Crisi aziendali: in commissione Sviluppo economico l’audizione di Valerio Fabiani
Il consigliere del presidente della Giunta regionale ha fatto il punto sui tavoli di crisi aperti in Toscana
Firenze – Sono 22 i tavoli di crisi aziendali attualmente aperti in Toscana. A fare il punto il consigliere del presidente della Giunta Valerio Fabiani durante un’audizione in commissione Sviluppo economico e rurale presieduta da Brenda Barnini (Pd).
Il consigliere Fabiani ha aperto il suo intervento sottolineando come “fuori da ogni retorica il rapporto con il territorio sia prezioso e decisivo nella gestione e nella soluzione di una crisi aziendale. La Regione Toscana è una delle più organizzate e l’unica insieme al Veneto a essersi strutturata con un Ufficio dedicato nato quasi vent’anni fa. Non tutti i casi di crisi aziendali finiscono alla nostra attenzione, ma non ci siamo mai girati dall’altra parte. Per noi è fondamentale garantire una presenza delle istituzioni anche andando oltre le nostre competenze e favorendo rapporti e incontri tra le imprese”.
Il consigliere Fabiani ha sottolineato il successo di casi risolti positivamente anche di piccole realtà come quella della fabbrica che lavora le castagne di Marradi, dove i dipendenti erano meno di dieci, ma con una grande ricaduta sul territorio. “Il nostro – ha proseguito – è un intervento a 360 gradi e spesso si tratta di battaglie che combattiamo a mani nude senza che le aziende coinvolte abbiamo obblighi normativi. Per questo è fondamentale un lavoro di prevenzione delle crisi, perché spesso viene chiesto il nostro intervento quando tutto è perduto”.
Facendo una panoramica e un bilancio Valerio Fabiani ha spiegato che: “la prima categoria è quella delle crisi aziendali risolte totalmente e con soluzioni occupazionali almeno parziali. Questi casi dall’inizio della scorsa legislatura sono stati 61, riguardando potenzialmente 7mila 832 lavoratori. C’è poi la categoria delle crisi aziendali in transizione, perché allude a un processo in movimento, casi in cui la crisi non può essere definita chiusa in un senso o nell’altro, in cui c’è una possibilità di ripartenza, ma non è ancora pienamente maturata. Ad oggi si è trattato di 7 casi che hanno riguardato 726 posti di lavoro. Poi ci sono le crisi con un tavolo aperto, al momento sono 22 con 4mila 884 lavoratori inizialmente coinvolti. A queste va aggiunto il comparto della moda, un fenomeno tutto toscano, che ha richiesto da parte della Regione un duplice lavoro per fronteggiare la slavina con la quale ci misuriamo. Di questo numero fanno parte soltanto alcune imprese del comparto, quelle che hanno chiesto l’attivazione del tavolo istituzionale e politico che presiedo, ma poi c’è tutta una casistica che la Regione ha seguito attraverso il tavolo amministrativo che fa sempre riferimento all’Unità di crisi, dove si è fatto un lavoro soprattutto di ingegneria di ammortizzatori sociali per mettere in sicurezza le aziende e i relativi posti di lavoro.
Ci sono infine le vertenze, dove non c’è stato un processo di reindustrializzazione, che ha prodotto una nuova vita industriale di un’azienda o di un’unità produttiva, ma dove è rimasto l’impegno da parte di Regione Toscana al fianco dei lavoratori in esubero. Un impegno attraverso i centri per l’impiego e altri strumenti che usiamo per dare un paracadute e una tutela a queste persone e aiutarle nella ricollocazione. Si tratta di 11 casi e 364 posti di lavoro. C’è infine la categoria dei tavoli di monitoraggio. Con l’attività che è tesa soprattutto alla prevenzione, con le aziende che non sono classicamente in crisi e magari non hanno aperte procedure di licenziamento collettivo, ma in cui per vari motivi, congiunturali o di mercato, vi è una preoccupazione che merita attenzione da parte della Regione l’attivazione di un tavolo di monitoraggio. L’ultimo numero riguarda specificatamente il settore della moda che al momento conta a livello regionale 73 casi complessivi che noi monitoriamo o accompagniamo. Attualmente ci sono 12 di aziende che sono in cassa per cessazione, purtroppo con una prospettiva di chiusura e dove è possibile con la proprietà, un commissario o un advisor si tenta una reindustrializzazione per quanto faticosa. Vi sono poi 8 casi in cui le aziende sono ancora attive, ma c’è stato un licenziamento collettivo, con un esubero parziale da gestire, riducendo il numero degli addetti e poi ci sono 53 casi in cui aziende attive, si fa abbondantemente ricorso ad ammortizzatori sociali, ci sono ancora dei margini, e quasi tutte utilizzano il contratto di solidarietà”.
