8 Agosto 2024

Tragedia di Marcinelle: cerimonia a Vicopisano, lettera di Mazzeo

Il messaggio del presidente dell’Assemblea legislativa alla comunità che ha ricordato il cittadino morto l’8 agosto del 1956 nell’incendio della miniera di carbone in Belgio che provocò 262 vittime. Il Consiglio regionale ha patrocinato la mostra “Diamo un volto”. Ricordati anche gli altri due toscani morti in quel tragico incidente

Comunicato stampa n. 0820
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Firenze – “La celebrazione di oggi insieme alla mostra “Diamo un volto” ci consentono di comprendere appieno il valore e l’importanza della memoria. Una memoria che non dimentica nessuno, che non richiede gesti eroici, ma nasce da piccole storie quotidiane e proprio per questo diventa patrimonio e linfa per intere comunità. In questo giorno di memoria raccogliamo la forza per un impegno più efficace per un mondo migliore”. È uno dei passaggi della lettera del presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, che questa mattina è stata letta a Vicopisano nel corso delle celebrazioni per ricordare la figura di Enrico Del Guasta, ex partigiano e minatore, che l’8 agosto del 1956 fu una delle 262 vittime della tragedia di Marcinelle, in Belgio, a causa dell’incendio scoppiato nella miniera di carbone di St. Charles a Bois du Cazier.

Mazzeo, nella sua lettera, ha scritto di “sapere bene come il legame di Vicopisano a questa immane tragedia è forte e molto sentito dal momento che Umberto Del Guasta, membro attivo della vostra comunità, è infatti il figlio di Enrico, una delle tre vittime toscane dell’incendio scoppiato nella miniera”. Proprio per questi motivi, ha spiegato Mazzeo, il Consiglio Regionale ha dato il suo patrocinio alla realizzazione della mostra ‘Diamo un volto alle 262 vittime della miniera’, inaugurata lo scorso 2 agosto, come “giusto riconoscimento a queste vittime innocenti colpite dalla morte nel compimento del loro lavoro”.

“Certo – scrive ancora Mazzeo – il legame speciale con Enrico Del Guasta ci porta sempre a valorizzare la sua storia per molti aspetti esemplare. Enrico infatti, dopo aver lottato da partigiano per la libertà del nostro Paese, si trovò coinvolto nell’immediato dopoguerra nell’impegno che l’Italia fu costretta a sottoscrivere con il Belgio e altri Paesi europei di fornire manodopera in cambio di quelle materie prime di cui l’Italia aveva bisogno, prima fra tutte il carbone.  Legare la propria sorte individuale alla sorte di un popolo è un tratto della vita di Enrico che interpella anche noi ancora oggi.  Quel giorno inoltre Enrico non doveva trovarsi in miniera. Aveva già svolto il suo turno, ma per solidarietà con un collega belga che aveva problemi in famiglia si offrì di sostituirlo.  Non solo la sorte di un popolo, ma più ancora la solidarietà che lega tutti gli uomini tra loro. Enrico ci dà con la forza del suo esempio un grande insegnamento”.

In quella stessa tragedia, come ha ricordato il presidente del Consiglio regionale, persero la vita altri due toscani: il massese Otello Bugliani e il fiorentino Romano Filippi.

“Con i tre toscani – ha dichiarato Mazzeo – morirono altri 133 italiani, emigrati per lavorare come fantasmi nel ventre della terra e una paga da fame. Da quella tragedia sono passati quasi 70 anni ma di lavoro si continua a morire ancora oggi. È una piaga che dobbiamo assolutamente combattere tutti insieme e anche il ricordo di quelle vittime deve essere un monito a creare le condizioni per un lavoro che sia degno, sicuro e ben retribuito”.

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana