Ambiente: Piano di tutela delle acque, il dibattito in Aula e gli atti collegati
Informativa preliminare dell’assessora Monia Monni al Consiglio regionale
Firenze – Sul documento preliminare sul “Piano di tutela delle acque della Toscana – Pta, informativa della Giunta al Consiglio regionale ai sensi dell’articolo 48 dello Statuto, all’ordine del giorno dei lavori d’aula, il consigliere Alessandro Capecchi (FdI) – insieme ai colleghi di gruppo Vittorio Fantozzi e Gabriele Veneri – aveva presentato una richiesta di pregiudiziale “per richiamare al rispetto dello Statuto e al ruolo e alle competenze del Consiglio regionale”, visto che “ancora una volta l’Aula di palazzo del Pegaso si è trovata ad esaminare un documento sul quale avrebbe potuto dettare indirizzi all’esecutivo regionale, ma solo successivamente, poiché la Giunta ha già acquisito osservazioni presentate da soggetti esterni interessati al processo di formazione del Piano”. Il Consiglio regionale ha respinto la pregiudiziale, e conseguentemente l’assessora Monia Monni ha potuto presentare l’informativa all’Aula.
Entrando nel merito della voluminosa documentazione, l’assessora ne ha evidenziato gli elementi fondamentali. Innanzitutto i riferimenti normativi: il decreto legislativo 152 del 2006, che disciplina le norme in materia ambientale, e la legge regionale 35 del 2022, che prevede l’istituzione del Piano regionale per la transizione ecologica (Prte). Il documento, ha spiegato, “ha un rilievo marcatamente intersettoriale perché coinvolge diversi settori, quali la tutela delle acque, il settore idrologico e geologico, quello sulla tutela della natura e del mare, della forestazione e dell’agroambiente, ed infine il settore delle bonifiche”. Altro macro obiettivo del piano è quello relativo alla definizione degli interventi e le misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico: elenco dei corpi idrici significativi, risultati dell’attività conoscitiva e di monitoraggio, obiettivi di qualità ambientali, misure di tutela quali-quantitativa integrate, indicazione della cadenza temporale degli interventi, programma di verifica dell’efficacia degli stessi, interventi di bonifica e, infine, analisi economica e risorse finanziarie previste. Il Pta inoltre – in coerenza con la programmazione regionale – risponde agli obiettivi definiti nel Prs, nel Pit e nel Piano regionale ambiente ed energia, integrandosi con gli strumenti di programmazione economica e finanziaria, e con gli obiettivi della pianificazione di settore, con particolare riferimento alle attività estrattive, alla difesa del suolo, all’attività agricola e forestale e all’attività dei distretti industriali.
Sul fronte delle risorse attivabili per l’attuazione del Pta sono da evidenziare le principali fonti finanziarie che contribuiranno all’attuazione dello stesso; queste le più significative: risorse comunitarie come i fondi Fesr, fondi Pnrr, altre risorse di natura comunitaria, contributi dello Stato e della Regione relativi alla fiscalità generale, tariffa del servizio idrico integrato per gli interventi del piano d’ambito e contributi dei privati. Nello specifico tra le principali, ma non le uniche linee di finanziamento, che complessivamente ammontano ad oltre 95 milioni di euro, sono da segnalare i 19 interventi del Pnrr relativi agli investimenti in infrastrutture idriche primarie, per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico, che ammontano ad oltre 57 milioni di euro; l’adeguamento e la messa in sicurezza degli invasi esistenti finanziati dal Piano nazionale dighe, a valere sul Fondo di sviluppo della coesione (Fsc) 2014-2025, che ammontano a 13,5 milioni ed infine la realizzazione di invasi e sbarramenti mobili sulla diga di Montedoglio per 12 milioni di euro. L’assessora Monni ha chiuso il proprio intervento parlando del percorso di formazione del Pta, evidenziando il ruolo e l’importanza delle attività di informazione e di partecipazione della cittadinanza nel processo di formazione del piano, anche grazie al ruolo della Garante regionale, mediante una pagina web appositamente dedicata.