“Quella della moda – ha aggiunto il consigliere Fabiani – è una filiera che in Toscana si compone di una miriade di piccole imprese, su cui l’Unità di crisi della Regione non ha una visibilità e non percorrono la strada della Regione per tanti motivi”.
Il consigliere del presidente della Giunta sui tavoli di crisi aziendali ha poi portato quattro esempi. Il primo caso risolto è quello del settore chimico e della Venator di Scarlino in provincia di Grosseto dove sono stati salvati 250 posti di lavoro grazie anche alla disponibilità del Governo ad aprire un tavolo nonostante la mancanza di alcuni requisiti e dove si sono costruiti i presupposti anche per un rilancio. L’accordo di programma a cui stiamo lavorando non è stato solo un salvataggio, ma una vera operazione industriale di ricostruzione di un pezzo importante dell’industria chimica italiana. C’è poi il caso della G-Logistic di Montelupo Fiorentino, con 80 lavoratori della logistica a servizio dei grandi brand della moda. Per la contrazione dei numeri è stato chiuso il sito di Montelupo con effetti negativi anche sull’altro sito gestito a Sesto Fiorentino. Dopo avere messo a disposizione tutti i nostri strumenti, grazie a un lavoro di squadra, siamo riusciti ad interagire con l’azienda appaltatrice e i brand che li portavano i volumi. Non solo sono arrivati volumi che hanno permesso all’azienda di non chiudere, ma iniziato inevitabilmente il processo di fallimento, l’azienda appaltatrice è intervenuta reinternalizzando tutti i lavoratori. Sulle crisi aperte siamo impegnati su tanti fronti e consideriamo una crisi aperta anche quella della Beko di Siena, e sarà tale fino a quando non ci sarà un soggetto reindustrializzatore che darà una certezza ai lavoratori rimasti. Intanto noi stiamo adempiendo agli impegni che ci siamo assunti nella formazione. Gli accordi di progetto che stanno partendo in queste ore, sono progetti formativi che si strutturano direttamente nel tavolo di crisi non solo con le aziende, ma anche con i sindacati e i comuni”.
Tra i casi citati dal consigliere Fabiani, il polo siderurgico di Piombino “su cui pensiamo che i due progetti industriali che insistono sull’area possano andare di pari passo”, tra le sorvegliate speciali c’è la Magona con l’intenzione della Liberty di metterla in vendita, c’è il caso della Panelba di Porto Ferraio, molti casi poi interessano il settore della moda e su tutti è motivo di ansia quello della Frosini di Signa con 90 posti di lavoro a rischio e dove un incendio ha complicato le cose con l’ammortizzatore sociale bloccato perché il verbale dei vigili è ancora in procura. Tra i casi monitorati il più importante è quello della Pierburg di Livorno, azienda di componentistica per le automobili dove sono state selezionate due offerte vincolanti per la vendita e l’accordo con il soggetto più convincente dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.
E proprio nell’automotive c’è un ruolo attivo delle Istituzioni, non solo con il monitoraggio, ma vorrei segnalare una cosa inedita fatta, abbiamo provato a stipulare con le grandi aziende della componentistica presenti in Toscana accordi o protocolli di impresa per prevenire situazioni di crisi. Lo abbiamo con la Pierburg, ma anche con la ex Vitesco, favorendo l’arrivo di una nuova proprietà, che ha dato una certezza a quel sito, e con più fatica si è provato a farlo con Magna e la fatica ha prodotto accordo diverso da altri, sottoscritto dal ministero competente e dalla Regione”.
Un’illustrazione puntuale quella del consigliere Fabiani che ha sollevato l’interesse dei consiglieri con tanti interventi e tante domande. Per la consigliera Roberta Casini del Partito democratico “si tratta di un lavoro importante, con tanti strumenti a disposizione ed è necessario fare tutto il possibile per farlo capire bene nei territori”. La consigliera ha chiesto poi informazioni sul futuro dell’azienda che nell’aretino si occupa del panno del casentino. La capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta, intervenuta durante i lavori della commissione, proprio su questo tema “ha espresso preoccupazioni sul futuro del panno del casentino, chiedendo chiarimenti sul destino di un’azienda storica che rappresenta un’eccellenza e che si è sentita abbandonata da metà novembre fa quando i licenziamenti si sono trasformati in cassa integrazione e dal tavolo di crisi non si è sentito più nessuno. Come sono spariti i quattro imprenditori che si erano detti interessati all’acquisto dell’azienda”. La consigliera La Porta ha anche chiesto chiarimenti sul ruolo dell’Unità di crisi e sulle valutazioni politiche date dal consigliere Fabiani sulla politica industriale del Governo Meloni. Il collega di partito Luca Minucci ha sottolineato il valore dell’intesa raggiunta su Venator grazie alla collaborazione tra Governo e Regione e ha chiesto se al tavolo è mai arrivata la questione del consorzio dei produttori latte della Maremma.
