha aggiunto – si deve ricordare che il rinvio che è contenuto nella legge del 2026 serve innanzitutto ai Gestori del servizio idrico per introdurre nuovi macchinari di potabilizzazione e di controllo dell’inquinamento. Perché questo Governo, dando seguito anche a normative e a direttive comunitarie, ha introdotto criteri molto più restrittivi. Criteri che vanno a impattare sul sistema delle aziende, che saranno chiamate a realizzare tutta una serie di cambiamenti all’interno del sistema produttivo per evitare eventuali sanzioni, ma anche sugli Enti pubblici e in modo ancora più stringente sui soggetti che gestiscono il servizio idrico e che hanno richiesto la proroga che è stata inserita all’interno della manovra finanziaria proprio per riuscire a intercettare in maniera più stringente queste sostanze”.

“Oggi – ha detto chiudendo il dibattito Massimiliano Ghimenti (AVS) – noi discutiamo di una scelta politica molto concreta. Cioè come una Regione decida di prevenire, monitorare e governare un rischio ambientale e sanitario che riguarda direttamente l’acqua, cioè la vita quotidiana delle persone. In Toscana c’è la presenza di PFAS nelle acque superficiali, sotterranee e in alcuni contesti produttivi esiste e va affrontata con strumenti adeguati. Questo atto fa quindi una scelta importante, non indica un colpevole, ma indica la necessità di dare una risposta. Non criminalizza i distretti produttivi, ma afferma che il controllo ambientale non può essere lasciato alla buona volontà o all’autodichiarazione. Quando parliamo di acqua potabile, discariche industriali di depurazione e di falde, la trasparenza e la prevenzione non sono un’opzione. Questa mozione va quindi nella direzione giusta perché non aspetta l’emergenza. Chiede monitoraggi puntuali sulle acque potabili e sugli scarichi, attenzione ai reflui industriali, analisi sui percolati di discarica, valutazioni epidemiologiche nelle aree più esposte e la costituzione di un Osservatorio tecnico scientifico che renda stabile e condiviso il lavoro di analisi. Non blocchiamo lo sviluppo, ma chiediamo che lo sviluppo non scarichi i suoi costi sulla salute collettiva”.

 

 

 

 

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