Il dibattito
Di “ritardo notevole da recuperare rispetto agli obblighi che la legge prevede” ha parlato il consigliere Alessandro Capecchi (FdI), ricordando che “il Pta costituisce una parte del Piano di gestione, che è già alla seconda sessione sessennale, per affermare che scelte e strategie non si possono improvvisare; qualche chiarimento in più era necessario, anche se l’informativa è molto più ampia rispetto al documento di avvio del procedimento fatto sul piano formale, che è complesso”. In tale contesto, va osservato come il piano di tutela delle acque regionale intenda inserirsi nel più ampio piano di gestione. “Per essere chiari: si chiude nel 2025 o si va a scavallare il 2025, quindi in coordinamento anche temporale con la programmazione? Perché, per ragioni che non sono ascrivibili alla responsabilità politica ma più ai cambiamenti climatici, a livello nazionale c’è stata una accelerazione, c’è stata la creazione di una ‘task force’, che ha il compito di salvaguardare non solo la quantità ma anche la qualità dell’acqua come risorsa disponibile”. Da qui l’invito a riflettere sulle osservazioni e sui contributi che vengono da altri soggetti, con l’apprezzamento che la commissione IV possa accompagnare l’evoluzione del Piano delle acque, questione importante per il futuro del paese. “Spero che oltre alla pagina web ci siano molti incontri sul territorio – ha concluso – perché il tema dell’acqua riguarda trasversalmente la gran parte degli atti di programmazione e quindi la vita stessa del nostro territorio”.
Sull’informativa relativa al ‘Piano di tutela delle acque della Toscana’ presentata dall’assessora all’Ambiente Monia Monni, il consigliere regionale della Lega Massimiliano Riccardo Baldini ha definito il tema “molto importante e atteso”. Baldini commentando l’informativa della Giunta ha parlato di “un atto estremamente tecnico, anche difficile da comprendere, che merita approfondimenti e confronti, e anche per questo mi auguro che l’istituto della partecipazione venga utilizzato appieno. Ci pare ci sia una carenza di un’impostazione di ordine politico. Siamo di fronte a un tema importante da approfondire anche perché senza acqua non c’è vita. Si tratta di un bene comune e essenziale per la vita e lo abbiamo sottolineato nella nostra proposta di legge che abbiamo presentato”.
Tra i temi fondamentali che andranno affrontati Baldini ha ricordato come in Toscana si paghi una delle tariffe idriche più alte d’Italia, ci sono i fenomeni alluvionali, il consumo del suolo, la siccità e l’inquinamento delle acque.
Anche il consigliere di Italia Viva Stefano Scaramelli ha sottolineato come “l’acqua sia un bene prezioso” e l’atto presentato dalla Giunta “tra i più complicati”. “L’approvvigionamento idrico – ha proseguito – è un tema di importanza vitale, toccando questioni fondamentali come l’agricoltura e fonte di vita e lavoro per molte persone. Basti pensare ai bacini idrografici della Regione. Sulle casse di laminazione e di espansione c’è un grande lavoro da fare, anche perché la sicurezza idraulica è un grande tema come quello della mancanza d’acqua, per questo è necessario dare seguito al finanziamento di questi interventi. Di fondamentale importanza è anche la questione degli invasi pubblici e privati per garantire l’attività agricola nei periodi di siccità e permettere di spegnere gli incendi”. Il consigliere Scaramelli ha concluso il suo intervento ponendo l’attenzione sul tema della desalinizzazione “di cui per fortuna si comincia a parlare anche a livello europeo”.
“L’acqua è una risorsa fondamentale” ha spiegato la capogruppo del Movimento 5 Stelle Irene Galletti. “Sono molti gli argomenti trattati – ha proseguito – e noi ci concentreremo sulla qualità delle acque e sulla loro gestione. Il consorzio Lamma ci ha fatto avere un quadro chiaro. Sembra che piova meno, ma il quantitativo in un anno è più o meno lo stesso, solo che si concentra in pochi periodi. L’intensità dei rovesci impedisce assorbimento dell’acqua che arriva subito nei fondivalle o direttamente al mare e non si ferma in invasi e bacini idrici”.