Il consigliere Claudio Gemelli (Fdi) ha chiesto un’opinione sulla possibilità della creazione formale di distretti per settori in crisi come la moda e della pelletteria. “Vedrà mai la luce e potrà mai essere una soluzione per rendere più forti i soggetti nella contrattazione?”. E poi ha chiesto “quali siano le tutele che si adottano per i lavori deboli quelli che hanno più difficoltà a ricollocarsi dopo un licenziamento”.
La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Irene Galletti ha sottolineato come per la gestione della crisi “la cosa più importante sia la prevenzione anche se non è semplice con la presenza di tante piccole imprese anche a conduzione familiare”. Su questa strada secondo la consigliera Galletti andrebbe sfruttato “il nuovo codice della crisi di impresa e di insolvenza che prevede la presenza degli organismi di composizione della crisi all’interno dei sistemi camerali per gestire le fasi di allerta e di composizione. Camere di commercio che potrebbero avere un ruolo importante proprio nella prevenzione con la possibilità che hanno di monitorare i bilanci delle aziende. La consigliera Galletti ha posto in evidenza anche il problema del reskilling, fondamentale per la riqualificazione professionale. “Con tanti fondi che sono arrivati nel periodo 2021-27 dall’Unione europea e che quando cambierà la gestione dei fondi di coesione, con un nuovo piano strategico nazionale, rischiamo di perdere”. Galletti ha chiesto poi particolare attenzione sull’attrazione degli investimenti dall’estero che spesso vengono garantiti con un percorso agevolato, come nel caso di Invest in Tuscany. “Investimenti che poi devono essere garantiti per evitare che i grandi fondi possano facilmente delocalizzare”.
La presidente della commissione Sviluppo economico e rurale Brenda Barnini chiudendo la serie di interventi ha sottolineato come “si possa leggere una crisi aziendale come una responsabilità individuale con le conseguenze che si scaricano sui lavoratori o si possa scegliere di leggere la medesima crisi come il tutto di un sistema e per questo il tavolo è punto di riferimento fondamentale soprattutto per le aziende più piccole. Credo sia anche più corretto nella nostra narrazione interna e istituzionale abituarsi a parlare di policrisi e non di crisi perché ciascuna delle questioni che potremmo approfondire in realtà ha alle spalle spesso ragioni molto diverse per cui si arriva a quell’evento”.
“Noi – ha proseguito la consigliera Barnini – adesso stiamo andando incontro a una stagione in cui gran parte delle motivazioni che stanno dietro alle crisi di cui ci dovremo occupare hanno molto a che fare con il fatto che in questo momento storico ci sono i dazi più elevati che si siano registrati dagli anni Trenta del Novecento. E questo cambia completamente lo scenario con cui ci misureremo. Quando si parla di moda parliamo principalmente di questo e un pezzo rilevante delle crisi delle aziende medie e piccole che si sono viste sono state figlie della chiusura del mercato con la Russia o di un pezzo importante di quello del Medio Oriente. Quindi ben venga un approccio secondo me proattivo e che anche sulla scorta dell’esempio positivo dell’accordo di sistema con il comparto dell’automotive provi a estendere questo approccio anche ad altri settori. Perché lì l’esperienza devastante della GKN è servita un po’ a tutti per dire proviamo a fare in un’altra maniera”.
“Le aziende – ha concluso Brenda Barnini – in generale anche perché poco supportate dai professionisti, sfruttano troppo poco le tante opportunità del codice delle imprese. E si arriva così ad un punto in cui ci sono poche strade davanti quando invece nei mesi e negli anni precedenti forse alcuni passaggi potevano essere fatti. Per questo è fondamentale farlo conoscere il più possibile”.
Il consigliere Fabiani nella sua replica ha annunciato una novità sul futuro del panno del casentino: “La Regione ha contezza che un gruppo di imprese sta lavorando a un progetto finalizzato a salvare la produzione del panno a cui la Regione ha chiesto anche si tenga conto dei dipendenti che sono in ammortizzatore sociale in Manifattura del casentino. Ora speriamo che la trattativa tra privati vada bene. Sulla moda è evidente che una parte della crisi sia stata indotta dalla necessità di riorganizzare le filiere. E nella frammentazione della filiera c’è bisogno di mettere mano con aziende più solide, con uffici commerciali, perché l’obiettivo è riorganizzare insieme e non usare l’accetta. Nelle crisi aziendali come quelle della moda il principio che stiamo facendo passare è quello della responsabilità d’impresa, perché i processi hanno bisogno di tutti anche di chi licenzia. E per questo l’azienda che licenzia deve offrire una dotazione economica per il nuovo datore di lavoro che assumerà”. “Noi – ha concluso Fabiani – interagiamo molto con le Camere di commercio e con loro l’aiuto è reciproco”.




