4 Febbraio 2026

Sviluppo economico: i ‘due distretti nel distretto’ di Prato, presentato studio Irpet

Nella commissione regionale presieduta da Brenda Barnini (Pd) illustrato lo studio, “supporto conoscitivo per procedere alla stesura di uno studio e mappatura del distretto tessile pratese’. Alla seduta sono intervenuti anche i consiglieri del territorio Matteo Biffoni (Pd) e Chiara La Porta (FdI)

comunicato n. 080
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Firenze – L’economia pratese è ormai strutturata in “due distretti nel distretto”, con un tessile più orientato alla qualità, ma in fase di ridimensionamento, e un Pronto moda con ampia vitalità, ma elevata fragilità economica. Alla crisi del tessile si è contrapposta l’ascesa del comparto dell’abbigliamento, capace di espandere volumi produttivi ed occupazione anche se in presenza di margini contenuti. È quanto fotografato da una ricerca dell’Irpet, ‘Supporto conoscitivo per procedere alla stesura di uno studio e mappatura del distretto tessile pratese’, che è stata illustrata questa mattina, mercoledì 4 febbraio, nella commissione Sviluppo economico e rurale, presieduta da Brenda Barnini (Pd).

La presidente ha voluto ringraziare Gianni Anselmi, che ha guidato la stessa commissione nell’ultima parte della passata legislatura e aveva commissionato la ricerca ad Irpet, “lo ringrazio per l’impulso che ha voluto dare con questi due studi (l’altro è un’analoga ricerca sull’economia dell’isola dell’Elba e l’arcipelago toscano, ndr)”. Hanno partecipato su invito della presidente, i consiglieri rappresentanti del territorio, come il presidente della commissione sanità, Matteo Biffoni (Pd) e la capogruppo di Fratelli d’Italia, Chiara La Porta (FdI), presente anche il portavoce dell’opposizione, Alessandro Tomasi (FdI).

Il distretto pratese ha perso posizioni a partire dal 2000, per gli effetti della globalizzazione e con un aggravamento con la grande crisi mondiale del 2008, “poi ha recuperato posizioni a partire dal 2010, con una nuova configurazione che ha visto un disaccoppiamento tra valore aggiunto ed esportazioni”, ha spiegato il direttore dell’Istituto per la programmazione economica e finanziaria della Toscana, Nicola Sciclone, che ha illustrato i contenuti risultati della ricerca alla commissione.

Il Pronto moda, “a prevalente conduzione cinese, ha finito per integrarsi nelle catene di fornitura della moda italiana ed europea, lavorando non solo per le produzioni a basso costo o fast fashion, ma anche per le produzioni di alto lusso o grandi firme; e parallelamente le imprese tessili o molte di esse hanno visto ridursi il loro peso. Con una convivenza tra un ‘made in Prato’ di alta qualità (fibre, lane, prodotti pregiati) e un distretto della confezione sempre più orientato a servizio rapido per committenti esterni”. In questa duplice presenza, non integrata, “sembrano essere venuti meno gli elementi aggreganti”, con una gerarchia di “rapporti produttivi e di potere che quindi è cambiata rispetto al passato e che desta tensioni sociali”.

Ancora: nel caso del Pronto moda, “gli ingressi di nuove imprese hanno sopravanzato nel tempo le uscite”, mentre “il contrario si è osservato nella componente tessile”. Anche sotto il profilo occupazionale, “alla crescita intensa degli addetti nelle confezioni (oltre 20mila nel 2022) ha fatto da contraltare il calo drastico degli occupati nei comparti del tessile”.

Accanto ai fenomeni dimensionali, “c’è anche una trasformazione del mercato del lavoro: sono cresciuti i settori ad alta tecnologia (e salari), ma ancora di più quelli a basso contenuto di conoscenza (e basso contenuto salariale). Si sono svuotati invece i settori della manifattura tradizionale, tradizionalmente associati a salari mediamente più elevati”. L’esito di questa trasformazione “non ha aumentato le opportunità ad alto salario per la popolazione residente”. Un numero molto elevato di imprese lascia il mercato, sostituito, tuttavia, da un numero ancora più elevato di nuovi ingressi, secondo una logica sì espansiva, ma al ribasso.