“Sempre più spesso abbiamo a che fare con eventi disastrosi, per questo ci vuole maggiore attenzione sulla gestione della risorsa ed è necessario preparare le nostre città a un cambiamento climatico oramai innegabile. La componente acqua è fondamentale per il mantenimento della sua qualità e per la conservazione nei periodi in cui viene a mancare. Per questo il nuovo Piano regionale di tutela delle acque che andrà fatto dovrà prevedere di modelli completamente diversi rispetto a quelli utilizzati fino ad ora”. Galletti ha evidenziato anche diverse criticità dagli agenti inquinanti che incidono sulla qualità delle acque “con il pfas che è uno dei più grandi pericoli per la salute dell’uomo” al ripristino dei corsi d’acqua “che vanno detombati”. Da mettere in sicurezza ci sono poi le aree inquinate con vere e proprie operazioni di bonifica come nel caso dell’ex Sin-Sir di Massa Carrara. Grande attenzione infine è necessaria per monitorare falde, acque minerali e termali. Sulla desalinizzazione delle acque Irene Galletti ha sottolineato due criticità: il consumo di energia e lo smaltimento della salamoia. “Da arginare c’è anche il problema del cuneo salino che investe tutta la costa ed è particolarmente dannoso per i parchi della Maremma e di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli”.
“Penso che se c’è un dato evidente, è che oggi non siamo in grado di governare e gestire l’acqua”. Queste le parole del consigliere di Fratelli d’Italia Diego Petrucci. “Non siamo in grado di raccogliere e conservare l’acqua che in pochi periodi cade in modo sovrabbondante. Non si tratta di fenomeni unici e straordinari, ma ricorrenti e ordinari. Non ci sono bacini idrici e canali di scolo che li colleghino e l’ordinamento ostacola e rende difficile costruire bacini agricoli e montani fondamentali per garantire l’innevamento delle piste da sci. Realizzarne uno è una fatica enorme per le tante norme che intervengono”. Sulla governance dell’acqua il consigliere Petrucci ha puntato il dito sulla gestione di due aziende “Publiacqua e Acque spa che si è deciso di regalare ad Acea e a chi gli sta dietro. Si è trattato di una scelta politica che ha causato problemi, abbiamo un’infrastruttura vecchia e obsoleta perché i proventi della gestione dell’acqua si sono trasformati in investimenti a Roma e non in Toscana”.
Il consigliere Petrucci ha anche criticato la gestione dei consorzi di bonifica scambiati per poltronifici “dove mettere chi non ha né arte né parte, mentre sono strategici per la gestione dei fenomeni”.
La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Silvia Noferi ha esordito con un incoraggiamento per l’assessora Monni aggiungendo che “la gestione dell’acqua non è un disastro in Toscana. Sono venuta a conoscenza di progetti interessanti come quello delle 13 mini centrali elettriche sul corso del fiume Arno. Un progetto che porterà alla produzione di energia sfruttando le pescaie”.
“Ci preoccupa – ha proseguito la consigliera Noferi – la contaminazione delle acque nei distretti produttivi, il problema dei depuratori è un problema importante che spesso sfugge ai Comuni. Il primo marzo il depuratore di Gragnana si è rotto e le acque nere si sono scaricate nel torrente Carrione, già di per sé inquinato dai residui che arrivano dalla lavorazione del marmo nella Alpi Apuane. Si tratta di problemi seri a cui va posto rimedio, come il problema della marmettola che spesso porta all’impermeabilizzazione del suolo e all’essiccamento delle sorgenti”.
La consigliera Noferi ha chiuso il suo intervento ricordando il rapporto di Greenpeace sull’inquinamento da pfas e ha sottolineato l’importanza della tutela delle foreste: “Una vera e propria arma contro il dissesto idrogeologico, per cui è necessario limitare i tagli e fare controlli rigorosi dove vengono autorizzati”.
Un apprezzamento sulla relazione dell’assessora Monni è arrivato dal consigliere del Partito democratico Francesco Gazzetti: “Relazione che ci aiuta a districarci in una serie di problematiche. Sarà fondamentale approfondire in commissione gli atti e le proposte di legge che meritano attenzione. Credo che il tema degli invasi sia importante. E qui credo che a livello nazionale, per la parte legata alla progettazione, si possa svolgere un ruolo determinante. Serve da parte di tutti un grande senso di responsabilità. Come è importante il tema della partecipazione, che deve portare dei frutti concreti”.
“I contratti di fiume – ha proseguito il consigliere Gazzetti – sono esperienze che danno l’idea di una possibilità di attivare dei percorsi che speriamo possano permettere di sviluppare una maggiore attenzione verso l’acqua. Io credo che la tutela del bene dell’acqua richieda un cambio di passo. Trovo confortante che ci sia una proposta che arriva dalla Giunta, con un approccio articolato e serio per coinvolgere tutti i soggetti che ne hanno competenza. I soggetti coinvolti sono tanti e i contributi scientifici saranno sicuramente apprezzati. È stato giusto respingere la richiesta pregiudiziale presentata da Fratelli d’Italia che ci avrebbe impedito di iniziare la discussione. Sul bene acqua sarà importante lasciare un elemento di approfondimento che sarà molto utile per chi verrà dopo di noi e chi non parteciperà a questo percorso perderà un’occasione”.
La replica dell’assessora Monni
Dopo il lungo dibattito sull’informativa relativa al ‘Piano di tutela delle acque della Toscana’ presentata dall’assessora all’Ambiente Monia Monni, che si è svolto ieri pomeriggio in Consiglio regionale, è arrivata stamattina la replica dell’assessora.
Monni ha ricordato che il Piano di tutela delle acque non si occupa di dissesto, ma di qualità e di quantità dell’acqua, e certo questo si intreccia a questioni come la difesa del suolo.
L’assessora ha ribadito di puntare, per quanto riguarda i grandi invasi, alla realizzazione di un bacino per la Toscana del sud, che ne è sprovvista. “Il modello da seguire è un po’ quello di Bilancino – ha spiegato -. Vogliamo una multifunzionalità degli invasi, che devono garantire risorsa idropotabile ma devono anche avere una funzione ecologica e di riduzione del rischio idraulico, e che diventano ancora più importanti a seguito dal cambiamento climatico, che provoca grandi precipitazioni in poco tempo e poi lunghi periodi di siccità”.
Oltre agli invasi, necessari ma che sono opere che richiedono lunghi tempi di realizzazioni anche a causa “di una burocrazia che dipende tutta dalle norme nazionali, quindi uno snellimento va chiesto al governo centrale”, per Monni si deve ricorrere anche ad altre soluzioni. Per quanto riguarda i piccoli invasi a uso irriguo privati esiste un monitoraggio preciso: sono 16.000, in gran parte nei territori di Arezzo e Grosseto, e su questi è stato attivato un tavolo tecnico. Anche in questo caso la morsa della burocrazia dovuta alle norme nazionali si fa sentire.
Ancora, è in atto un confronto con le industrie per la riduzione dell’impiego della risorsa idrica e contro l’inquinamento, che in alcuni casi sta già dando buoni risultati. “La Regione Toscana tenta di superare la deroga, sostituendola a una valutazione a partire dalle performance” ha spiegato l’assessora. “Vedo un territorio – ha aggiunto – che ha fatto enormi progressi e che sta affrontando i periodi di siccità senza che l’acqua smetta di uscire dai rubinetti”.
Infine, “servono risorse straordinarie, non servono i commissari straordinari, se non accompagnati da risorse” ha commentato l’assessora.
Gli atti collegati
Sono stati sei gli atti collegati al Piano di tutela delle acque in Toscana (PTA) presentati in Aula: quattro ordini del giorno (di cui tre del Movimento 5 Stelle e uno di Fratelli d’Italia) e due proposte di risoluzione (una del Pd e una di Italia Viva). Una proposta di risoluzione della Lega è stata ritirata perché sarà trasformata in mozione.
Due gli ordini del giorno presentati dal Movimento 5 Stelle (prima firmataria Irene Galletti) che sono stati approvati. Il primo, che ha accolto gli emendamenti del Pd ed ha ottenuto 19 voti favorevoli (8 gli astenuti di Lega, Fratelli d’Italia), impegna il presidente e la Giunta a favorire, nel percorso di formazione del PTA, “gli apporti tecnici e conoscitivi idonei a incrementare il quadro fornito da vari enti e organismi pubblici, in relazione alla valutazione di dove e come possa essere possibile rinaturalizzare i corsi d’acqua, recuperando il loro alveo originario e liberandoli da opere di tombatura e chiusura”.
Il secondo, approvato all’unanimità, impegna il presidente e la Giunta regionale a “mettere a sistema nel percorso di formazione del PTA anche il tema della preservazione, recupero e valorizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali, oltre a quello del monitoraggio dell’assetto ambientale e idrogeologico dei territori interessati, promuovendo l’utilizzazione sostenibile e durevole di tali risorse idriche presenti nel territorio regionale, favorendo lo sviluppo sostenibile, economico e sociale, dei territori”.
Il terzo ordine del giorno del Movimento 5 Stelle, che recepiva gli emendamenti del Pd e impegnava il presidente e la Giunta “ad attivarsi nelle sedi competenti affinché si proceda a valutare la fissazione di limiti ulteriori e più stringenti allo scarico di PFAS nell’ambiente”, non è stato processato per mancanza del numero legale in Aula nel momento della votazione.
Respinto infine l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia (primo firmatario Diego Petrucci), che chiedeva al presidente e alla Giunta di attivarsi “al fine di reperire le risorse necessarie per l’erogazione di un contributo straordinario di sostegno a favore dei comuni sorgivi da erogarsi per le annualità 2025-26-27 e di dare attuazione alla proposta di risoluzione approvata dal Consiglio regionale nel settembre 2022, istituendo un fondo di salvaguardia dei comuni sorgivi della Toscana”.
Per quanto riguarda le proposte di risoluzione, quella di Italia Viva (primo firmatario Stefano Scaramelli), che recepisce emendamenti del Pd, è stata approvata con 21 voti favorevoli di Pd e Italia Viva mentre Lega, FdI, M5S, Gruppo misto-Merito e lealtà sono usciti dall’Aula. L’atto impegna la Giunta “a continuare a sviluppare ogni decisione inerente il PTA sulla base della necessità di implementare il numero di invasi idrici, sia privati che pubblici, dislocati su tutto il territorio regionale, comprese le aree interne, in modo da garantire un continuo approvvigionamento delle acque, sia per uso agricolo che come riserva per i cittadini privati”. Inoltre la impegna “a sostenere impianti di desalinizzazione in grado di assicurare una certa resilienza idrica ai territori più esposti all’aumento delle temperature e alla riduzione delle precipitazioni e a favorire ulteriormente il processo di semplificazione del quadro normativo”.
La proposta di risoluzione del Pd (primo firmatario Vincenzo Ceccarelli), è stata approvata con 20 voti favorevoli (Pd, IV e M5S). Due gli astenuti, Elena Meini (Lega) e Alessandro Capecchi (FdI), mentre sono usciti dall’Aula gli altri consiglieri di Lega, FdI e Gruppo misto-Merito e lealtà. L’atto impegna la Giunta regionale “a portare avanti i successivi passaggi funzionali all’approvazione della proposta definitiva del piano, ponendo massima attenzione alle attività di informazione e di partecipazione previste dalla disciplina vigente nei confronti dei soggetti interessati e perseguendo il più alto coinvolgimento delle amministrazioni locali toscane”. La impegna inoltre a riferire periodicamente alla Commissione consiliare competente in merito allo sviluppo del percorso di approvazione della proposta di piano.
(testo a cura di Paola Scuffi, Emmanuel Milano, Cecilia Meli e Angela Feo)