L’ammontare complessivo di valore aggiunto che è creato lungo la filiera della moda regionale e a cui Prato partecipa a diverso titolo è stimato in circa 7 mld di euro: “Prato riesce a trattenere poco – ha osservato Sciclone –: per ogni euro di prodotto finale di abbigliamento toscano venduto, il territorio pratese cattura meno di 5 centesimi in termini di valore generato. Il distretto tradizionale risulta remunerato con 2,6 centesimi; il Pronto Moda circa con 2,1”. La parte strettamente produttiva, “su cui si collocano le imprese pratesi, ha un ruolo subalterno nel momento in cui si distribuiscono i redditi generati”.

Il nuovo quadro generale, “meno lineare”, vede dunque Prato capace di mantenere “capacità produttiva e presenza internazionale, ma dopo due decenni di trasformazioni il sistema è più polarizzato e fragile: alcune lavorazioni si sono assottigliate, la redditività è più diseguale, e la riproduzione di competenze/imprenditorialità non è più automatica”. Il “controllo del mercato finale spesso è esterno. Nel tessile tradizionale emerge il dualismo, con poche imprese solide contro un’ampia fascia a margini bassi. Emerge la necessità di “non tornare al passato, ma rendere credibile una traiettoria che trattenga valore, competenze e coesione sociale insieme alla capacità produttiva”. Per questo, si suggerisce di “far crescere i nodi di collegamento e chi presidia mercati/standard; ricostruire pezzi mancanti della filiera a monte e servizi intermedi; investire su capitale umano e qualità del lavoro; accompagnare la qualificazione del pronto moda con regolazione e supporto per evitare una selezione distruttiva”.

“Ritengo questa ricerca ben fatta, anche dal punto di vista metodologico, ed estremamente fondata – ha dichiarato la presidente Barnini –. Non racconta le solite cose, evidenzia alcuni elementi di criticità, sicuramente riconosciuti da chi vive la realtà di questo territorio. Ora, dovremo concentrarci sulle prospettive e le scelte da fare, a noi il compito di individuare le possibili soluzioni”.

“Vista questa rappresentazione, c’è poco da sorridere – dice Chiara La Porta –. Si tratta di un’analisi tanto più importante, anche alla luce degli ultimi accadimenti. Si parla di economia pratese, ma come ha messo nero su bianco questa analisi, ci troviamo davanti a due realtà diverse, da una parte il tessile, la tradizione, dall’altra il pronto moda, le confezioni che per quanto si siano spostate da un fast fashion a qualche griffe, dovremo cercare di far emergere le differenze e analizzare le due componenti dell’economia pratese in modi distinti”.

Anche secondo l’ex sindaco di Prato, Matteo Biffoni, “vediamo ora nero su bianco, con questo straordinario lavoro, una serie di questioni di cui eravamo consapevoli, ma che non riuscivamo a spiegare con i numeri. Siamo di fronte a un clamoroso cambiamento di paradigma, è finito un modello. Se il distretto – che continua ad essere il più grande d’Europa ed è fattore trainante dell’economia toscana a nazionale – vuole continuare ad essere quello che è stato, servirà una riflessione terribilmente complicata, che richiede di disarticolare una realtà antica ma che non si può evitare”. C’è, secondo Biffoni, “una seconda grande verità, la storia del distretto parallelo: che non abbia interrelazione con il sistema produttivo storico è certificato dai fatti, la doppia sfida è da un lato ripensare l’organizzazione del tessile, dall’altro capire se questo tipo di dinamica economica che si è creata sia ineludibile, oppure ripensabile”.

“Era giusto partire da Prato per il lavoro a più ampio spettro che ci siamo proposti di fare con questa commissione sul comparto moda”, ha detto in conclusione Brenda Barnini, secondo cui “le tre parole chiave sono tre: centralità della manifattura artigianale, sostenibilità e legalità. Solo da questa combinazione potremo riuscire a definire un sistema di sviluppo capace di stare sul mercato e di ricostruire uno spazio per le nostre imprese”.

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana